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Clientele e partiti
E' l'ora dei fatti

Basilicata

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CON VIVO interesse e con un po' di orgoglio personale seguo il dibattito politico sul Quotidiano. Un dibattito che si ciba di normalità e di semplicità come le verità sottese. Normalità che hanno un solo obiettivo: creare il vero percorso virtuoso.

Una normalità apprezzata dal serio pianeta formativo lucano, e, perfino, dalla "Padania online" (per quanto concerne le nostre denunce sugli sprechi della formazione). Un giornale può sostituirsi alle Istituzioni e alla Società civile? Noi rispondiamo di sì. Da tempo immemore perdura nella nostra società lucana tanta insensibilità, tanta indifferenza e tanto vuoto. Oggi abbiamo la certezza. che tutte le nostre vecchie battaglie e le nostre denunce sulla meritocrazia  e sul clientelismo forsennato hanno prodotto effetti devastanti nella politica lucana e nella presente campagna elettorale. Non ultima la vasta eco prodotta dalla proposta dell'amico Ribba sul razionale e positivo accorpamento dell'insignificante e inutile Acqua spa di Acquedotto Lucano e di Sel. Tutto ciò ci rincuora e ci inorgoglisce. Vi ricordate la marcia dei quarantamila organizzata dal Quotidiano di Calabria? Tutti abbiamo approvato quella bella manifestazione. Eravamo stanchi delle violenze fisiche e morali. Volevamo costruire con le  parole del Procuratore Di Landro una terra bella e gentile. Consentitemi di fare un ringraziamento “postumo” e di rivolgere uno  sguardo di assenso e di consenso alle migliaia di giovani calabresi e non, presenti alla manifestazione di Reggio. Anche i giovani lucani devono chiudere con la “stagione del disimpegno”.

I Giorgio Santoriello, i Giuseppe Macellari e i tanti trentenni che  hanno animato il nostro dibattito sul Quotidiano non devono essere lasciati soli. Bisogna far propria l’“etica delle istituzioni”. Un'etica, come sosteneva l'amico Lucio Lecce, qualche giorno fa sul  Quotidiano, rivolta al “Pianeta giovani” lucano. E' nostra intenzione non abbandonare il confronto serio con le realtà giovanili locali. E' noto a tutti che tanti giovani lucani animano, da protagonisti , il dibattito politico e sociale, fuori dai confini regionali. Una ragione ci deve pur essere. I nostri giovani lucani sprigionano sul continente tutta la loro forza e tutta la loro carica emotiva soprattutto nei luoghi della cultura e del sociale che conta.

Gli esempi al riguardo sono tanti basterebbe citare Mariolina Venezia e Rocco Papaleo, del tutto sconosciuti in Basilicata fino a qualche anno fa. I nostri giovani lucani devono superare lo status di rassegnati e sapersi rapportare con le Istituzioni regionali e locali. Essi devono ricreare quel rapporto fiduciario per raggiungere certi obiettivi di tipo occupazionale. Essi devono esercitare una “vera consapevolezza”. Quella consapevolezza che, putroppo, non è ancora patrimonio della maggioranza degli stessi. Nel frattempo se cresce il terzo settore una seria motivazione ci sarà.

Crescono le Cooperative Sociali.  Cresce l'associazionismo. Cresce la presenza dei giovani al loro interno. E' un dato estremamente positivo che valorizza le intelligenze lucane come auspicato ultimamente dal Sindaco Santarsiero nell'inaugurare il nuovo centro del Volontariato potentino. Sottoscriviamo pure la lucida analisi del consigliere Navazio sul Bilancio Sociale. Tremila occupati negli ultimi anni rappresentano un degno e positivo riscontro al riguardo. Eppure migliaia di laureati lucani, da troppo tempo, sono  inoccupati e sono  in attesa del primo impiego. Su di loro, incombe una nuova minaccia. Qualche tempo fa, si è troppo polemizzato, anche sulle pagine del Quotidiano, sulla competitività di molte nuove Università e sulle lauree facili. Sfornare laureati significa essere presenti sul mercato delle professioni ed avere un forte appeal. Le piccole Università italiane si comportano come un qualsiasi promoter di prodotti. Per fortuna,  il solo ex ministro Mussi, nel  recente passato, aveva stroncato questo cattivo  marketing dimezzando il riconoscimento di tali Titoli di Studio. In Basilicata, però, vi è certamente una crescita esponenziale ed abnorme di laureati sfornati da piccole Università che penalizza le intelligenze lucane, fuori tribù. Grazie agli effetti, delle mai dimenticate Riforme Berlinguer-Moratti, e di discutibili convenzioni tra Istituti parauniversitari e pubbliche amministrazioni, sono lievitati a dismisura i laureati cinquantenni e sessantenni , sia in Regione e sia negli Enti locali. Tutto ciò ha comportato una grave ingiustizia con un'ulteriore penalizzazione dei/ai giovani laureati lucani. Giovani laureati, pronti a subentrare alla vecchia dirigenza, ma ampiamente delusi da una imprenditoria lucana, molto familistica e poco aperta alle innovazioni.

Tanti sono i progetti posti in essere da seri giovani laureati lucani. Progetti che non amano gli interventi a forte impatto dirigista.  Questi giovani ci convincono che i diritti e la cittadinanza degli stessi, non possono essere imposti da un desueto cartello psuedo-istituzionale ma, da un sentirsi parte responsabile di una collettività. Esserci e organizzare attività di gruppo, stare bene insieme, portare avanti rivendicazioni e proposte condivise, bandire il disimpegno e la deresponsabilizzazione. Ai nuovi amministratori regionali spetta il serio e ingrato compito di integrare le giovani generazioni, con vere aperture di credito politico, che ribaltino definitivamente l'attuale ricorrente dinamica di semplice ascolto, di demagogia pura e della stupida retorica di  sempre. Solo in questo modo si costruisce la vera cittadinanza giovanile. Illuderli ,come nel recente passato, non sarebbe nè democratico e né  corretto. Sarebbe una grave sconfitta per tutti. Oltretutto, come sostiene Bernard Henry Lévy: “Le illusioni non  hanno avvenire”. Noi società adulta siamo stanchi dei troppi privilegi, delle  troppe sperequazioni e dei troppi debiti accumulati e rinviati alle  nuove generazioni con una tremenda politica sprecona, familistica e clientelare. L'osare (bello l'acronimo) di Lucio Lecce, la voglia di  meritocrazia di Pittella con il richiamo sugli sprechi di Pedicini non devono essere solo slogan, ma atti e fatti concreti, mutuati su  programmi da onorare.

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