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La galassia Pd
e il nuovo peso politico

Basilicata

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POTENZA - Renzi accelera, Cuperlo infastidito non le manda a dire. Si è aperto ufficialmente il duello tra i due sfidanti principali dello scorso congresso nazionanale del Pd che ha visto prevalere Matteo Renzi con percentuali quasi bulgare. Sulla legge elettorale e dopo l’incontro dello stesso Renzi con Silvio Berlusconi la situazione pare precipitare.

Le cronache della Direzione nazionale del Pd di ieri sera raccontano di nessun voto contro la relazione del segretario nazionale ma anche di un Cuperlo irritato che ha lasciato la sala prima del voto “provocato” dallo stesso Renzi. Insomma c’è aria di duello.

Ma non è una sorpresa. Semplicemente oggi, le due anime principali dei democratici sembrano avviate alla resa dei conti. Inevitabile in definitva: il Pd da quando è nato, nel 2007, è stato il partito delle correnti. Portandosi di fatto tutti i vizi, più che le virtù, dei due partiti fondatori e cioè i Ds e la Margherità e ancora prima del Pci e della Dc.

Il Partito democratico in buona sostanza è il partito dei tanti partiti interni a quello “madre”. In Basilicata forse ancora di più. Non da oggi. Ma ora la situazione è a un punto di snodo. Le vicende degli ultimi mesi hanno messo a nudo una serie di difficoltà evidenti a mantere sotto il tappeto tutta la cenere. C’è chi fa sintesi e dice semplicemente che il Pd è imploso.

La sensazione è che si si sia innescato un processo - che si incrocia con le dinamiche nazionali - che non lascia intravedere soluzioni indolori. Banalizzando si può dire che c’è in atto una sfida tra renziani e cuperliani che non si è conclusa con il risultato delle Primarie nazionali che hanno visto prevalere in larghissima maggioranza il sindaco di Firenze, Matteo Renzi contro l’ex segretario nazionale della Sinistra giovanile, Gianni Cuperlo.

La Basilicata non ha fatto eccezione: Renzi si è assestato quasi al 60 per cento contro il 33 per cento circa di Cuperlo. Certo per i cuperliani lucani il risultato è stato “ottimo” considerando che nel dato nazionale sono rimasti sotto il 20 per cento.

Ma a guardar bene ci sono tante sfide nella sfida. Perchè tanto i renziani quanto i cuperliani non sono gruppi granitici. Tutt’altro. E questo non semplifica il quadro e quello che avverrà. Perchè al netto del contesto nazionale (dopo la Direzione di ieri non è chiaro come andrà a finire) i democratici lucani sono proiettati anche sulle vicende locali e sugli appuntamenti prossimi. E che appuntamenti. In primavera si eleggerà il nuovo sindaco di Potenza cioè del capoluogo di regione: una poltrona ambita. In più, ancor prima (a meno che non venga accordata una lunga proroga che pure pare probabile) deve essere eletto il nuovo segretario regionale. E non sarà affatto semplice. Il governatore lucano Marcello Pittella chiede che sia un congresso unitario dopo gli scontri degli ultimi mesi. Ma in attesa della convocazione della prossima Direzione regionale nella quale De Filippo dovrà spiegare date e modalità di tutti i congressi (devono celebrarsi anche i cittadini e i provinciali) il quadro sembra infiammarsi. Innanzitutto da Roma Renzi difficilmente accetterà un accordo in cui alla guida del Pd lucano non sia previsto un renziano. E la questione è spinosa. Perchè di renziani in Basilicata ce ne sono tanti e differenti. Ci sono quelli della prima ora. Fausto De Maria, Rocco Fiore e Mirna Mastronardi solo per citarne alcuni. Loro sembrano pronti alla sfida vera. Poi c’è l’area Franceschini con Salvatore Margiotta e Antonello Molinari che pure sembrano non molto convergenti tra loro in questa fase. Ad ogni modo Margiotta pare deciso a fare sempre più il falco: trova che i cuperliani abbiano troppe postazioni di prestigio e chiede un equilibrio.

Poi ci sono i renziani di Antezza (fassiniani) che spingeranno non c’è dubbio per Luca Braia alla guida del Pd regionale. E infine ci sono Marcello e Gianni Pittella che guardano al congresso quasi come a un ulteriore fastidio in virtù dell’appuntamento con le europee che sta in cima ai pensieri di Pittella senjor.

E se la situazione nei renziani è complicata non si può dir più semplice quello che accade tra i cuperliani. Ci sono gli ex diessini guidati da Bubbico e Folino. Dietro di loro Speranza e Lacorazza. Sulla carta i rapporti sono più che solidi ma con la questione generazionale prima o poi bisognerà far i conti. Ma non solo. C’è pure Santarsiero che ora che è arrivato in Consiglio non potrà non rivendicare sempre di più le proprie origini politiche cattolico democratiche. Adduce e Santochirico invece sembrano più attenti a cosa accade “marcando” Antezza che alle questioni interne di corrente.

In tutto questo un discorso a parte lo merita De Filippo. Allo scorso congresso ha scelto Cuperlo ma forse nel frattempo si è già pentito. Lui da ex democristiano doc di è messo in moto di nuovo chiamando a raccolta i suoi fedelissimi. Come minimo creerà una corrente e mostrerà i muscoli chiedendo il conto a chi già lo immaginava disarmato. Insomma più che una galassia pare il giorno prima del “big bang”.

s.santoro@luedi.it

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