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La crescita passa per la discontinuità
Tre strumenti proposti dal centro studi Uil

Basilicata

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C’È una dimensione locale dello sviluppo nel tempo della crisi globale? C’è una sfera di influenza, uno spazio di azione possibile e produttivo di risultati, insomma conta fare qualcosa, insistere che chi può fare, la Regione con i mezzi dell’operatore pubblico, faccia qualcosa? Basilicata e “mondo”, economia-mondo. Piccolo, puntiforme e grande, grandissimo. C’è un legame, un qualcosa che stringe realtà e dimensioni così diverse? Cose piccole e grandi sono oggi intrecciate. E sono intricate in una dimensione del “rischio”, della rischiosità anche spaventevole, dell’affacciarsi ad ogni angolo e crocicchio su di una vista sgradevole di precarietà.

E’ una specie di “società mondiale del rischio” come la definisce Beck, dentro questi limiti e dentro una “precarietà” diffusa sta anche la “piccola Basilicata”. Che cosa fare per ritrovare una mappa a partire dai dati duri dell’economia-mondo, “terribilmente dentro” la quotidianità, la vita delle persone, dei territori, delle regioni meridionali e di quella particolare regione, la Basilicata, la più “appartata” nel Sud, ma pure quella più esposta ai venti delle crisi storiche e di quelle che la scalfiscono in profondo, quanto più essa appare refrattaria.

Proprio questa condizione di rischiosità sociale è un banco di prova per architettare una sorta di ‘regione sociale’ un ‘sistema di cittadinanza sociale’ dove entra ‘chi ha qualcosa da dire ,fare o cercare’ e che raccolga dentro uno spazio pubblico i servizi all’infanzia, alla donna, al giovane, al lavoro, al disagio sociale.

Il punto vero è di accendere qualcosa di nuovo e diverso, qualcosa che rompa una continuità che produca pochi effetti per la vita e le “biografie a rischio” delle persone: insomma nuove politiche attive del lavoro, uno spicchio di un “sistema locale di protezione sociale” che nella regione Basilicata può trovare una condizione ideale di sperimentazione, una sorta di laboratorio sociale.

Tre strumenti si possono attivare subito:

1) La sperimentazione del contratto di ricollocazione per soggetti fuoriusciti dal mercato del lavoro e per una nuova occupazione, rivolgendo grande attenzione alla platea di soggetti ammessi agli ammortizzatori sociali in deroga individuati tra giovani e lavoratori di età media (under 45) o a profili professionali che presentano buone caratteristiche per la ricollocazione.

Il contratto prevede la possibilità per i soggetti di scegliere liberamente l’agenzia da cui farsi assistere, tra quelle accreditate, il pagamento del servizio da parte della Regione soltanto a risultato ottenuto ed il sostegno intensivo ai disoccupati nella ricerca della nuova collocazione.

2) Il Catalogo di servizi di politiche attive del lavoro con il coinvolgimento diretto dei soggetti beneficiari di misure di sostegno al reddito impiegati in progetti di utilità sociale, e con la utilizzazione integrativa del voucher lavoro. Si tratta, con il coinvolgimento di strutture regionali, provinciali, comunali, istituzioni scolastiche, terzo settore, di progettare dei ‘cartelli’ di attività che potenzino realmente l’offerta di servizi e di interventi con finalità comunitarie e di utilità sociale.

I beneficiari delle misure di ammortizzatori sociali sono impegnati a convergere secondo propensioni e valutazioni condivise con l’azienda che attiva il beneficio ed a partecipare alle attività programmate. I campi di possibili attività sono:

a). Messa in sicurezza del territorio con azioni di straordinaria manutenzione agroforestale in aree individuate in dissesto sulla base di un progetto speciale concordato tra Enti locali, Regione ed il primo nucleo sperimentale dell’istituenda Agenzia Agro forestale;

b) Manutenzione patrimonio pubblico e servizi civici con l’assegnazione di un contingente di lavoratori alla Provincia ed ai Comuni da impiegare in un piano di collaborazione con i servizi tecnici nella tenuta e minuta manutenzione dei beni pubblici (scuole, edifici pubblici, giardini, fontane..) o nei collegamenti logistici di servizio tra sedi pubbliche diverse;

c) Assistenza servizi turistici; assistenza accompagnamento flussi turistici ordinari e giovanili (per esempio: gite turistiche, ausiliari del traffico, nucleo informativo comunale);

d) Supporto attività istituti scolastici con lavori di collaborazione esecutiva e di assistenza alle sedi scolastiche;

e) Riqualificazione dei servizi sociali sulla base di un programma di potenziamento dei servizi all’infanzia, dei servizi in Adi, di assistenza  ed aiuto nella cura dei degenti e delle persone affette da cronicità, oltre all’ausilio ai Punti di Salute istituiti per accogliere orientare i pazienti all’interno dei percorsi di cura e di assistenza.

3) Gli interventi di rilancio aziendale che prevedono la costituzione di un fondo a disposizione delle aziende in crisi impegnate a convertire ed investire nel processo produttivo aziendale, favorendo la riqualificazione del personale interno e/o l’assorbimento di personale ammesso agli ammortizzatori sociali, anche da platea esterna al sito produttivo.

L’obiettivo è quello di sostenere l’azienda che ha richiesto e ottenuto Cigs o Cig in deroga, a rilanciare la produttività e l’occupazione adeguando e valorizzando il profilo di competenze dei lavoratori sospesi.

I cardini del successo delle tre misure di politiche attive da sperimentare sono:

a) La promozione di partenariati territoriali costruiti tra pubblico e privato finalizzati alla condivisione dei fabbisogni professionali del mercato del lavoro locale, per sviluppare il dialogo e l’integrazione tra gli interlocutori coinvolti e migliorare le  azioni di incontro domanda-offerta di lavoro;

b) La costituzione di una struttura speciale  animata anche da rappresentanze giovanili e del lavoro su cui attestare tutti i momenti dalla progettazione degli interventi, alla promozione della domanda alla erogazione delle risorse.

Un sistema di “sportelli lavoro e sviluppo” secondo il modello già sperimentato con le “Missioni di sviluppo” ex legge 44. Un luogo autogestito con dentro le strutture pubbliche (i Cpi, uffici decentrati regionali, Comuni) animato da figure tipo gli agenti di sviluppo capace di condensare in un solo momento tutto ciò che serve per il successo di un progetto individuale o collettivo inclusa la ricerca ed erogazione del finanziamento;

c) La stipula del “Patto di servizio” individuale che preveda modalità di ricollocazione  e di riqualificazione coerenti con i bisogni della persona e dell’azienda e misure di sostegno alla conciliazione famiglia – lavoro.

Importante è chiarire che queste cose si possono fare con pochi atti amministrativi e con molto management, con un forte investimento sul modo di lavorare delle risorse umane, degli uffici e quindi delle funzioni dirigenziali pubbliche che devono essere valutate sul conseguimento dei risultati attesi.

Insomma una sana governance, un management sociale che le strutture pubbliche devono saper fare, una “sapienza diffusa” una appassionata voglia di vedere realizzate le cose che si è deciso di fare.

La prospettiva è di favorire un contesto innovativo ed in crescita, dove i giovani sono competenti, l’accessibilità buona, le imprese inefficienti sono acquisite da quelle efficienti, l’ambiente è tutelato, i bandi di gara sono competitivi ed i progetti sono ben fatti ed attraggono l’offerta dei “migliori”. Il gioco è di non farsi vincere dall’inferno dei viventi che è già qui e dalle sue trappole (Calvino). Serve “attenzione ed apprendimento continui. Cercare e saper riconoscere chi e cosa in mezzo all’inferno non e’ inferno e farlo durare e dargli spazio”.

 

*CENTRO STUDI UIL

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