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Grillo lo silura, Speranza lo querela
Accuse e attacchi tra il leader M5S e il capogruppo Pd

Basilicata

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POTENZA - Ci sono tanti onori. Certo. Ma anche oneri e fastidi. Essere capogruppo del Pd alla Camera dei deputati per il lucano Roberto Speranza è un grande privilegio. Ma con il passare dei mesi si sta dimostrando anche una postazione “scomoda”. Sia per le vicende politiche interne al Pd che hanno visto passare Speranza dalla maggioranza bersaniana del Pd alla minoranza cuperliana con Renzi che nel frattempo si è preso le chiavi del partito.

Ma soprattutto per le polemiche ormai a ripetizione che stanno colpendo il deputato democratico della Basilicata. Ieri contro di lui ha addirittura tuonato Beppe Grillo. Un attacco confezionato davanti alla stampa internazionale. E che attacco. Il leader del Movimento 5 stelle ha sparato a zero come consuetudine. E con veemenza ha accusato Roberto Speranza di aver ritirato un emendamento sulle pensioni d’oro dopo aver ricevuto una telefonata che Grillo sostiene di aver intercettato. E così il leader pentastellato ha parlato di uno Speranza “lobbista” che avrebbe accettato le pressioni di tale Luigi Tivelli.

Lo stesso Tivelli  pare non lavori più alla Camera dei deputati dove ha svolto il lavoro di funzionario parlamentare fino allo scorso 21 dicembre. Ad ogni modo Grillo ha concluso: «Dopo che è stato allontano il lobbista Tivelli dovrebbe essere allontano allo stesso modo il capogruppo del Pd Roberto Speranza».

Non si è fatta attendere la reazione dello stesso Roberto Speranza: «Da Grillo ancora solo urla e accuse deliranti. Mentre il Pd lavora alle riforme che l’Italia aspetta da vent'anni, il capo dei cinquestelle dopo aver ordinato ai suoi di sottrarsi ad ogni confronto non trova meglio da fare che lanciare insulti e campagne d’odio nei confronti del Pd e dei suoi parlamentari». E quindi Speranza ha concluso: «Non ci faremo intimorire. Non conosco, nè ho mai parlato con la persona a cui si riferisce Grillo e ho già dato mandato ai miei legali di querelarlo per le accuse infondate e del tutto strumentali a me rivolte». 

Insomma la risposta di Speranza è molto politica anche se annuncia la querela nei confronti di Grillo. Ma in difesa del giovane deputato lucano è prontamente arrivata Paola De Micheli, vicepresidente vicario del gruppo Pd alla Camera, che ha detto: «Grillo continua pericolosamente a giocare allo sfascio del Paese. Le pesanti accuse contro Speranza, destituite di ogni fondamento, fanno parte di una campagna diffamatoria che è la sola arma di chi ha deciso di chiamarsi fuori dal confronto politico; di chi ha scelto di condannare all’assoluta ininfluenza una consistente rappresentanza parlamentare, tradendo così la volontà e la domanda di cambiamento dei suoi stessi elettori. Da qui discende il tentativo di Grillo di ridicolizzare e denigrare il Parlamento, il presidente Napolitano, il governo e i partiti che stanno faticosamente lavorando a una grande riforma istituzionale. Il Partito democratico andrà avanti e smentirà ogni insulto e falsità di Grillo coi fatti». Nessuna difesa invece dal Pd di Basilicata e dagli “amici” lucani di Speranza. Almeno per il momento.

Ad ogni modo non è la prima volta che l’ex segretario regionale del Pd lucano viene preso di mira. Il precedente è recente. Di una decina di giorni fa. La polemica esplose dopo la diffusione in rete di un documento firmato da Speranza (insieme a Marcello Pittella e Vito De Filippo) durante la scorsa campagna elettorale in cui veniva assicurato a Nicola Benedetto un posto da assessore regionale in caso di vittoria del centrosinistra. Allora furono il consigliere Gianni Rosa e l’europarlamentare Magdi Allam a scrivere una lettera alla presidente della Camera, Laura Boldrini, chiedendo provvedimenti contro Speranza parlando di “voto di scambio”. Insomma la vita da capogruppo non è poi così semplice. E non è semplice restarlo soprattutto.

s.santoro@luedi.it

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