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"Una donna sindaco?
Sì ma non io"

Basilicata

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POTENZA - Donna, professionista nota della città, molto attiva nel sociale e politicamente impegnata anche nella recente campagna elettorale del presidente Marcello Pittella. Sarà per questo che quello della psicologa Antonella Amodio è finito tra i nomi dei possibili aspiranti sindaco per le amministrative di Potenza che si terranno in primavera. Ma la psicoterapeuta, che una settimana fa ha ricevuto anche il premio Ande “donna dell’anno”, presidente dell’associazione Yn-sieme e promotrice di molte iniziative, tra cui, per stare alle più recenti, la campagna contro la violenza assistita, ci tiene a chiarire: «Il mio impegno nel sociale  non deve tradursi necessariamente in un’ambizione politica».

Insomma, sta dicendo che non ha intenzione di candidarsi o sta prendendo tempo per valutare la possibilità?

Assolutamente no. Non nutro alcuna ambizione politica di questo tipo. Ne’ al Comune di Potenza, nè altrove.

Eppure è anche una donna di partito, impegnata nella campagna elettorale del presidente Pittella

La collaborazione con l’attuale governatore è ormai datata, nata in tempi non sospetti. Ne ho apprezzato da subito l’umanità di chi ci ha accompagnato in tante conferenze sui disturbi dell’apprendimento, il settore di cui mi occupo in prevalenza. Ci ha accompagnato lungo tutta la regione per attestare la vicinanza delle istituzioni ai problemi della gente. Mostrando un’autentica sensibilità alla problematica, che ha portato la Regione Basilicata ad approvare una legge regionale tre anni prima del Governo nazionale, proprio grazie all’impegno dell’allora assessore alle Attività produttive.

Ed è per questo che ha deciso di sostenerlo?

Certo. Ne è nata una stima reciproca. Ne condivido l’attenzione ai cittadini e ai loro problemi. Dal canto mio, ho offerto il mio contributo in qualità  di persona che quotidianamente ha a che fare con il disagio giovanile, per riportare, così come mi è stato chiesto, le voci di chi ascolto a una politica diventata forse un pò troppo distante dalla gente.

E a una possibile carriera politica non ci ha mai pensato?

No, la mia carriera è altrove. E mi sta molto a cuore. Io posso avere le mie idee. Ma la mia attività non può che essere senza coloro politico. Deve essere, invece, il più trasversale possibile. E non vorrei mai che le due cose si accavallassero. Spero solo che il mio contributo alla politica sia foriero dei risultati attesi.

Sono in molti a chiedere più protagonimo della donne nelle prossime amministrative. Magari un sindaco donna. Lei cosa ne pensa?

D’accordissimo. Basta riflettere un pò per capire che si tratta di una cosa giusta. Le donne vivono la città più degli uomini, sono coloro che meglio conoscono le problematiche dei loro figli, quindi dei ragazzi. E se vogliamo anche degli anziani. Chiunque si candidi a guidare il Comune per i prossimi anni, a mio avviso, dovrà puntare a rendere  questa città più inclusiva e più attenta alle fasce “più fragili”, i giovani in particolare. E forse una donna sarebbe ancora più adatta a questo tipo di sfida. A patto, però, che non si tratti di una sola operazione di facciata. Le spiego: se continuiamo a pensare che dietro a una donna candidata ci debba essere un “padrino” non si va molto lontano. Insomma, è necessario guadagnare un’ottica di genere complessiva. Un passaggio culturale. A volte lo si pretende dai più giovani. Ma gli adulti non offrono il buon esempio. Pensi a quello che sta accandendo per il caso Boldrini.

Si spieghi meglio..

Un attacco così violento, sferrato da un mezzo così potente come facebook a una donna, il presidente della Camera, non fa che proporre e legittimare un modello che poi vediamo riproporsi nelle famiglie. Che molto spesso hanno per vittime le donne, ma anche gli stessi figli. Sono reduce da un’iniziativa condotta nell’ambito della campagna contro il cyber bullismo. Proviamo a spiegare ai nostri ragazzi quali siano gli effetti nefasti  di tutti gli atti di violenza e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici. Ovvero quegli stessi comportamenti che in questi giorni abbiamo visto assumere da adulti e per di più in ruoli istituzionali. Tutto questo è molto pericoloso. Ecco perché parlo di vera e propria operazione culturale che deve coinvolgere tutti i livelli.

Ha detto chiaramente di non avere aspirazioni da primo cittadino. Ma se fosse lei il sindaco, da dove partirebbe?

Ho già detto che a mio avviso bisognerebbe fare molto per rendere questa città più inclusiva, per offrire spazi e voce soprattutto ai giovani. Ma c’è una cosa fra tutte, a cui, secondo me, bisognerebbe lavorare con assoluta priorità: rivitalizzare un centro storico ormai senza vita. Dare alla città e ai potentini la possibilità di riappropiarsi del luogo identitario per eccellenza. La cui spoliazione, in questi  anni, ha avuto pesanti conseguenze economiche, ma anche sociali.

m.labanca@luedi.it

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