Salta al contenuto principale

Un "infiltrato" nella segreteria di Berlinguer
Il conflitto d'interessi di Mazziotta. Subito le dimissioni

Basilicata

Tempo di lettura: 
4 minuti 27 secondi

POTENZA - E’ il più stretto collaboratore Aldo Berlinguer, la sua guida designata tra i tecnicismi delle questioni sul tavolo, e le insidie di un territorio semi-sconosciuto, che è considerato tra i più appetitosi per le ecomafie di tutta Italia. Ma è anche in affari con un imprenditore che l’anno scorso è finito in carcere per traffico di rifiuti, e tra i clienti della sua società vanta nomi come Eni e Fenice-Edf. Figurarsi quanto importi che sia pure membro di un’amministrazione comunale di centrodestra.

E’ un groviglio di interessi quello che si annida nella segreteria particolare del neo assessore all’ambiente Aldo Berlinguer. Quando la giunta regionale si è riunita per nominare la sua e quella degli altri assessori, lo scorso 23 gennaio, lui non c’era. Ma c’è da credere che anche se vi fosse stato non avrebbe fiatato perché a indicare quei nomi è stato Marcello Pittella in persona. Così tra i 4 componenti del suo staff è finito anche Pietro Mazziotta, un 38enne di Ferrandina laureato in ingegneria ambientale nel 2001, già con un lungo percorso politico alle spalle, che 3 anni orsono lo ha portato alla nomina di vicesindaco nella giunta di centrodestra guidata dal senatore Saverio D’Amelio, come primo degli eletti con la sua lista in consiglio comunale. 

Dato per vicino all’Udc, che in realtà alle ultime elezioni amministrative ha sostenuto un candidato diverso, Mazziotta è arrivato in Regione a giugno del 2011 con un incarico di consulente «per le attività istruttorie relative alla Valutazione d’impatto ambientale e l’Autorizzazione paesaggistica per il rilascio dell’Autorizzazione Unica Regionale».

Si dà il caso che a guidare il dipartimento Ambiente c’era proprio l’allora segretario regionale dell’Udc, Agatino Mancusi, che deve aver molto apprezzato il suo curriculum dove figurano un incarico all’Associazione piccole imprese di Basilicata, e uno alla Confartigianato di Matera.

Molto più importante, invece, il portafoglio clienti della sua Hydrolab srl, «una giovane realtà operante nel settore ambientale, alimentare della sicurezza e nella progettazione, avendo quale attività prevalente quella del controllo chimico analitico su suoli, acque, rifiuti», analisi del rischio ecologico eccetera. Come spiega bene proprio l’ingegner Mazziotta sulla pagina web dalla società.

Oltre ad Eni e Fenice-Edf, tra chi si avvale dei loro servizi fa bella mostra di sè anche il gruppo di Giovanni Castellano, il noto costruttore titolare dell’Hilton di Matera, che almeno fino a poche settimane fa deteneva addirittura una quota nella Hydrolab.

Per la gestione della discarica comunale di Salandra Castellano è finito nell’ultima inchiesta dell’antimafia lucana sul ciclo dei rifiuti urbani del bacino Potenza Centro. Gli investigatori hanno scoperto che lo smaltimento negli impianti di mezza regione avveniva senza svolgere i trattamenti previsti dalla legge, cosa che avrebbe comportato un rischio notevole d’inquinamento. Così a dicembre del 2012 sono scattate gli arresti per 12 persone accusate - a vario titolo - di traffico illecito di rifiuti, truffa e associazione per delinquere.

Quanto ad Eni e Fenice-Edf sembra persino inutile aggiungere che si tratta di due dossier perennemente aperti in Regione. Tant’è vero che tra i primi atti di Berlinguer c’è stata proprio la diffida alla compagnia del cane a sei zampe dopo la fiammata anomala dal Centro oli di Viggiano del 13 gennaio.

Alla prossimo superamento delle soglie di emissioni in atmosfera è previsto che dalla Regione arrivi uno stop alla produzione, qualcosa che in soldoni vorrebbe dire tra i 6 e i 7 milioni di euro al giorno in meno nelle casse della società di San Donato. Numeri da far tremare i polsi al più severo dei controllori anche senza un consigliere interessato nel suo staff ristretto.

Per non parlare di Fenice, il termovalorizzatore di San Nicola di Melfi, per cui si sta svolgendo a Potenza un processo per disastro ambientale a carico dei suoi vertici, e di numerosi funzionari dell’Arpab e proprio del Dipartimento Ambiente, accusati di una serie clamorosa di omissioni, dal momento che i dati sulla contaminazione della falda sono venuti fuori soltanto a distanza di 10 anni dalle prime rilevazioni.

Tra Fenice, Regione e Comune di Melfi è in corso anche un duro braccio di ferro sulla bonifica da effettuare per rimediare alla situazione.

E questo è solo il passato. Perché sul tavolo dell’assessore c’è anche l’aggiornamento del piano regionale sui rifiuti, bandito a novembre del 2012, per cui solo due mesi e mezzo fa si è provveduto all’apertura dei plichi e alla verifica della regolarità della documentazione presentata dai concorrenti.

«L’appalto - spiega un documento ufficiale della Regione - riguarda l’acquisizione ed attivazione del sistema informativo territoriale per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti urbani e speciali, la redazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti solidi urbani, dei rifiuti speciali, degli imballaggi, dei Pcb, del piano amianto e del piano di bonifica dei siti inquinati e la redazione del rapporto ambientale».

Con che occhi stiano guardando all’evolversi della gara i soci e i clienti di Mazziotta è facile da immaginare.

l.amato@luedi.it

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?