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Gianni Pittella al contrattacco
"Giunta esterna, non eterna"

Basilicata

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COSÌ come il fratello minore Marcello, presidente della Regione, anche Gianni Pittella, vice-presidente del Parlamento Europeo e capo del gruppo di europarlamentari italiani a Bruxelles, torna appena può nella sua amata Lauria per trascorrere qualche momento di riposo. E in questi giorni di festa e di serenità familiare, ne abbiamo approfittato per chiedergli un’intervista utile a fare il punto sull’attualità politica.

In questo momento così importante per la Regione Basilicata non possiamo che iniziare chiedendole una valutazione delle scelte politiche fatte dal presidente in merito alla composizione della  nuova giunta regionale. È stato fatto un buon lavoro?

«Mi sembra proprio che si tratti di un governo di altissimo profilo, con persone competenti ed esperte, capaci di dare alla Basilicata una visione e una rete di relazioni nazionali ed europee che sono essenziali se si vuol fare un salto di qualità. Bisogna coltivare la speranza e la aspirazione a trasformare la nostra regione in regione alla avanguardia in Italia e il passo compiuto in questa direzione è sicuramente quello giusto».

C'è chi dice che tra gli ispiratori della squadra di assessori ci sia anche lei, soprattutto riguardo a personalità come Ottati, molto conosciute e stimate a livello europeo. Ce lo conferma?

«Quando Marcello ha deciso per la giunta di personalità esterne, qualificate e di profilo nazionale ed europeo, ha chiesto un consiglio a tante persone, me compreso, perché in possesso di qualificate relazioni politiche e culturali in ambiente italiano ed internazionale. Poi, naturalmente e come è giusto che sia, ha scelto in autonomia e credo che abbia scelto il meglio: insisto il meglio! E dobbiamo essere fieri di aver ottenuto l’impegno entusiasta di personalità con queste caratteristiche e con questa caratura, che in 48 ore si sono messe a disposizione del progetto di rilancio della nostra regione assicurando piena disponibilità».

Ritiene che questo strappo della giunta esterna sia un fatto positivo? E quanto pensa inciderà sugli equilibri politici e di partito a livello regionale?

«La giunta esterna non è eterna: per una buona e lungimirante azione amministrativa che sappia essere ad un tempo inclusiva ed efficace vanno costruite le condizioni perché gli eletti dai cittadini siano coinvolti nel governo, superando veti ed equilibrismi tutti giocati nella geografia interna dei partiti. Io sono convinto che la soluzione data favorirà questo processo, attenuando personalismi dannosi e stantie rendite di posizione».

Pensa che la classe politica espressa dal voto degli elettori lucani sia finalmente capace di una svolta in termini di buona e partecipata amministrazione della cosa pubblica? E ritiene suo fratello Marcello l'uomo giusto per guidare questo percorso riformatore?

«Le scelte dei cittadini vanno rispettate e nel consiglio regionale siedono persone capaci che lavoreranno al bene comune, ne sono certo. Ricordiamoci che l’alto tasso di astensionismo alle elezioni dimostra quanto grande sia il disincanto dei cittadini e quanto la sfiducia e la rassegnazione abbiano preso il sopravvento: non si puo sbagliare, lo sa bene Marcello che sta lavorando 24 ore al giorno e lo sanno bene tutti gli eletti e tutte le forze politiche e sociali interessate a rigenerare la democrazia lucana».

Da più parti in realtà, soffia in Italia il vento del cambiamento. Anche lei, che alle primarie del PD correva da solo facendosi portatore di istanze molto specifiche quali Europa e Mezzogiorno, adesso sostiene l'opera di rottamazione del neo-segretario Renzi, la cui prima vittima pare possa esser proprio il Governo Letta. Può davvero cominciare un processo di cambiamento generalizzato che riavvicini anche le persone alla politica?

«A me non piace la parola rottamazione, voglio e lavoro per un cambiamento profondo che sia non solo anagrafico; un cambiamento che valorizzi la giovinezza dei cervelli, la autenticità dei valori, le capacità e la meritocrazia. Ricordo, senza presunzione, che prima di Renzi e insieme ad un gruppo di giovani validi e motivati capii il malessere di larga parte della società nei confronti della politica, per cui fondammo Prima Persona, una associazione impegnata su temi civici, sulla cittadinanza attiva, sulla partecipazione democratica. E ora accanto a Prima Persona sto lanciando Laboratorio Democratico, una area politica e culturale che porterà questi temi nel dibattito interno al PD. Renzi va aiutato a vincere la grande scommessa di cambiamento del Paese e noi lo aiuteremo con le nostre idee, mettendo a sua disposizione tutte le nostre risorse intellettuali e le nostre capacità organizzative».

Tra un po’ entreremo nel semestre italiano di Presidenza dell'Ue: crede che ciò possa contribuire a stimolare un lavoro sinergico delle istituzioni, dal livello comunitario a quello regionale, per affrontare le questioni poste dal sud e dalla Basilicata in particolare a cominciare da lavoro, formazione e tutela del territorio? Quali sono secondo lei i temi principali ed i settori strategici sui quali investire?

«La sfida più grande che dobbiamo vincere è cambiare la politica economica dei governi europei, tutta centrata sulla austerità e sul rigore che non produce benefici per le famiglie e le imprese: il patto di stupidità, come va chiamato questo insieme di regole assurde che ci impediscono di fare investimenti e quindi di creare occupazione e crescita sostenibile, va profondamente riformato. Vanno tolti dal calcolo i cofinanziamenti dei fondi europei e le spese di investimento nella ricerca, nella educazione, nella cultura, nella logistica, nell'ambiente e nelle reti energetiche e telematiche. A questo obiettivo deve essere orientato l’impegno del PD, del governo italiano e della deputazione che sarà eletta alle elezioni europee».

Gli argomenti sui quali chiedere una sua riflessione politica sarebbero tanti: le linee di indirizzo per gli stanziamenti del FSE 2014-2020, il petrolio e lo sfruttamento delle risorse, il problema idrogeologico, lo spopolamento dei nostri borghi. C’è qualcosa che le sta più a cuore o che, nell'esercizio delle sue funzioni, riesce a seguire con maggiore attenzione?

«Ognuno deve svolgere il proprio ruolo in maniera adeguata e consapevole: io, da sempre e soprattutto da quando sono stato eletto eurodeputato, mi preoccupo di garantire alla Basilicata le risorse europee e manterrò ancora una volta fede a questo impegno con la forte sollecitazione a concentrare queste risorse sulle sfide strategiche della regione. Bisogna fare investimenti mirati e sostenere i settori capaci di valorizzare i nostri territori e determinare le condizioni per una crescita armonica delle nostre comunità. Non mi soffermo in questa occasione in una disamina approfondita delle questioni fondamentali che ha posto alla mia attenzione, dico solo che serve a poco o a nulla disperdere i fondi in mille micro interventi utili esclusivamente ad alimentare clientele ma non a determinare lo sviluppo ed io mi batterò perché questo non accada».

Vorremmo salutarla tornando alle radici, e chiedendole una battuta sulle prospettive per Lauria, il Lagonegrese e tutta l'area sud della Basilicata, i cui cittadini suoi compaesani tanto hanno creduto alle parole di rinnovamento ed alle promesse di rivoluzione democratica mostrando più volte a lei ed al Presidente un sostegno diffuso.

«Il nostro impegno è fare della Basilicata la regione pilota del Mezzogiorno che cambia, che alza la testa e si rende utile al Pease. Senza Mezzogiorno non cresce l’Italia, così come senza un concreto riequilibrio territoriale non può esserci una Basilicata coesa e forte. A chi ci ha sostenuto in tanti anni voglio dire grazie di cuore con la fiera consapevolezza di aver lavorato onestamente per dare dignità alla politica e alla nostra terra, per portare in Europa l’orgoglio e la sobria intelligenza delle nostre radici lucane, per costruire una prospettiva europea per il sud Italia. Non sempre ci sono riuscito, per i miei limiti personali e per i contesti oggettivamente  difficili nei quali mi sono trovato ad operare, ma garantisco che ci ho provato e che ci proverò sempre con tutta la mia passione».

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