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Candidopoli lucana
Caos nel centrodestra

Basilicata

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POTENZA - Il corridoio del secondo piano del palazzo del Consiglio regionale, proprio davanti alla stanza di Gianni Rosa, sembra l’area d’attesa di una sala parto. Un continuo via vai per le stanze, con una tensione crescente che più di una volta è sfociata in urla, l’ansia e l’attesa. Il parto era atteso per le 11. L’ora in cui, solo la sera prima, era stata convocata la conferenza stampa del polo centrista formato da Fratelli d’Italia, Scelta civica, Grande Sud, Fare per fermare il declino e un pezzo di Udc. Avrebbero dovuto annunciare la discesa in campo della coalizione in vista delle prossime regionali  e ufficializzare il candidato presidente: il senatore di Sc, Tito Di Maggio. Il simbolo è pronto, come pure la lista. Ma la lunga notte che ha preceduto l’appuntamento ha portato grossi stravolgimenti. Tanto da mettere di nuovo tutto in discussione. I giornalisti giunti in Consiglio hanno potuto solo assistere a un lungo travaglio che non ha portato a nulla. La conferenza stampa, prima rinviata, non c’è più stata. E tutta la giornata è trascorsa tra imbarazzi e silenzi. Chi pensava che il Partito democratico lucano avesse offerto di sè il peggiore spettacolo possibile, si è dovuto ricredere. Riunioni su riunioni, portate avanti in due distinte stanze. Quella in cui si trovava il coordinatore regionale, Gianni Rosa, con circa una decina di esponenti di FdI Basilicata, insieme al segretario di Grande Sud, Gianfranco Blasi. Nell’altra, invece, Navazio e Di Maggio di Scelta civica, con Fierro e Boncristiano dell’Udc. Nella speranza di far rientrare l’intesa, appena nata, già saltata.

Le forze si erano lasciate la sera prima con l’accordo fatto e la convergenza piena sul candidato presidente, Tito Di Maggio. Ma a sparigliare le carte, la sera prima,  ci ha pensato il Pdl, che fino a quel momento non aveva rotto gli indugi e non aveva dato seguito ai confronti iniziati il giorno prima. Poi, all’improvviso, anche il senatore Viceconte dà l’ok al nome del senatore del partito di Monti. 

I nomi venuti fuori nelle ultime fuori nelle ultime ore come dell’ex primo cittadino Saverio Acito (proposto dalla lista dei sindaci che sta ragionado sulla possibilità di unirsi alla coalizione ) e quello dell’ex Dg del san Carlo, Michele Cannizzaro (voluto dall’Udc), per i vertici “azzurri” possono essere tranquillamente superati con la candidatura di Di Maggio. Ma l’alleanza con il Popolo della libertà non piace a Fratelli d’Italia. O meglio, il coordinatore regionale Gianni Rosa, almeno nella prima parte della trattativa, fa sapere che un possibilità pure ci sarebbe, a una sola condizione: che il candidato presidente sia lui. 

L’unica compensazione ritenuta dignitosa rispetto alla “fatica” di dire sì la suo ex partito. E’ lo stesso Ignazio La Russa a sponsorizzare la sua candidatura in  una telefonata intercorsa con Viceconte. Ma il Pdl non sta a questa condizione. E anche dall’altra parte, più passano le ore, più si cresce la sensazione che il veto posto da FdI sia insuperabile. Tentenna, invece, Scelta civica che sa bene che accanto agli azzurri potrebbe portare avanti una battaglia per la presidenza Regione con ben altri numeri. E che però prova a costruire la coalizione più vasta possibile. Fdi compreso. Anche perché le recenti dimissioni del coordinatore regionale Bronziono hanno contribuito a indebolire il partito. Ma tenere tutti insieme non è affatto facile. Anzi, più passano le ore più sembra impossibile. Parte la lunga ed estenuate trattativa. Che però fino a ieri sera non ha portato da nessuna parte. Il via vai frenetico nei corridoi è andato avanti per tutta la giornata mentre si diffondevano voci contrastanti tra loro.  Non è stato un bel vedere. 

Nei corridoi hanno fatto pure capolino i consiglieri regionali Franco Mollica e Agatino Mancusi: appena scaricati dal candidato del Pd, Marcello Pittella, ora cercano una possibilità dall’altra parte. Sembra che siano pronti a dire sì alla coalizione anche alcuni candidati della lista dei sindaci, ovvero quelli che non troveranno spazio nel Pd. Ed è stata una giornata di confronti anche per i vertici del Pdl, nel frattempo in “riunione permanente” presso il Park hotel di Potenza. Rimangono in attesa del via libera da parte delle forze di coalizione. Ma chiaramente i tempi si fanno sempre più stretti. Tanto che si riscalda in panchina anche il consigliere uscente, Michele Napoli. E’ bene tenersi pronti nel caso in cui l’alleanza con gli altri dovesse saltare. E ieri, a fine serata, è stato il deputato Cosimo Latronico a spiegare lo stato dell’arte: «Abbiamo dato la nostra disponibilità a convergere sul senatore di Scelta civica. Abbiamo rispettato quello che avevamo detto all’inizio: disponibilità ad accettare una candidatura esterna al partito per estendere i perimetri dell’alleanza. ma nonostante questo rimangono le resistenze incomprensibili di una parte. E’ chiaro che nel caso in cui la colazione dovesse venire a mancare, andremmo avanti con un candidato esterno. Napoli è uno dei papabili. Le risorse non ci mancano. Ma l’auspicio - aggiunge il deputato - rimane quella di un’allenza più larga possibile». Ma esclude i termini un ultimatum. «Non siamo noi a porli ma il tempo. Le liste provinciali sono gi' pronte ma bisogna pensare a quella regionale. E in queste ore abbiamo raccolto la delusione di chi non capisce cosa ci sia dietro a ritardi e resistenze. Spero prevalga il senso di responsabilità. Altrimenti andremo avanti per la nostra strada».

m.labanca@luedi

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