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Tutti gli indagati e le accuse
Dagli orsetti ai portaborse fantasma

Basilicata

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IN totale si tratta di meno di 300mila euro di contestazioni, a cui ne andrebbero aggiunti almeno altrettanti che la Corte dei conti sta cercando cercando di recuperare da i rimborsi intascati dai consiglieri tra il 2009 i primi mesi del 2010, a cui a breve andrebbero sommati quelli utilizzati in maniera indebita nella seconda parte del 2010 e in tutto il 2011.

E’ il bilancio dell’inchiesta sulla gestione dei contributi per l’attività dei gruppi consiliari e le spese di segreteria e rappresentanza dei singoli membri del parlamentino lucano, condotta da finanza, carabinieri e polizia a partire da ottobre del 2012.

A dettare le richieste di misure cautelari nei confronti di 16 consiglieri regionali in carica ed ex, ad aprile dell’anno scorso, è stato un mero criterio quantitativo. Così agli arresti domiciliari sono finiti due assessori in carica della giunta regionale, Vincenzo Viti (Pd) e Rosa Mastrosimone (Idv) e al capogruppo del Pdl Nicola Pagliuca. Ma di fronte alle dimissioni dei primi due, il gip li aveva rimessi in libertà, mentre avrebbe concesso un più blando divieto di dimora nel capoluogo per Pagliuca, dimissionario soltanto da capogruppo.

La stessa misura del divieto di dimora nel capoluogo era stata adottata anche nei confronti di Paolo Castelluccio, appena rieletto con il Pdl, e gli ex consiglieri Antonio Autilio (Cd), Alessandro Singetta (Misto), e Rocco Vita (Psi), Mariano Pici (Pdl) - il solo per cui sarebbe stata revocato per un ripensamento sull’esistenza dei gravi indizi di colpevolezza - , Agatino Mancusi (Udc), Mario Venezia (FdI), e Vincenzo Ruggiero (La Destra).

Oltre a loro hanno subito il sequestro di somme equivalenti ai rimborsi contestati sui rispettivi conti correnti l’attuale decano del parlamentino lucano Franco Mollica (Udc) e gli ex Antonio Flovilla (Udc) Innocenzo Loguercio (Psi), Antonio Potenza (Pu) e Antonio Tisci (Pdl).

Ma l’inchiesta ha coinvolto anche altri 18 consiglieri tra cui l’attuale governatore Marcello Pittella, il suo predecessore Vito De Filippo (Pd), i consiglieri rieletti Nicola Benedetto (Cd), Michele Napoli e Franco Mollica (Udc), Luca Braia (Pd), Roberto Falotico (Udc), e l’“esterno” Attilio Martorano. O ancora l’ex presidente del Consiglio Vincenzo Santochirico (Pd), e gli ex consiglieri Giuseppe Dalessandro (Pd), Antonio Di Sanza (Pd), Franco Mattia (Pdl), Pasquale Robortella (Pd), Luigi Scaglione (Pu), Gennaro Straziuso (Pd),  Pasquale Di Lorenzo (Fli), Giacomo Nardiello (Pdci), l’ex assessore Vilma Mazzocco (Cd), l’attuale presidente dell’Asi di Potenza Donato Salvatore (Psi) e l’amministratore delegato di Acquedotto lucano Rosa Gentile.

Tra gli esempi di malcostume presi di mira dagli investigatori di carabinieri, finanza e polizia c’è una varietà di spese personali rimborsate tra il 2010 e il 2011 con i fondi di segreteria e rappresentanza a disposizione dei consiglieri e quelli per l’attività politica dei gruppi: circa 2.600 euro al mese più altri 1.200 per ogni singolo componente da rendicontare in un secondo momento depositando scontrini e fatture. Si va dall’orsetto di peluche al gelato acquistate in autogrill, passando per caramelle e prodotti da forno di ogni tipo, il noleggio di un auto in Costa Smeralda in altissima stagione, soggiorni a Ponza, settimane bianche, pernottamenti in albergo con accompagnatrici imprecisate, pranzi in Costa Azzurra o in occasione di ricorrenze familiari tipo il compleanno del coniuge, la finitura e la levigatura del parquet in alcuni locali privati, i mignon di domenica, il cenone di capodanno e il pranzo di ferragosto. Poi ci sono i collaboratori “fantasma” che hanno smentito di aver ricevuto le somme dichiarate nei contratti depositati, o di aver mai lavorato per il consigliere in questione, oppure - in un caso - hanno ammesso di averlo fatto ma all’insaputa del marito che di quel dubbio rapporto di lavoro non sapeva nulla, né avrebbe dovuto saperlo. Quindi una montagna di fatture e scontrini ritoccati con l’aggiunta di un numero a penna a destra o a sinistra dell’importo originale: a volte aggiungendo 300 euro, e a volte soltanto 2. Schede benzina “gonfiate”, fatture fotocopiate e rimborsate più volte, altre per spese già rimborsate con le indennità di missione, altre per spuntini in varie parti d’Italia allo stesso momento e altre ancora per francobolli disconosciute da chi dovrebbe averle emesse.

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