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Concorso per dirigenti in consiglio regionale
Il Consiglio di Stato boccia il metodo

Basilicata

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POTENZA - I primi a denunciare il fatto come l’ennesimo concorso  “tarocco” erano stati alcuni concorrenti che quell’avviso pubblico per tre posti da dirigente al Consiglio regionale lo aspettavano da anni. Anche la Funzione pubblica della Cgil aveva abbracciato la causa, segnalando alcune irregolarità nella modalità di svolgimento delle prove. Ma per il Tar di Basilicata non c’erano i presupposti per accogliere i ricorsi. Ora, però,  a rimettere tutto in discussione ci ha pensato il Consiglio di Stato. Il ricorso è stato accolti. Di fatto il concorso è sospeso. «Una buona notizia», per il consigliere di Sinistra ecologia e libertà, Giannino Romaniello, che parla di un esito contato. Di anomalie ce ne erano state fin troppe: un avviso pubblico eccessivamente generico, che non precisa l’area di destinazione dei futuri dirigenti. Tanto che ai candidati non veniva richiesto nessun titolo di studio specifico, se non una generica laurea. Inoltre tra i criteri di selezione non era prevista la valutazione dei titoli, ma solo quella relativa alle prove d’esame. E pare che a tutto questo si sia aggiunto anche un altro fatto: nonostante la tempestiva richiesta di accesso agli atti da parte di alcuni candidati, la documentazione è stata consegnata con molto ritardo.

Che si sia trattato solo di un caso o meno, resta il fatto: a passare la prova scritta otto nomi “noti” negli ambienti di viale Verrastro:  Patrizia Minardi (dirigente dell’ufficio Autorità di gestione del Po Fesr della presidenza della giunta), Antonio Carluccio (della segreteria dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale), Anna Pedio (dell’area Bilancio, ragioneria e gare del Consiglio), Raffaele Beccasio (dell’ufficio della direzione generale del Consiglio), Maria Rosaria Pace (dell’ufficio della segreteria generale della giunta), Antonio Corona, Emilia Piemontese (comandante della Polizia provinciale di Potenza) e Gerardo Travaglio (consigliere comunale di Latronico e dirigente amministrativo del Parco del Pollino).

Insomma, tutta una serie di indizi che farebbero pensare a una selezione in qualche modo “guidata”. E la notizia della decisione del Consiglio di Stata è stata accolta con soddisfazione da parte del consigliere Romaniello, che ha colto pure l’occasione per porre un tema politico: «Non si può continuare ad immaginare di assumere decisioni sui concorsi e riorganizzazione della macchina burocratica ed amministrativa senza un confronto puntuale con i rappresentanti dei lavoratori. Lo scopo deve essere quello di un processo condiviso nell’interesse dell’amministrazione, evitando di dare l’impressione che ci siano cose che si fanno ed altre no, con discrezionalità, in base a ragioni “di parte».

«Mi auguro - conclude Romaniello - che da questa ennesima bocciatura di un metodo (altre ve ne sono state come la impugnazione di alcune norme di legge della Regione da parte del Governo) si tragga insegnamento e si dia un segnale chiaro: gestire la cosa pubblica con trasparenza e nell’interesse generale della comunità lucana piuttosto che per interessi particolari».

m.labanca@luedi.it

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