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Il grillismo mite del Pedicini style
Il candidato racconta il modello a 5 Stelle

Basilicata

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POTENZA – Eccolo il candidato portavoce del Movimento 5 Stelle tra i desk della redazione di Potenza del Quotidiano. Un'ora dai modi pacati, in contrasto con l'immagine di un Movimento sanguigno. Il fisico medico del Crob si presenta in jeans, giacca e cravatta. Due al suo seguito armati di iPad e agende per documentare tutto nel nome della trasparenza. Lo sguardo è a metà tra il formale e l'informale, si mantiene una certa distanza di cortesia, quasi “fittizia” ma azzeccata. Al candidato portavoce è riservata una sedia al centro del cuore pulsante della redazione, circondato dai giornalisti e con di fronte il direttore Lucia Serino, i toni non sono mai polemici, il tono di voce tranquillo e rilassato. Solo all'inizio si è avvertita qualche durezza, sciolta nel corso della discussione. C'è da partire da zero con una forza politica che arriva, sì, dal successo su scala nazionale, ma si confronta in Basilicata per la prima volta su scala regionale. Così si parte dal principio, sfiorando leggermente il caso Di Bello. Si parte dai concetti di “portavoce” e “movimento”. «L'idea è quella di fare entrare i cittadini nelle istituzioni – dice Pedicini -  il Movimento è un insieme di persone che si è reso conto che la delega e la rappresentanza politica, sono la causa principale e la ragione della crisi. Rispetto questa organizzazione piramidale della politica noi facciamo entrare la cittadinanza nel palazzo. Siamo a favore di una partecipazione diretta e condivisa da tutti. Non è il rappresentante che decide, è la partecipazione di tutti che crea l’identità a 5 stelle. Non esiste il salvatore della patria». Chiaro che il principio di legittimità portato avanti da Di Bello nella sua battaglia personale è un errore di principio.

Pedicini è da sette anni qui in Basilicata, arriva dal beneventano ma «i miei bimbi sono lucani. Il beneventano è molto simile alla Lucania anche per una questione geografica: c'è l'aglianico, siamo stati briganti».

Quella pacatezza di fondo, l'immagine di un candidato fuori dagli impeti della politica ritorna anche nel modo di confrontarsi con il resto dei partiti. Il portavoce dichiara candidamente di non avere mai coltivato, da sette anni a questa parte, un vero interesse nell'osservare il muoversi della politica regionale. «Vivo questa realtà solo nell'ambito del Movimento 5 Stelle, basta pensare al fatto che Di Maggio ho capito chi fosse solo in questi giorni. Preferisco pensare ai fatti». Un pragmatismo che si applica praticamente a tutto, compreso al Movimento. Al fatto di essere intrinsecamente differenti dal resto della politica. «Nessuno è perfetto – dice Pedicini - il movimento è un percorso anche culturale e non tutti sono lì per vera appartenenza. Un esempio a livello nazionale è quello della Mastrangeli e gli altri che sono usciti fuori. Noi siamo la soluzione alternativa dove l'imperfezione è ridotta al minimo. È per questo che non credo che si possa mettere noi al pari del resto della politica». Viene, però, sollevato un problema di percezione. È vero che il risultato su scala nazionale del Movimento è stato fortissimo, diversa è la questione se si guarda il tutto a livello regionale. Quale potrebbe essere la percezione dei lucani di fronte al nuovo?

Pedicini la prende larga, dall'idea stessa di movimento di denuncia. «La Basilicata è una regione difficile, geograficamente è circondata da regioni dove proliferano le grosse mafie. In Basilicata non si spara, certo, ma c'è un'influenza forte. È per questo che esporsi con un movimento di denuncia diventa un problema. E questo si riflette sulla cittadinanza, che a livello regionale subisce maggiormente la pressione dei poteri forti. Alle politiche in alcuni paesi abbiamo sfiorato anche il 40% adesso dobbiamo passare dalle adesioni potenziali a quelle esplicite. A questo serve la campagna elettorale, una campagna che proponga delle alternative e non sia soltanto denuncia. La nostra campagna sarà fatta con le tante proposte raccolte tra i cittadini». Anche lo stesso Pedicini è convinto che in un contesto di spersonalizzazione della politica, fuori dall'aspetto simbolico del personaggio, che il fisico medico rappresenta in toto, c'è qualcosa in più da fare. La mina vagante è proprio Grillo, che «verrà sicuramente due giorni. Noi stiamo provando a farlo restare almeno per cinque giorni o una settimana insistere. E sarà lui a determinare le percentuali del successo elettorale».

Dunque se è vero che la Basilicata ha bisogno di certezze si deve partire da un punto, dall'abbattimento degli sprechi. «Per noi è una adesione di principio quando si sceglie di aderire al Movimento, lo abbiamo sempre detto: non prendiamo più di 5mila euro lordi. Non si tratta soltanto di un esempio, lo diciamo e lo facciamo. E questo costruisce anche la nostra credibilità. Con 5mila euro lordi, pur essendo uno stipendio ragionevole, si rimane a contatto con la realtà».

Ma dove stanno gli sprechi?

«Nei corsi di formazione, per esempio. Nel 2012 sono stati spesi 150milioni, una cifra enorme data ai soliti. E poi c'è il programma Copes, che è altra fonte di sprechi. Il nostro obiettivo è raccogliere questi fondi e trasformarlo in un programma di reddito minimo di dignità. Già con questi fondi potremmo coprire 30mila unità. Si tratta di un programma di protezione sociale di base che in tutti i paesi europei esiste. Da qui in poi si possono identificare ulteriori fonti di sprechi. Puntiamo per esempio all'eliminazione degli enti sub regionali o all'eliminazione delle fasce dirigenziali inutili».

Il principio è chiaro, ma c'è un problema serio da affrontare.

Con quale squadra si potrà mai sperimentare questa nuova Basilicata? C'è da confrontarsi con sindacati, associazioni e soprattutto creare una squadra dirigenziale capace. Il Movimento ha queste forze?

Qui Pedicini la butta anche sul provocatorio, per la prima volta dall'inizio dell'intervista. «Noi la squadra sappiamo come costruirla e come intervenire perché ci sono le competenze, non mi pare che dall'altra parte sia così visto che hanno avuto difficoltà anche a presentare una lista. Bisogna capire che il nostro obiettivo non è quello di difendere le corporazioni. La mia competenza la spendo a favore dei cittadini, perché anche noi siamo i cittadini».

Diciamo che a questo punto il quadro del gruppo di “rottura” è abbastanza chiaro. Si comincia ad intervenire anche dall’esterno, i lettori chiedono tramite i social network a cosa si sta pensando per connettere e digitalizzare la Basilicata.

«Il concetto di connessione fa parte della nostra filosofia. Oggi tecnicamente è possibile, e favorisce la partecipazione diretta. Molte delle problematiche lucane possono essere risolte con un aumento della connettività. Senza dimenticare che per molte cose significa risparmiare molti soldi. Pensiamo al marchio Basilicata in agricoltura. Se riusciamo a lavorare in maniera integrata si potrebbe aumentare l’esportazione dei prodotti ed intensificare la produzione, attraverso la rete si può internazionalizzare il marchio».

Si ritorna sul tema politico: come si fa con le alleanze?

«L'esempio nazionale è un esempio di serietà e di coerenza. Noi sosterremo le ipotesi da dovunque esse vengano, ci interessa solo che la buona proposta esista. Alleanze in bianco no, non esiste».

E arriviamo al petrolio. In programma i 5 Stelle hanno promosso la chiusura di quei pozzi dove è stato accertato inquinamento ambientale e un blocco totale a nuovi pozzi. Contestualmente si punta alla chiusura degli inceneritori e alla differenziata porta a porta, ma tra le proposte spunta anche una limitazione alla costruzione dei parchi eolici e fotovoltaici. Il problema è che fino ad oggi la filiera del petrolio è quella che ha portato più soldi in assoluto, soprattutto in sanità. Come si fa senza?

«Noi siamo ambientalisti. L’ambiente è la madre delle nostre tematiche ne bisogna capire che la filiera del petrolio è una filiera cancerogena. Sappiamo però che attraverso l'ambiente si produce lavoro, si combatte l'incidenza di tumori. Anche gli inceneritori sono bombe di metalli pesanti. Tutto questo determina diverse malattie, soprattutto se non c'è un controllo delle emissioni. Quello che a noi interessa è rendere sconveniente le estrazioni, anche sulla questione royalties c’è da discutere, perché sono delle restituzioni irrisorie».

Altro aspetto è la trasparenza. Dopo l’ondata di rimborsopoli ci si aspetta una risposta concreta. Un primo passaggio è certamente la chiusura della sprecopoli sugli enti subregionali e i tagli agli stipendi del consiglio regionale. Ma c’è ancora da «Recuperare la proposta di legge “zero privilegi” che già avevamo proposto e, per esempio, estendere il taglio degli stipendi anche ai dirigenti. Di spazi d’azione ce ne sono molti in diversi settori».

Ma Pedicini cosa salva della Basilicata?

«Ci sono molte eccellenze, un esempio è la sanità e gli elementi di pubblicità sono tanti». Ma la regione deve fare anche i conti con una mancanza di visione politica. Un esempio è il caso di Metaponto. «Li ho visitati quei posti ed è chiaro che lì non c’è stata lungimiranza. Il discorso è chiaro: prevenendo questi problemi si risparmiano tantissimi soldi. Eppure basta guardare la Basentana in quella zona, costruita a valle come una diga. È ovvio che quando l’acqua è arrivata a valle tutto è andato in malora». Ma c’è da capire un’altra cosa: «Il vero oro è quello blu, nei prossimi anni sarà l’acqua quella che davvero renderà e se noi permetteremo ancora alle multinazionali di chiudere accordi irrisori e farli scavare nei bacini di ricarica la situazione peggiorerà».

A telecamere spente questo fisico medico di 44 anni non mette da parte la sua mitezza, anzi continua a discutere animatamente dando piena dimostrazione della sua “missione”. Irrimediabilmente si torna a parlare del tenente Di Bello, degli errori compiuti e di quel passo in avanti troppo eccessivo. «A livello personale - dice Pedicini - mi dispiace moltissimo. Siamo andati tante volte insieme a fare analisi, campagne. Per me è sempre stato una risorsa indispensabile. Così vale anche per il resto del movimento. Il problema è che non ha voluto fare un passo indietro quando le regole del Movimento sono molto chiare. Purtroppo ha fatto la sua scelta, voleva correre a portavoce pur sapendo che non era possibile. Adesso difficilmente potrà rientrare, dopo quell’avvicinamento a Sel ha dimostrato che forse non era veramente legato alla sensibilità del Movimento. Eppure sapeva che era una risorsa importantissima per il Movimento, nessuno gli avrebbe negato un ruolo in regione una volta superato l’ostacolo. M non ha voluto, mi dispiace molto».

Poi c’era il problema dello scontro con gli attivisti, tutta la vicenda legata al forum e a quanti lo hanno animato, anche con insulti, nel corso del tempo. Anime che dopo il caso Di Bello sono scomparse, calmando le acque all’interno della piattaforma. «Questo non è un male - dice il candidato portavoce - è come se si fosse tornati agli inizi, quando eravamo in pochi ma con tantissima voglia di fare, non dico che le nuove forse abbiano agitato un po’ le cose ma effettivamente dopo l’addio di Di bello in molti hanno scelto altre strade, e forse sono proprio quelli che non avevano capito il vero senso del Movimento».

Il senso resta uno solo, Pedicini non è il candidato è il Movimento a candidarsi. L’unione delle forze che lavorano assieme a lui. Non è quindi una scelta personale, un volto legato ad una semplice figura è piuttosto l’affermazione di un collettivo di cittadini che vuole lavorare all’interno delle istituzioni.

È una prova di onestà, Pedicini lo dice anche quando descrive il suo curriculum. La laurea in fisica teorica, poi le specializzazioni e infine il concorso «senza assolutamente nessun aiuto esterno» per entrare all’interno del Crob di Rionero in Vulture. Una figura, quella del fisico medico, che si affianca al medico radiologo.

Dice anche di avere radici di sinistra, ma che questa cosa non vale per tutta la famiglia. Pedicini è un po’ l’emblema dell’eterogeneità del movimento, dello sforzo nell’aggregazione delle competenze e della partecipazione diretta. Senza contare l’ambientalismo come “forma mentis”. L’unica cosa che veramente cozza con l’immagine esterna dei pentastellati è la sua assoluta calma e tranquillità nell’affrontare anche gli argomenti più spinosi. Quasi a ribadire un modo diverso di fare politica anche all’interno del Movimento stesso, lontano anni luce dalle urla (scritte) dei “tastieristi” lucani.

v.panettieri@luedi.it

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