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Il pasticcio delle Province
Lacorazza e Stella bocciano il Ddl di riordino

Basilicata

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PIOGGIA di critiche, anche lucane, al disegno di legge di riordino delle Province, approvato alla Camera nella notte tra sabato e domenica, con solo 11 voti contrari e 7 astensioni,  che ora passerà al vaglio del Senato, ma che nel frattempo non piace quasi a nessuno. In attesa di capire quali saranno le conseguenze pratiche immediate, anche alla luce di eventuali modifiche, quel che è certo è che, per ora - secondo quanto previsto dalla legge di Stabilità - i lucani, il prossimo giugno, non andranno al voto, il prossimo giugno, ovvero alla scadenza naturale degli attuali Consigli di Potenza e Matera, non andranno al voto.

La riforma del Rio non prevede la soppressione delle Province, ma sostanzialmente uno loro “svuotamento” . Trasformate in enti di secondo livello, dove le assemblee dei sindaci prenderanno il posto dei consiglio provinciali, con membri designati, non dai cittadini, ma dagli amministratori locali, che lavoreranno a titolo gratuito. L’Upi annuncia battaglia: «Più che una riforma, si tratta di un pasticcio incostituzionale», attacca il presidente Antonio Saitta.

E i commenti lucani non sono più morbidi. A partire da quelli dei due presidenti delle Province di Potenza e Matera, con mandato in scadenza nella prossima primavera.

«Siamo esterrefatti - commenta duro Franco Stella - Una vicenda kafkiana che manca di qualsiasi logica. In cui regna la più totale  confusione. Dove ingiustamente si continua a mettere in discussione il nostro operato. E dove si continuano a nascondere i reali motivi. Se la questione è ridurre i costi della politica, non è nelle Province che si annidano gli sprechi. E comunque non sarebbe questo il modo di risolvere il problema. Si dovrebbe tener conto dei buoni risultati già ottenuti in questa direzione».

La Provincia di Matera che, secondo le previsioni del governo Monti, dove essere addirittura soppressa per essere accorpata a quella di Potenza, «ha tutti i conti in ordine - continua il presidente Stella -  Abbiamo avviato un piano di spending review già da quattro anni. Lo abbiamo fatto prima di Monti. I nostri ultimi bilanci sono stati approvati all’unanimità. Qualcuno dovrebbe pur tener conto di questo. Ora siamo proprio curiosi di capire cosa accadrà da gennaio se il ddl verrà approvato in Senato. E ancora come si farà a risolvere il pasticcio delle competenze sottratte alle Province. Mi chiedo se questo riordino non sia un preludio della soppressione della Regione Basilicata».

Per il collega di Potenza, Piero Lacorazza «si sta facendo un grosso errore». «In discussione - spiega - non c’è un vero disegno per riformare lo Stato. Si rischia di ripetere quello che  già accaduto per le comunità montane. E’ stato adottato un approccio sbagliato che non consentirà di risolvere alcun problema, anzi».

Il presidente della Provincia di Potenza paventa i possibili rischi che ne potrebbero derivare: «Se - così come previsto attualmente dal Ddl - si attestano in capo ai nuovi enti competenze quali ambiente, trasporti, strade, edilizia scolastica e assistenza tecnica ai comuni, significa lasciare ad essi la gestione del grosso delle risorse finanziare senza che i cittadini possano esercitare alcun tipo di controllo: non avranno più il diritto di scegliere, in maniera diretta, i propri amministratori». Ma non solo. «Ci sono evidenti contraddizioni, con una suddivisione di funzioni che appare poco funzionale tra nuove Province e comuni, spesso in contrasto tra di loro, come accade, a esempio, per le competenze in fatto di scuola. Senza contare che questa  trasformazione non avverrà a costo zero. Insomma, sui vantaggi economici, ci sarebbe da fare bene i calcoli ». Ma c’è ancora un’altra questione che pone Lacorazza: «E’ chiaro che quando si dovrà decidere su materie delicate, quali definizione di indirizzi scolastici o ancora rifiuti, ogni sindaco sarà interessato a portare l’acqua al proprio mulino». «Nessuno poi dice - aggiunge Lacorazza - che i trasferimenti centrali sono stati già drasticamente ridotti. La Provincia di Potenza ha già perso quasi 35 milioni di euro. Ad oggi i trasferimenti sono stati quasi azzerati».

Materialmente cosa accadrà in Basilicata? Secondo quanto previsto dalla legge di Stabilità, le Province in scadenza la prossima primavera, come quelle di Potenza e Matera, saranno commissariate. In attesa che il riordino trovi attuazione. Ma a Potenza il commissario potrebbe arrivare ancora prima. Nel caso in cui il presidente Lacorazza, nel frattempo eletto in Consiglio regionale, decidesse di rinunciare alla carica di presidente. «Una valutazione che sto facendo in questi giorni, di concerto con i dipartimenti e i sindacati. Perché certo, se si potesse scegliere, sarebbe meglio che ad accompagnare l’ente in questa delicata fase di mutamento, fosse chi ne conosce bene il funzionamento».

«Ma una cosa è certa - annuncia Lacorazza - Anche nel caso in cui dovessi per qualche mese   mantenere i due ruoli, già dai primi di gennaio rinuncerò ufficialmente all’indennità di carica».

 

LA BOCCIATURA DELLA CORTE DEI CONTI

A novembre a bocciare la riforma Del Rio ci aveva pensato la sezione Autonomie della Corte dei Conti:  nell’audizione sul provvedimento, il giudizio della magistratura contabile è netto: basse possibilità di risparmio per gli enti, una volta che il disegno di legge dovesse entrare in vigore a tutti gli effetti, e rischio di confusione amministrativa nell’indefinito periodo di transizione.

Il giudizio della Corte nei confronti del disegno di legge sul riordino degli enti locali è stato negativo soprattutto rispetto alla redistribuzione delle competenze, ovvero il vero nucleo fondativo del disegno di legge e principio cardine su cui si basa l’intero progetto di ridefinizione dei livelli di governo.

Facendo leva sul mero spostamento di competenze tra enti di differenti piani istituzionali, il ddl arriva alla conclusioni che il passaggio di funzioni da Province ad altri enti abbia un impatto nullo sulle casse dello Stato. In realtà, scrive la Corte dei conti, tale assunto «appare però tutto da dimostrare nella sua piena sostenibilità».

In particolare, osserva la Corte, traslare le funzioni dalle Province alle Città metropolitane, e, contemporaneamente, far corrispondere a questo passaggio uno “zero” in termini economici sembra azzardato.

Oltretutto, nota la magistratura contabile, i presupposti del disegno di legge sembrano confusionari, dal momento che postulano la sovrapposizione di compiti tra le sfere di governo arrivando, al tempo stesso, a conclusioni, come sul ruolo svolto dai Comuni, di cui si potrà avere assoluta certezza solo una volta entrata in vigore la riforma.

Dunque, il punto focale resta sempre la soppressione delle Province, sulla quale la Corte richiede con forza “alcuni passaggi decisionali con i tempi occorrenti ai fini dell’individuazione delle risorse di cassa tali da compensare gli oneri legati alla progressiva costituzione della Città metropolitana”.

C’è poi un rischio: che i tempi tecnici rendano la nuova conformazione istituzionale un regime stabile per tempo indefinito, con la possibilità concreta che “la predicata transitorietà dovesse dilatarsi eccessivamente o addirittura radicarsi in attesa di nuove iniziative si perpetuerebbe una situazione di confusione ordinamentale certamente produttiva di inefficienze”.

 

m.labanca@luedi.it

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