Salta al contenuto principale

Tricarico: ancora fiato sospeso
per l'amministrazione comunale

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 27 secondi

TRICARICO - A cinque mesi dalla sentenza del Tribunale amministrativo regionale, che ha fatto tornare a respirare la comunità di Tricarico, il destino amministrativo della cittadina arabo-normanna torna in apnea, attendendo la decisione del Consiglio di Stato sulla validità di due delle quattro liste che hanno partecipato alla competizione elettorale dello scorso maggio.

Martedì, infatti, il massimo organo della giustizia amministrativa dovrà decidere se Tricarico continuerà ad essere governato dalla coalizione di centrosinistra, guidata da Lina Marchisella (Pd), o dovrà tornare alle urne; oppure, ipotesi al momento non proprio peregrina, vedere l’avvicendamento in municipio, con la proclamazione della civica Maria Rosaria Malvinni (Impegno per Tricarico), una delle promotrici del ricorso, che ha perso le elezioni per soli 34 voti.

Il motivo del contendere è la legittimità delle firme apposte alla lista del Pd, poi risultata vincitrice con Marchisella, ed a quella dell’avvocato Antonio Mangiamele (Insieme per crescere). In entrambi i casi sono state validate da consiglieri provinciali, mentre la norma stabilisce che siano solo consiglieri o assessori comunali a poterlo fare. Il caso di Tricarico, a cui ha dedicato un lungo pezzo anche il settimanale L’Espresso, non è l’unico in Italia, ma verrà discusso insieme ad altri due similari. E’, infatti, davvero una vicenda quasi kafkiana quella dei sindaci di Valenzano, Molfetta, Tricarico, Gavorrano e di una manciata di altri Comuni, variamente governati da centrodestra e centrosinistra. “Certo, lo prevede la legge ed è una prassi consolidata”, replicano, increduli, i diretti interessati, sfogliando circolari e vademecum del ministero dell’Interno. O semplicemente citando alla lettera la legge 53 del 1990, che, per agevolare la partecipazione al voto, ammette anche i consiglieri provinciali e comunali ad autenticare le firme, senza specificare restrizioni territoriali o di pertinenza. Per essere più sicuro, comunque, l’attuale sindaco di Valenzano si era persino rivolto al viceprefetto di Bari, che a domanda specifica lo aveva rassicurato per email: un consigliere provinciale è deputato ad autenticare le firme anche per la presentazione delle liste alle elezioni comunali. Eppure, all’indomani del voto, i ricorsi sono fioccati lo stesso.

A dare manforte agli sconfitti, una sentenza emessa proprio dal Consiglio di Stato l’8 maggio scorso, quando i tempi per la presentazione delle liste erano già scaduti. In breve, a Salsomaggiore la lista Progetto Salso era stata esclusa e voleva rientrare in corsa. Ma il Consiglio di Stato stabilì che aveva torto. Motivazione: le firme erano state autenticate da un consigliere provinciale. Quella sentenza ora rischia di far saltare più di un consiglio comunale. Anche a Maddaloni, Marcianise, San Felice a Cancello, Lusciano, in Campania, infatti, sulla scia delle ultime indicazioni del Consiglio di Stato il voto della primavera scorsa è stato impugnato. Ma in questi casi i rispettivi Tar hanno deciso, diversamente dai Tar di Basilicata, confermando la regolarità del voto e la scelta di affidare a un consigliere provinciale l’autenticazione delle firme.

Adesso l’ultima parola spetta al Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi il prossimo 21 gennaio sui ricorsi di Valenzano, Gavorrano e Tricarico (la decisione del Tar in questo caso è stata impugnata dai ricorrenti).

Proprio il Consiglio di Stato con la sentenza 1889 del marzo 2012 ha cominciato a definire una interpretazione restrittiva della legge. A gettare i nuovi eletti nel panico ci ha pensato la circolare numero 51 del 2 agosto 2013, diramata in piena estate, a elezioni già avvenute e alla luce anche della nuova sentenza del Consiglio di Stato emessa l’8 maggio 2013: “Oltre al limite territoriale - chiarisce la Circolare a cose fatte - si deve considerare il diretto coinvolgimento nella competizione dell’ente locale del quale il consigliere o assessore è organo”. Esattamente la supposta norma che rischia di far saltare giunte e consigli comunali andati al voto la primavera scorsa. Come proprio a Tricarico, dove Mangiamele era candidato sindaco e consigliere provinciale. Non resta che sperare in un ripensamento della V Sezione del Consiglio di Stato, che vista la delicatezza del caso, potrebbe anche rimandare la decisione alla adunanza plenaria.

a.corrado@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?