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Consorzi, il no di Falotico
scatena la reazione di Benedetto

Basilicata

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POTENZA - Il no di Nino Falotico a Marcello Pittella ha scatenato la reazione e l’ira del consigliere regionale di Centro democratico Nicola Benedetto. Ed è l’unico, l’ex assessore regionale all’Agricoltura, a intervenire ufficialmente sulla vicenda. In realtà la vicenda continua a far discutere. Ma non apertamente. Iniziano a circolare anche alcune ipotesi e alcuni nomi per prendere il posto che doveva essere di Falotico quale commissario unico dei Consorzi di bonifica. Di certo il governatore Marcello Pittella ora è difficile che faccia passare molto tempo: la riforma dei Consorzi rimane una priorità al netto di chi guiderà l’ente per i prossimi mesi.

Ad ogni modo l’ipotesi più accreditata che circolava ieri era quella che portava il nome del socialista Donato Salvatore che potrebbe lasciare la guida dell’Asi per risolvere la “grana” dei Consorzi. Ad ogni modo sono indescrezioni a caldo dopo il no di Nino Falotico. A breve dovrebbe essere più chiaro il contesto.

La polemica frontale comunque è esplosa. Nicola Benedetto - che si sa non ha digerito la propria esclusione dalla nuova giunta regionale - ieri ha parlato di “figuraccia” da parte del presidente Pittella. Ma non solo. Nicola Benedetto - che subito dopo non essere stato nominato assessore ha reso noto un accordo preelettorale firmato da de Filippo, Speranza e lo stesso Pittella e che nel primo consiglio regionale ha svelato in pubblico una conversazione con Speranza - rincara la dose: «La “rivoluzione” del Presidente Pittella è inciampata in una figuraccia che, sicuramente si poteva evitare, con conseguenze di immagine (e non solo) che si ripercuotono sul mondo agricolo lucano al punto da alimentare ulteriore sfiducia nelle istituzioni e nella politica».

Benedetto quindi parla di «scelta dilettantistica» e conclude con quello che ha tutta l’aria di una autoinvestitura: «Mi auguro che la vicenda serva da lezione al presidente perché per fare la rivoluzione non è sufficiente un leader se non ha al suo fianco una squadra di rivoluzionari autentici e, tra l’altro, profondi conoscitori dei territori, delle comunità e delle problematiche nei quali calare la rivoluzione, una squadra con cui condividere scelte e decisioni che non possono trovare l’alibi delle prerogative presidenziali, altrimenti si trasformano in una rivoluzione personale, da solo contro tutti con la possibilità di ripetere ancora la figuraccia e di trasfigurare un rivoluzionario in un Donchischiotte».

s.santoro@luedi.it

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