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Melfi: operazione rigenerazione
Il bilancio a tutto campo del sindaco

Basilicata

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Prima di tutto cosa intende per “Rigenerazione”.

«Non è uno slogan. La guida della città richiede uno sforzo di analisi, di visione, di interpretazione del futuro. Dall’anno 2004 Melfi non cresce più; dal 1991, prima dell’insediamento Fiat, al 2004 la crescita della popolazione è stata modesta, 8% circa. Dal 2004 ad oggi solo 600 abitanti in più, corrispondenti ai 580 stranieri. La superficie urbana, invece, è cresciuta del 40% circa.

La città si è estesa a dismisura in area bicocca con una crescita del 40% circa non assistita dalle necessarie attenzioni; viabilità, infrastrutture e opere di urbanizzazione quasi inesistenti.

Il notevole incremento della superficie impermeabile ha fatto aumentare le criticità  in caso si piogge. Sono aumentati i costi per i servizi, non ancora adeguati alla nuova dimensione urbana, mentre lo Stato fa una vera e propria guerra ai comuni togliendo ogni anno i trasferimenti (circa 2 milioni), ci espropria l’Ici sui capannoni industriali e vieta l’utilizzo delle risorse per fare nuove opere pubbliche. Rigenerare la città significa abbandonare l’idea insensata dell’espansione urbana; significa concentrare l’attenzione degli interventi pubblici e privati sulla rigenerazione del centro storico. Significa fare ogni sforzo per completare le infrastrutture mai fatte da decenni, riparare le ferite come quella dei 123 alloggi Ater, recuperare le 1.000 unità abitative abbandonate nel centro storico, risolvere il disagio dei prefabbricati di c/da s.abbruzzese, affrontare il problema dei quartieri degradati. Insomma è necessario riparare i disagi cronici e ripristinare la vitalità del cuore cittadino. Rigenerare significa soprattutto fare un grande sforzo collettivo, di sintonia sull’obiettivo di far crescere la qualità del tessuto urbano già costruito, delle relazioni sociali, dei servizi, della cultura nel senso più ampio del termine.

Si è deciso di riconfermare in pratica lo schema politico che ha vinto l’elezione nel 2011, con l’unica eccezione dell’Idv che ha deciso di uscire.

«Italia dei Valori non è uscita dalla maggioranza; stare in maggioranza non significa avere un posto in giunta.

Partecipare all’amministrazione della città significa condividere un progetto.

Mi sembra che Idv condivida questa impostazione».

Restano fuori dalla giunta Centro Democratico e Realtà Italia. Fanno ancora parte della maggioranza?

«Centro Democratico a Melfi emerge solo dopo le elezioni regionali. Ho stima personale nei confronti del consigliere Montanarella e so che saprà anteporre gli interessi della città rispetto alle ambizioni personali; se rispetteremo gli impegni programmatici nei confronti della città sono certo che ci sosterrà. Le relazioni con Realtà Italia mi sembrano buone; è una nuova forza politica nata nel centrosinistra durante le elezioni regionali. Hanno dato la loro disponibilità ad assumersi le responsabilità politiche e di governo».

Come giudica questa prima parte di mandato.

«Difficile, molto difficile. E’ stato fatto un grande lavoro per fronteggiare l’aggressione contro i Comuni esplosa nel 2011. Tra i debiti che ci hanno lasciato, le opere incompiute, le ferite urbane, gli innumerevoli problemi non affrontati e gli sprechi su alcuni servizi, la Giunta di centrosinistra ha fatto un lavoro durissimo, logorante. Un lavoro che non si può comprendere appieno ma che si percepirà meglio nel tempo. Tra gli aspetti sicuramente più positivi, il discorso tasse, Melfi ha una pressione fiscale decisamente bassa e la battaglia ambientale che ha visto Lei e la sua giunta in prima fila, Fenice e discariche. Melfi è stato il primo comune nel 2012 a sterilizzare l’Imu sulla prima casa, un caso nazionale. Dal 2012 siamo il Comune che fa pagare la tassa rifiuti più bassa della Basilicata. Abbiamo portato la percentuale della differenziata dal 9% all’odierno 53%. Finalmente stiamo “affamando” il forno dell’inceneritore Fenice e stiamo affrontando la questione ambientale come punto nevralgico dell’amministrazione. Abbiamo acquisito risorse per valutare l’impatto ambientale dell’inceneritore e se insisteremo su questa strada saremo in grado di prendere anche decisioni difficili. Stiamo investendo per tenere l’ambiente in un contesto di compatibilità con l’industria. E’ un equilibrio difficile che non reggerebbe all’insediamento di discariche di rifiuti speciali che non possiamo consentire. Abbiamo seminato per favorire investimenti pubblici e privati nel settore dell’energia e nella riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.»

Dove invece oggettivamente si poteva fare di più.

«In questi due anni ho dovuto prendere atto della storica incapacità della città di attirare residenti; oltre il 90 per cento di coloro che lavorano nell’area industriale non risiedono a Melfi, a differenza di quanto accade altrove, a Termoli per esempio, dove più dell’80% dei lavoratori dell’industria è residente nella città. Sono numeri, è vero, ma esprimono la capacità attrattiva del sistema città che non può essere semplicemente affidata alla “grandezza di una storia millenaria”. Da 20 anni i lavoratori dell’industria preferiscono Lavello, Rapolla o gli altri Comuni più lontani. Salvo che non si pensi a Melfi come luogo riservato ad una elite, per pochi, è evidente che bisogna convincersi della necessità di uno sforzo collettivo, pubblico e privato, rivolto a riqualificare, appunto rigenerare le condizioni per cui la città diventi attrattiva nel rapporto qualità dei servizi e costo della vita. E’ necessario vincere la battaglia istituzionale determinata dall’emergenza finanziaria nazionale; dobbiamo trovare finanziamenti esterni per fare le infrastrutture che mancano da decenni. E’ più difficile e ci vuole più tempo, non si può fare come si è fatto nei precedenti 10 anni indebitando senza freni il Comune fino a 11 milioni di euro. Dobbiamo far crescere l’organizzazione dei servizi che devono essere più orientati ai cittadini, introdurne di nuovi come abbiamo fatto con la piscina e dobbiamo assolutamente trovare le risorse per realizzare una infrastruttura culturale prevista nel nostro programma per dar spazio alla creatività, all’arte, alla cultura in generale».

La cultura è un tema delicato. Lo dimostrano le critiche degli ultimi tempi. Perché ha deciso di tenere per se la delega alla cultura?

«Per comunicare a  tutti che la cultura è la dimensione prioritaria del programma di governo. E’ l’unica delega che ho trattenuto e voglio assumermi la massima responsabilità. Sull’argomento stimolerò un lavoro massimamente collegiale con il coinvolgimento delle associazioni che avranno voglia di lavorare facendo parte di una grande squadra».

Cosa si dovranno aspettare i melfitani nell’immediato futuro. Quali i primi interventi previsti?

«Stiamo lavorando per migliorare l’efficienza dei servizi, per realizzare nuove infrastrutture turistiche di grande rilievo, per stimolare investimenti nell’edilizia privata nel centro storico, per colmare le tante lacune infrastrutturali nelle aree periferiche. Abbiamo recuperato l’assoluta inattività amministrativa sui progetti per la realizzazione di impianti eolici, contrattualizzando oltre 20 milioni di euro di compensazioni ambientali che saranno riversati in investimenti di rigenerazione energetica ed urbana del centro cittadino. Sarà una grande occasione per la città».

Lei è anche il Segretario regionale dei socialisti. Cosa si prova a guidare un partito che proprio in Basilicata dimostra la sua forza ed a Melfi in particolare?

«Un grande onore. Una storia lunga e importante. Conoscere e condividere, anche solo in parte, la cultura politica del socialismo liberale aiuta a tenere la barra a dritta, a tenere le distanze da ogni forma di egoismo, a tendere verso l’affermazione del bene comune. Rappresentare una cultura politica di questo spessore ti pone quotidianamente di fronte all’interrogativo di esserne o meno all’altezza.  Il balzo in avanti alle ultime regionali (8,4% in provincia di Potenza, non accadeva da decenni) ci carica di molte responsabilità».

L’opposizione l’ha invitata a dimettersi. Cosa risponde?

«In quel manifesto ho trovato la conferma che siamo sulla strada giusta. Ci accusano di seguire una politica di discontinuità, antitetica con le loro sorpassate visioni urbane.  Alla diversa visione, però, si aggiungono le bugie; con le bugie non si fa il bene della collettività. La bugia dei 300 alloggi abbaglia ma alla lunga sarà un boomerang; negli anni scorsi il centrodestra si è dissolto proprio su quell’argomento, visto che dal 2007 al 2010 non è stata firmata la convenzione con le cooperative emiliane e laziali che avrebbero dovuto realizzare alloggi di edilizia privata. Ci hanno messo 3 anni a pensare se firmare o non firmare; alla fine non hanno firmato perché non si sono messi d’accordo su qualcosa e meno male che sono franati altrimenti oggi staremmo a dover andare dietro ad altri chilometri di strade e opere pubbliche su suoli agricoli, facendo crescere il tessuto urbano a dismisura per realizzare altri 500 alloggi verso la chiesa dell’Incoronata. Lorenzo Pagliuca all’epoca Presidente dell’Azienda 167 ed Ernesto Navazio in quel momento sindaco di Melfi dovrebbero spiegare alla città perché non hanno trovato quell’intesa; perché non hanno dato il via libera alla cooperativa Emiliana che ha trovato successivamente convenienza a dirigersi verso altri mercati ? L’accusa sull’incremento delle tasse è patetica; abbiamo il livello fiscale più basso della Basilicata. In sintesi non ho risposte per loro».

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