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Voto a variabile giudiziaria
In Aula due giorni decisivi per la politica

Basilicata

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POTENZA - Oggi l’appuntamento è al secondo piano del Palazzo di giustizia di Potenza, domani in via Rosica davanti ai giudici amministrativi, poi di nuovo nel Palazzo di giustizia di Potenza a 6 giorni dal voto, quindi in Cassazione in data da definirsi, ma soltanto se qualcuno dei consiglieri “banditi” dovesse venire rieletto. Dopodiché, nel caso in cui i ricorsi dovessero fallire, c’è da spettarsi un processo sprint: se non proprio un’udienza a settimana qualcosa di simile.

Sono almeno tre le variabili giudiziarie che pendono sulle elezioni di novembre e potrebbero determinare l’attività del prossimo consiglio regionale, se non proprio il rinvio della data delle consultazioni prima ancora che la composizione delle liste.

IN CERCA DI UN RINVIO

Avere altro tempo per rimettere assieme i “cocci” prodotti dalla spaccatura delle primarie è quello che oggi si augurano in tanti anche nel Pd. E pare di vederli tutti impegnati a incrociare le dita, sperando che domani il Tar Basilicata accolga la richiesta sospensiva del decreto del prefetto di Potenza con cui sono stati convocati “i comizi per l'elezione del presidente della giunta regionale e del Consiglio regionale della Basilicata e ripartizione dei seggi tra le province di Potenza e Matera”, fissando le votazioni per il 17 e il 18 novembre. L’oggetto del contendere è la previsione di 20 seggi da assegnare al posto di 21 incluso il presidente, con ciò che ne potrebbe conseguire in termini di ripartizione degli stessi su base provinciale. Più l’assenza di un atto a firma del Ministero tra quelli alla base del decreto in questione. Ad aver formalmente proposto il ricorso risultano due cittadini della Val d’Agri, Raffaele Dalessandri e Pietro Rota. Ma alle loro spalle figura una sfilza di consiglieri regionali uscenti che si sono costituiti soltanto in un secondo momento contro il Ministro dell'Interno, la Regione Basilicata e la presidenza del parlamentino di via Verrastro. Si tratta di Antonio Autilio (Idv), Paolo Castelluccio (Pdl), Vito Gaudiano (Misto), Agatino Mancusi (Udc), Franco Mattia (Pdl), Franco Mollica (Udc), Ernesto Navazio (Sc), Nicola Pagliuca (Pdl), Alessandro Singetta (Misto) e Rocco Vita (Psi). Mercoledì saranno rappresentati in aula dagli avvocati Dino Donnoli, Giampaolo Brienza e dalla professoressa Marina D’Orsogna. La decisione potrebbe arrivare la sera stessa e in caso di accoglimento della sospensiva avrebbe effetti immediati sulla campagna elettorale in corso “regalando” a tutti tempo prezioso per preparare l’appuntamento con le urne. Ma i giudici potrebbero comunque fissare a stretto giro un’altra udienza per la discussione del ricorso nel merito rimandando a quella data la sentenza vera e propria sul destino delle elezioni di novembre, ovvero un loro eventuale rinvio in primavera. 

FENICE-ARPAB-PALLARETA

Fino all'esplosione di rimborsopoli sembrava destinato a restare il più grosso scandalo politico-giudiziario di sempre nella piccola Basilicata, con le accuse – gravissime – ai gestori del termovalorizzatore Fenice di Melfi e ai dirigenti dell’Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente sull'inquinamento della falda sotto l’impianto. In secondo luogo il contorno di clientelismo all'interno dell'ente registrato dalla microspie dei carabinieri, che è costato l'accusa – a dir vero originale - di concorso esterno in associazione a delinquere e truffa a carico dell'ex assessore Erminio Restaino (“dimissionato” proprio in seguito all'esplosione dello scandalo) per alcune presunte raccomandazioni. Poi c'è quella di gestione abusiva della discarica comunale di Pallareta per il sindaco di Potenza Vito Santarsiero. Ora il primo non è intenzionato a candidarsi ma il secondo è già entrato da tempo in campagna elettorale a fianco di Piero Lacorazza, per questo domenica all'assemblea regionale del Pd il candidato governatore Marcello Pittella non ha esitato a puntare il dito sul suo caso di fronte al diktat sulle liste di “rinnovamento”. Certo, niente a che vedere con un’imputazione per falso e peculato come per la maggior parte dei consiglieri coinvolti nell’inchiesta sui rimborsi. Basti pensare che per la gestione abusiva di una discarica la pena massima è di due anni, mentre la minima per il peculato da solo è di quattro, e la legge Cancellieri su ineleggibilità e decadenza dalla cariche elettive si applica per pene definitive superiori ai due. Eppure sarebbe da ingenui credere che una decisione come quella attesa per oggi sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Procura della repubblica di Potenza non avrà conseguenze su un dibattito come quello che si è acceso all'interno del Pd sul significato di “rinnovamento” e requisiti per le candidature.

IL “BANDO”, LA CASSAZIONE E IL PROCESSO SPRINT

La faccenda più scottante resta quindi il processo per i 35 consiglieri ed ex accusati di peculato e in stragrande maggioranza anche di falso per essersi intascati in maniera indebita qualcosa meno di 300 mila euro in due anni in rimborsi per le spese di segreteria e rappresentanza e contributi per l’attivvità dei gruppi consiliari. Per loro, tra cui il candidato governatore Marcello Pittella (a cui vengono contestati 2.500 euro di pranzi in compagnia di familiari e una fattura gonfiata di 200 euro con una correzione a penna), il gup Tiziana Petrocelli ha già fissato l’inizio dell’udienza preliminare l’11 novembre, 6 giorni prima delle elezioni fissate dal prefetto. Mentre da Roma si attende di sapere quando verrà fissata l’udienza in Cassazione per discutere dei ricorsi presentati dai sette consiglieri in carica colpiti dal divieto di dimora deciso dal Riesame di Potenza. La prospettiva nel caso in cui vengano respinti non lascia scampo: un nuovo “bando” dal capoluogo per tutti, l’accelerazione del processo come è previsto per quelli con misure cautelari personali pendenti, e una nuova sospensione da parte del prefetto. Anche per questo la decisione del Tar attesa per domani potrebbe risultare provvidenziale, e non a caso a chiedere l’annullamento del decreto del prefetto ci sono proprio sei dei sette consiglieri che rischiano di tornare in “esilio” lontano dal capoluogo (Autilio, Castelluccio, Mancusi, Pagliuca, Singetta e Vita).

l.amato@luedi.it

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