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Riecco il Gladiatore: "Caro Pd, così non va"
Alla direzione del partito Pittella mostra i muscoli

Basilicata

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POTENZA - Pittella alla fine, dopo aver ascoltato tutti, mostra una sorta di semaforo rosso alle derive possibililistiche. Insomma ok alla dialettica ma nessun passo indietro: «Non si può prescindere da quello che è accaduto negli ultimi mesi» e «dalle sfide impegnative che abbiamo davanti». Tradotto: il nuovo presidente della Giunta  non arretra e non vuole farsi infilare nell’angolo delle pressioni interne al Pd. Detto con le sue parole: «Non voglio rivivere quello che è stato nelle scorse legislature». In soldoni Marcello Pittella è pronto a farsi interprete delle richieste della Direzione del Pd, assicura di volere l’unità del partito ma non accetta “giochetti”.

Questo si traduce in 2 orientamenti. Il primo sugli assessori che dovranno essere presentati entro il 28 dicembre: si va verso una soluzione interna. Cioè assessori scelti tra i consiglieri regionali. L’eccezione “esterna” potrebbe essere costituita dal solo Luca Braia. Ma dovrebbe essere appunto una eccezione. La sensazione è che però aperto il varco agli esterni sarebbe difficile per Pittella nominarne uno solo. Anche Vincenzo Santochirico scalpita. Ed è proprio la logica «dei pesi e dei bilancini» che Pittella vuole evitare. Per questo la soluzione interna sembra essere la via obbligata. Tanto più che il presidente della Giunta prima di affrontare il tema assessori  ha parlato della necessità di offrire da subito, nei primi 100 giorni di governo,  l’immagine del cambiamento anche con esempi concreti. Il taglio degli stipendi dei Direttori generali tra questo: «Non è possibile che ci siano stipendi da 180 mila euro l’anno». E sullo stessa materia ha precisato facendo un esempio: «Poi bisogna anche fare una valutazione di ciascun incarico. Intervenire in maniera mirata. Modulare i vari stipendi a seconda dell’ente e della delicatezza del ruolo». Ha quindi focalizzato: «Non me ne voglia nessuno. Ma il direttore dell’Ardsu non può guadagnare quando il direttore dell’Arpab». Annunciata anche la riforma immediata dell’Arbea e il commissariamento unico del Consorzi di bonifica. Poi a voler misurare il grado di appeal delle proprie idee, Pittella guardando in faccia la platea della Direzione del partito ha chiesto duro: «Qualcuno non è d’accordo?». Insomma Pittella ha lo stesso piglio degli ultimi mesi: lancia in resta per proseguire nella “rivoluzione”. Il secondo orientamento emerso ha riguardato la composizione del gruppo unico con la fusione dei consiglieri eletti nelle liste del Pd (compresi Giuzio e Spada del listino) e quelli della lista del presidente. Per Pittella è una scelta inevitabile. Ma sempre a patto che tutto funzioni nella condivisione di intenti senza i “soliti giochetti”. Altrimenti ha ribadito lo stesso Marcello Pittella «non solo crolla il gruppo unico ma l’intera Basilicata». In sintesi, il nuovo governatore accetta la sfida «voglio essere un soldato a servizio del partito e della comunità» ma non abbandona la spada del gladiatore.

Tutto questo nel finale. Prima la Direzione è iniziata con la relazione del segretario regionale Vito De Filippo che ha introdotto le principali questioni a cui è chiamato il Pd e il presidente della Regione. In particolare ha sottolineato De Filippo la necessità che il costituendo governo regionale «abbia connotati dell'autorevolezza e della competenza in relazione alle grandi questioni della Basilicata anche per affrontare quella necessaria, difficile e complessa relazione con il governo nazionale che pretende nuovo vigore è rinnovato rigore».

De Filippo ha quindi ribadito la necessità di rinforzare l’unità di tutto il gruppo dirigente del Pd e di andare alla composizione del gruppo unico «che sarà la base per un lavoro innovativo ed avanzato che, soprattutto in materia di statuto e di riforme, dovrà esprimere il massimo dell'efficacia». Il principio su cui ha insistito l’ex presidente della Regione è quello di un’unità indispensabile. Alla base di questi principi e dopo il discorso del governatore in carica, la Direzione del partito ha affidato a Pittella e De Filippo una veloce ed efficace istruttoria con le altre forze politiche del centrosinistra  per consentire una veloce chiusura della giunta. Questi i due estremi temporali della riunione di ieri che si è svolta come consuetudine ormai al Principe di Piemonte di Potenza. In mezzo tanti interventi. Tra gli altri hanno preso la parola Piero Lacorazza, Vito Santarsiero, Roberto Cifarelli, Luca Braia, Gennaro Straziuso, Erminio Restaino, Carlo Chiurazzi, Antonello Molinari e Salvatore Russillo. Tutti hanno sottolinato la delicatezza del momento e la necessità di affrontare le questioni senza indugi. Ovviamente diverse le posizioni. Molti i consigli e le valutazioni espresse anche in merito alla composizione della giunta. Lacorazza in particolare ha tenuto aperta la possibilità di una giunta esterna, mentre Santarsiero si è mostrato più favorevole a una soluzione interna. Per una soluzione esterna anche Molinari mentre Russillo ha proposto di allargare le nomine a quel 53 per cento che non ha votato alle regionali. Restaino ha superato il tema mettendo il Psi in pole per un posto in giunta rispetto alle altre forze minori mentre Straziuso (in particolare) e poi Chiurazzi hanno invitato il partito a tenere ben presente che dopo le dimissioni di De Filippo e la vittoria di Pittella ci sono condizioni diverse che vanno percorse senza tentennamenti verso il passato.

Discorso a parte merita l’ex parlamentare Romualdo Coviello. Il suo è stato un intervento accorato, lunghissimo e molto duro. Quasi fuori contesto. Non sulla composizione della giunta o sul gruppo unico ma sul “fallimento” di almeno 10 anni di politiche. Coviello non ha fatto sconti a nessuno e si è mostrato infastidito verso chi lo invitava alla sintesi. I temi energetici e il malcontento dei sindaci il tema più sensibile fino all’avvertimento sulla vicenda ultima di Corleto posta all’attenzione pubblica dal nostro giornale.

s.santoro@luedi.it

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