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E ora si rischia il tutto contro tutti
Nel Pd sale la febbre

Basilicata

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POTENZA - Rinvio congresso regionale sì, ma di quanto diventa un caso politico. Ci mancava solo l’Italicum. Non che la proposta avanzata da Matteo Renzi dopo l’incontro con Silvio Berlusconi sia da bocciare a prescindere. Come tutte le proposte di legge vanno valutate a mente fredda. Lontano dalle posizioni di parte e le analisi frettolosamente strumentali. Di certo è un passo avanti rispetto all’immobilismo che c’è stato negli ultimi anni rispetto alla reale volontà di cambiare le regole per le elezioni in Parlamento. Il problema piuttosto è che questa proposta di legge elettorale per come è nata e per i processi politici che ha già innescato rischia di far saltare il tavolo a tutti i livelli. Innanzitutto c’è il tema dello scontro interno ai democratici tra renziani e cuperliani. La sfida è a tutti i livelli e quindi arriverà a breve anche in Basilicata. Il primo banco di prova è la Direzione del Partito democratico di Basilicata che si svolgerà domani per convocazione del segretario regionale Vito De Filippo.

All’ordine del giorno c’è la questione dei Congressi. Si va verso il rinvio. Non è ancora chiaro come e quando ma non si svolgeranno di certo il prossimo 16 febbraio come invece era stato indicato in un primo momento per tutte le regioni dal segretario nazionale Renzi. Due giorni fa era certo che non se ne parlasse prima della prossima primavera. Insomma dalle fonti ufficiali veniva spiegato che era stato ottenuto un rinvio di qualche mese, ma ieri dopo le notizie di stampa c’è stata la frenata.

Di certo il rinvio rimane anche perchè nel frattempo sono già scaduti i primi termini di regolamento. Entro le 24 di ieri dovevano essere approvati i regolamenti congressuali. Ciò non è avvenuto. Il Pd si riunisce solo domani  e cioè 24 ore prima della scadenza della presentazione dei candidati alla segreteria regionale ma senza regolamenti approvati. Insomma anche se manca l’ufficialità tutta la fase congressuale lucana slitta.

La patata bollente ora è in mano ai big. Da quanto si apprende più o meno tutti i colonnelli sono d’accordo sul rinvio (ormai inevitabile). Più rigida pare essere la deputata materana Maria Antezza che avrebbe voluto la celebrazione del congresso regionale subito con Luca Braia già sulla rampa di lancio per la candidatura. Gli altri invece domani a De Filippo diranno sì al rinvio. Ma non all’infinito. Il deputato Salvatore Margiotta chiederà molto probabilmente che siano celebrati (tutti compresi gli appuntamenti provinciali e comunali) entro il 30 marzo. Non un giorno in più. Con lui dovrebbero schierarsi altri.

Dall’altro lato non è chiaro. Di certo i civatiani (dettagli a pagina 7 nell’articolo di Quarto ndr) sono insorti contro ogni ipotesi di rinvio. Mentre nel campo dei cuperliani è tutto in divenire. Se i big lucani, da Filippo Bubbico a Vincenzo Folino, da Roberto Speranza a Piero Lacorazza, da Salvatore Adduce allo stesso  Vito De Filippo dovessero seguire la linea del capo sarebbe guerra nei confronti della leadership renziana. Ma non pare che vincerà questa linea. Tanto più che sembrano apparire già delle sfumature diverse. Il capogruppo alla Camera dei, Speranza già l’altra sera nella riunione con tutti i deputati alla presenza di Renzi si è smarcato dalla linea cuperliana dello scontro a tutti i costi. Speranza invece, ha posto come priorità la necessità di ricercare l’unità. E senza girarci intorno la posizione del deputato lucano è delicata: se segue in tutto e per tutto Cuperlo deve dimettersi da capogruppo. E non lo ha fatto e pare non abbia intenzione di farlo.

Gli altri a partire da Bubbico e Folino potrebbero essere più “duri”. Lacorazza invece, è il presidente del Consiglio regionale in sintonia con il “renziano” presidente della Giunta, Marcello Pittella. Anche Lacorazza insomma, dovrebbe scegliere la linea soft anche se ieri in una lettera al Quotidiano ha marcato qualche distinguo anti renziano.

In tutto questo c’è un congresso da celebrare con De Filippo che non fa mistero di voler restare al timone fino a novità governative da Roma e magari per almeno tutta la fase delle scelte per le comunali e le europeo.

I fronti caldi comunque sono tutti aperti. E ritorna il tema dell’Italicum che vuole Renzi. E per la Basilicata la questione è complessa. La riforma elettorale come proposta potrebbe ridurre gli eletti nella prossima legislatura nazionale. Se dovesse passare la riforma con due circoscrizioni provinciali il numero dei deputati lucani (al momento 6) dovrebbe rimanere intatto. Se invece passasse la linea della circoscrizione unica regionale allora probabilmente la Basilicata dovrebbe rinunciare ad almeno un deputato. I senatori invece rimarrebbero sempre 7. Questo se non dovesse anche passare l’abolizione del Senato. Se fosse così salterebbe davvero il quadro con i parlamentari lu cani che da 13 passerebbero  circa la metà. Inutile dire lo scontro che ne conseguirebbe per accaparrarsi quei pochi posti a disposizione con tanti contendenti.

Il tema però passerà al voto del Parlamento. E c’è già chi mette pressione ai big lucani attualmente a Roma per far vedere quanto contano in termini di difesa di postazioni a favore della Basilicata. Insomma non si va verso la stagione della pace. Il rischio di implosione politica è alto. 

s.santoro@luedi.it

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