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Regionali, Di Maggio sfida Pittella
"Vado al Consiglio di Stato"

Basilicata

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POTENZA - L’appello è pronto e a meno di sorprese dovrebbe essere depositato nella cancelleria del Consiglio di Stato entro mezzogiorno.

Ha deciso di accelerare i tempi il candidato del centrodestra alla guida della Regione Tito Di Maggio dopo gli annunci bellicosi di sabato sera contro la decisione del Tar Basilicata che ha riammesso la lista “Pittella Presidente” di Potenza nella competizione elettorale.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia che l’avvocatura dello Stato non avrebbe intenzione di impugnare quanto stabilito dai giudici di via Rosica. Un’indiscrezione, a ben vedere, visto che i termini scadono soltanto stamane e fonti accreditate in ambienti giudiziari parlano di un parere su tutta la questione ancora allo studio dell’avvocatura generale, imbeccata proprio dall'ufficio elettorale “smentito” dalla sentenza di venerdì.  

A impugnare quanto stabilito dal collegio presieduto da Michele Pennetti – stando quanto si è appreso a margine dell’incontro di apertura della campagna elettorale del Pdl di ieri a Potenza - sarà Aurelio Pace, avvocato e candidato Pdl in Provincia di Potenza, che proprio la lista “Pittella Presidente” aveva indicato come “parte resistente” già nel giudizio di primo grado, e ha lavorato alla stesura dell’appello assieme ai colleghi Mico e Marirosa Panio, una volta ricevuto l’ok di Di Maggio.

Stando a quanto stabilito per le controversie in materia pre-elettorale l’udienza davanti ai giudici di Palazzo Spada dovrebbe tenersi al massimo giovedì ed essere decisa il giorno stesso. Ma non si tratta di un termine perentorio, tant'è vero che anche la scorsa settimana i giudici del Tar Basilicata si sono presi qualche ora in più del previsto, quindi la decisione potrebbe slittare fino a venerdì.

Al centro del ricorso ci sarà ancora una volta la questione del mancato deposito dell’“atto principale” al momento della presentazione della lista “Pittella Presidente” di Potenza. Non appena scoperto, lo scivolone dei fedelissimi dell’ex assessore, vincitore a sorpresa delle primarie del centrosinistra, aveva scatenato un putiferio al quinto piano del Palazzo di giustizia del capoluogo, dove i delegati di Pdl e Fratelli d’Italia avevano composto un cordone umano attorno all'ingresso dell'aula dove avvenivano i lavori dell’ufficio elettorale per impedire che qualcuno portasse dentro il documento mancante fuori tempo massimo, fino all'arrivo della polizia. “Invalidata” la lista per mancanza della delega a esprimere la dichiarazione di collegamento col listino regionale di Pittella (quanto a tutto il resto l’ufficio circoscrizionale si era sforzato di sopperire con la restante documentazione, ndr), era fallito pure il tentativo di rimediare alla mancanza dell’atto il giorno dopo, depositandone una copia giudicata «non conforme». Inoltre, due giorni più tardi, anche i giudici della Corte d'appello di Potenza avrebbero confermato quanto stabilito dai colleghi del Tribunale, evidenziando un “pasticcio” di date tra la copia della delega a effettuare la dichiarazione di collegamento e la dichiarazione di collegamento vera e propria che era precedente di un giorno.

Altra storia, invece, davanti al Tar, dove è prevalso lo “spirito democratico” («favor partecipationis») evocato dal legale incaricato da 5 candidati della lista “Pittella Presidente”, l’avvocato Giuseppe Buscicchio, poi bersagliato da Di Maggio per il suo passato da magistrato proprio del Tar Basilicata, e la tesi della delega di fatto (per «facta concludentia»).

«L’atto principale che è venuto meno è stata la politica che non è stata fatta nell’interesse della collettività ma solo ed esclusivamente nell’interesse delle consorterie e degli amici o peggio ancora delle famiglie». E’ quanto ha ribadito Di Maggio ieri mattina davanti ai candidati e ai simpatizzanti del Pdl di Potenza, prima di insistere contro «l’arroganza di questo potere che cerca sempre delle vie traverse per risolvere i suoi problemi». Parole di fuoco pronunciate in tono pacato.

«Io segnalavo una forma di deontologia professionale e di questo credo che ce ne dovremmo occupare come parlamentari». Ha proseguito il senatore. «Perchè mi pare del tutto assurdo che un ex magistrato del Tar possa dismettere la toga e iniziare a difendere l’amministrazione pubblica (…) Qual’è il messaggio - ed è la cosa che fa impazzire uno spirito critico come me - che la sinistra dovrebbe dare se non la tutela della collettività? Credo che questo dovrebbe essere uno dei messaggi piu' importanti (...) Ma allora mi chiedo qual’è la funzione che dovrebbe avere la sinistra? E a che serve il Tribunale amministrativo regionale? Per tutelare gli interessi dei cittadini o per tutelare quelli delle pubbliche amministrazioni? Io penso che il legislatore quando ha pensato al Tribunale amministrativo regionale abbia voluto dare una forma di garanzia a chi è meno protetto, e quindi al cittadino, rispetto alle maglie della pubblica amministrazione».

«Bene – ha proseguito il candidato governatore del centrodestra - l’avvocato di Pittella da ex magistrato cura le cause della Regione Basilicata». Per Di Maggio si tratta di un «continuo andare incontro ai poteri forti per rendere il cittadino suddito».

«Questa è una regione di cittadini sudditi – ha concluso il manager “prestato” alla politica - perché il candidato è Pittella, Marcello Pittella, una famiglia che occupa questa regione ormai da 20 anni».

l.amato@luedi.it

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