Salta al contenuto principale

Il Job Act di Renzi
visto dalla Basilicata

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 40 secondi

POTENZA - Si chiama Job act,  e in pratica è la ricetta di Renzi per rilanciare l’economia italiana. Che ieri ha incassato il giudizio positivo dell’Unione europea, ma che continua a dividere i partiti, e non trova posizione unitario nemmeno all’interno dello stesso Partito democratico. Cosa ne pensino i nostri è ancora forse troppo presto per capirlo. Il piano del nuovo segretario del Partito democratico ha trovato il sicuro, ma anche scontato, sostegno dell’eurodeputato lucano, Gianni Pittella che così ha commentato: «Renzi ha certamente avuto il merito di aggiungere alle critiche alla riforma Fornero una proposta alternativa. Una proposta che, stando alla prima bozza, incorpora principi innovativi ed europei con dispositivi che prevedono una crescente tutela legale, una forte riduzione del carico burocratico e speriamo presto anche una riduzione di quello impositivo». Ma è giusto chiedere, come fa l’ex sindaco socialista di Lavello, Antonio Annale, come le misure contenute nel Job act del sindaco di Firenze, di ispirazione nord Europea, possano risultare compatibili con una realtà con le specificità del Mezzogiorno italiano. Una riflessione che la Basilicata dovrebbe affrontare in maniera ancora più approfondita, visto che siamo agli inizi della nuova fase inaugurata con la nomina del nuovo esecutivo. Il percorso sul quale dovrà indirizzarsi la regione non potrà essere molto distante da quello sui cui ha intenzione di portarsi il Paese. Sempre che ce ne siano le condizioni.

E allora, eccole, alcune novità introdotte dal piano Renzi: abolizione dell’iscrizione alla Camera di commercio, meno tasse per chi produce lavoro rispettoa  chi invece  si muove in ambito finanziario, con una   riduzione del 10 per cento dell’Irap per le aziende, per dare un «segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe». E ancora, eliminazione della figura del dirigente a tempo indeterminato nel settore pubblico, semplificazione amministrativa sulla procedura di spesa pubblica e adozione dell’obbligo di trasparenza. Il piano individua poi sette settori: agricoltura e cibo, accorpati insieme. Made in Italy, dalla moda al design, Ict, Green economy, nuovo welfare, edilizia e manifattura. Per quanto riguarda il lavoro, l’impegno di fare arrivare in otto mesi nuovo codice per semplificare tutte le norme esistenti Infine, assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione e di non rifiutare una nuova proposta di lavoro. 

Anche i sindacati sono divisi. Con la Cisl che ha promosso a pieni voti la bozza che poi andrà dettagliata del Job act di Renzi e la Cgil che invece nutre diversi dubbi. In Basilicata, ne dà invece un giudizio favorevole, il segretario regionale della Uil, Carmine Vaccaro: «Mi sembra che quello che maggiormente vada promosso di questo è piano è la visione riformista che lo ha animato. E’ chiaro che il lavoro va concertato con le imprese e soprattutto con quelle di grandi dimensioni». Più chiaro sarà invece nei prossimi giorni cosa ne pensi il nuovo governo regionale.

marlab

m.labanca@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?