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Lo spoils system di Pittella

Basilicata

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Continuo a pensare una cosa che è a mio avviso fondamentale perchè la Basilicata faccia il balzo della tigre. I lucani dovrebbero guardarsi con gli occhi degli altri. Non è un’ovvietà, perchè la Basilicata rimane, in Italia, tra le regioni ancora da scoprire. Facile a New York parlare di Napoli, Roma o della Sicilia. La Basilicata esiste ma lo sanno in pochi.
Lo spunto me lo dà un articolo di Federico Rampini che ieri suggeriva agli italiani: è ora che vi accorgiate anche lì a casa che l'immagine del nostro Paese è ancora appetibile e tutta da spendere. Occorrerebbe un censimento di individui, imprese, idee, persone la cui primavera sboccia nonostante tutto.
 
1) La Basilicata ha in questa fase storica due grosse opportunità: Matera 2019 e la riserva petrolifera (che non è infinita ma su questo vi lascio al Viceconte pensiero di oggi). Spesso i processi culturali (ma anche il calcio e altri sport) sono specchio dello stato delle città. Matera è il vero brand della Basilicata. Se ne stanno accorgendo, ancora poco, in tutto il mondo. Matera sta trainando la Basilicata come un tempo Maratea. E credo che i lucani debbano viverlo con orgoglio identitario. Il crollo di vico Piave è stato un disastro che non solo ha portato morte e sofferenza, ma ha anche distratto  le energie del sindaco e della macchina comunale su un imprevisto. Occorre un grande sforzo per sostenere Matera. Ha già le gemme di un pensiero in movimento. Bisogna accompagnarlo, farlo sbocciare, raccontarlo, dandogli la priorità di cura delle politiche culturali. Potenza è invece alla prova di un cambiamento amministrativo, in cerca di un suo ubi consistam. Sicuramente meno attrattiva, il che non vuol dire che in essa non possa espandersi la vitalità diffusa di chi ci vive. Scopro ogni giorno che esiste un fitto mondo di associazioni che hanno solo bisogno di “occupare” gli spazi che ci sono. Spazi fisici.
Ne discutevo con Sara Lorusso, l'altro giorno. Nessuna politica restrittiva, ci auguriamo per il futuro. Ci sono sale, luoghi (penso le scale mobili), che restano troppo spesso desolatamente vuoti e vietati, come una specie di salotto buono chiuso nell’attesa di un ospite di riguardo che non arriva mai. Le città vanno vissute, calpestate, anche sporcate, come un tempo si diceva dell'effetto del piombo dei giornali sulle dita. E' la prova che hanno un'anima, che sono vissute. L'inchiesta che sta conducendo la collega Antonella Giacummo sulla utilizzazione dei contenitori industriali abbandonati è uno spunto di dibattito. E' possibile trasformare un problema in una opportunità?
 
2) La partecipazione e la decisione politica in senso lato.
E' il refrain del dibattito politico nell'epoca del pensiero colletivo digitale e della fine del monopolio dei saperi. Bisogna decidere insieme, ascoltare, includere. Eppure la condivisione si ferma sulla porta della responsabilità di una decisione. Fabrizio Rondolino, su Europaquotidiano, l'altro giorno, scriveva una cosa interessante. Renzi? Nessuno percepisce ormai né che sia del Pd né che ne sia il segretario. Anche tra i più scettici (e io sono tra questi) c'è la sensazione di un processo che si è messo in moto: si inizia una cosa e la e si porta a termine (si spera). Ha creato un’aspettativa. Al momento non possiamo dire né che sia un bluff  né che sia un eroe. Il governatore della Basilicata sta facendo la stessa cosa. Sui consorzi di bonifica - mi ricorda il collega Salvatore Santoro - c'erano stati almeno una decina di consigli regionali nei quali l'argomento all'ordine del giorno veniva puntualmente rinviato. Sulla riforma dell’Arpab leggo di una richiesta di Angelo Summa all'assessore Berlinguer: perchè non ci avete consultato? Viste le funzioni dell'Arpab perchè solo i sindacati dovrebbero essere consultati? E gli ambientalisti? E i chimici? E i biologi?
No si scappa dalla macchinosità assemblearista. Continuo a pensare che il senso della partecipazione non consista in un appello ecumenico o in un reclutamento diffuso. Piuttosto nell'autolegittimazione. Odiosa è, casomai, l’esclusione come censura di principio. Va insomma invertita la perifrastica, da passiva in attiva. Il tempo che ci è concesso è scarso. Più in fretta si fa meglio è.
 
3) Il punto vero è che Pittella deve essere coerente fino in fondo. E avere il coraggio di dire che sta operando uno spoils system in piena regola che può anche essere un concetto moralmente neutro se accompagnato da un risultato ultimo che sia di bene collettivo. Il governatore dimostra di avere il preciso obiettivo di circondarsi di uomini di sua stretta fiducia. Fiducia qui significa aggregazione da aiuto elettorale. La nomina di Falotico ne è un esempio. Il governatore  avrebbe potuto spiazzare tutti aggiungendo in trasparenza che, nella rosa delle persone che potevano andare bene come commissario unico, ne ha scelta una che è funzionale alla sua cavalcata.  Così la storia dei dirigenti che ha infilato in un avviso pubblico è la mediazione tra un elenco che ha in testa e la necessità di trasmettere la sensazione di trasparenza.
Ho consultato l’elenco che già esiste: ce ne sono oltre settecento. Poteva andare a pescare subito lì. Risparmiandoci una trafila che ha il sapore di un bluff. Anche la riapertura delle assunzioni nella sanità lascia molti sospetti. Allora, come scrissi tempo fa: sì a Pittella, no al pittellismo. Il governatore dica fino in fondo che questo è il tempo della sua prova, la sua e quella dei suoi uomini. Deve convincere i lucani, però, che quello che sta facendo non è il passaggio da un oligopolio a un monopolio di clientele.
Dica, ad esempio, in anticipo, perchè ha revocato il turn over nella sanità. Dica quali sono i primari che servono e perchè. E dica dove Martorano (suo ex collega di Giunta) ha sbagliato. Se vuole può usare anche la chat.  

 

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