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L'inchiesta Sviluppo Basilicata
Indagine della Procura sulle assunzioni

Basilicata

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POTENZA - Dopo l’Agenzia regionale per l’Ambiente e Acquedotto lucano, ora tocca a un’altra delle più importanti e discusse società pubbliche lucane: Sviluppo Basilicata, ovvero la in house della Regione che si occupa di promuovere lo sviluppo delle imprese sul territorio.

La Procura della Repubblica di Potenza vuol vederci chiaro sulle modalità di assunzione del personale negli uffici di via Centomani. Nelle settimane passate, gli uomini della squadra mobile, sezione pubblica amministrazione, coordinati dall’ispettore Pasquale Di Tolla, si sono recati nella sede potentina per acquisire la relativa documentazione. Gli inquirenti sono al lavoro per verificare i criteri adottati nel reclutamento del personale della società controllata al cento per cento dalla Regione Basilicata.

Ma soprattutto, al vaglio degli investigatori, ci sarebbero i presunti rapporti tra la politica e le assunzioni. Ovvero quel solito modello di relazioni corte e reclutamento “pilotato” che abbiamo già imparato a conoscere in altri enti pubblici.

E su cui la Procura potentina ha già fatto luce nell’inchiesta sul caso dell’Agenzia regionale per l’ambiente, nell’ambito delle più vasta  indagine sullo scandalo Fenice. Accuse molto simili a quelle che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di due dirigenti di Acquedotto lucano.

Le indagini su Sviluppo Basilicata avrebbero preso le mosse dalla testimonianza di una ex dipendente ascoltata nell’ambito della Rimborsopoli lucana, che  ad aprile scorso ha sconvolto il palazzo del Consiglio regionale.

La donna interrogata dai magistrati titolari delle indagini ha raccontato di aver lavorato presso la società pubblica, grazie all’intervento di un consigliere amico indagato.

Ma quella delle assunzioni all’interno dell’ente guidato dall’amministratore unico, Raffaele Ricciuti - di recente confermato,  fino al 2015, dopo che il suo mandato era scaduto già da più di due anni, a capo della società che gestisce una grossa quantità di risorse pubbliche  -  è stata sempre una materia molto controversa.

L’azienda in house della Regione, e quindi completamente pubblica, finita pure nel mirino della Procura della Corte dei Conti, non ha mai proceduto alla selezione del personale tramite concorso pubblico.

Ovvero, secondo le norme regolano il pubblico impiego.  Nel corso di una recente conferenza stampa, lo stesso amministratore unico aveva spiegato che «in realtà Sviluppo Basilicata non è tenuta a comportarsi in questo modo, visto che la norme in materia comparano le società in house a pubbliche amministrazioni, solo nel caso in cui eroghino servizi fondamentali».

Ma, come si diceva, la materia è complessa. E una  sentenza del Tar Lombardia porta in tutt’altra direzione, equiparando di fatto tutte le  in house  alle pubbliche amministrazioni. La parte più delicata, però, rimane quella relativa ai presunti interventi politici indirizzati a far assumere i soliti fortunati, amici degli amici.

 m.labanca@luedi.it

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