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Staffetta alla guida del governo
Con Renzi, sono quattro i lucani che sperano

Basilicata

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SPERANZA vota Renzi e “molla” Letta mentre De Filippo resta con il suo leader fino alla fine e lascia la riunione senza votare. In Direzione nazionale sì è consumato l’incoronamento di Renzi e allo stesso tempo il dramma Letta. C’è la staffetta al governo. Esce Enrico Letta ed entra Matteo Renzi.

Un evento inimmaginabile fino a qualche giorno fa. Eppure è andata così dopo le accelerazioni dei giorni scorsi. Questioni nazionali. Ma che hanno dei risvolti enormi anche per i democratici di Basilicata. Con le dimissioni di Letta e con Renzi che salirà al Colle già nelle prossime ore cade anche tutto il governo: ministri, viceministi e sottosegretari. Si azzera tutto.

E tra i lucani, soprattutto di area Pd, già ieri sera subito dopo la fine della Direzione nazionale, è iniziata la febbre da nomina e da previsioni. E si allontana l’urgenza del congresso regionale. Magari le date rimangono invariate ma in questo momento i colonnelli lucani del Pd pensano ad altro. A Roma. A naso sono 4 le postazioni in gioco con altrettanti protagonisti. C’è innanzitutto Roberto Speranza che ieri ha votato a favore della ascesa a premier di Renzi. Non è stato il solo. Tutti i cuperliani, compreso Gianni Cuperlo hanno votato a favore del segretario nazionale. Ma c’è chi in Rete soprattutto si è affrettato a parlare di “salto della quaglia”. Tesi immediatamente smentita dagli stessi cuperliani lucani che hanno parlato di atteggiamento maturo e in sintonia con la decisione assunta dallo stesso Cuperlo. Di più. C’è chi parla di Speranza ormai punta avanzata cuperliana anche per la tenuta stessa dell’unità (o maggioranza larga del partito). Sia vista in un modo o nell’altro ad ogni modo  Roberto Speranza ha ottime possibilità di conservare la postazione di capogruppo alla Camera dei deputati. Si vedrà. Del resto mentre per gli incarichi di governo con le dimissioni di Letta si azzera tutto non succede lo stesso per le presidenze dei gruppi parlamentari.

E così mentre Filippo Bubbico non sarà più automaticamente viceministro all’Interno non accade lo stesso per Speranza. Almeno fino a decisione slegata dalle sorti del governo. Nulla esclude che il senatore Bubbico possa entrare anche nella prossima squadra di governo che verrà formata da Renzi. Ma a questo punto sembra complicato.

Il tema più caldo è quello legato al segretario regionale del Pd ed ex governatore lucano, Vito De Filippo. Ieri durante la direzione nazionale il suo volto era preoccupato. Poi è stato tra i quattro lettiani che hanno lasciato la sala prima del voto: «Non possiamo votare per far cadere il governo guidato da Letta», è stata la dichiarazione rilasciata alle agenzie dai quattro lettiani.

 De Filippo appena lasciata la riunione ha raggiunto il premier uscente che non avendo partecipato alla Direzione ha seguito la diretta online a Palazzo Chigi. Insomma ha prevalso l’amicizia e l’ex governatore non ha fatto mancare la vicinanza umana all’amico di lungo corso.  Cosa succederà in termini di ingresso nel governo è tutto da vedere. Enrico Letta nelle scorse ore ha già fatto sapere di non voler accettare nessun ministero. Ma non è chiaro se questa rigidità riguarda anche i “suoi”. Insomma De Filippo potrebbe entrare nel governo Renzi in quota Letta essendo uno dei più fedeli all’ex oramai presidente del Consiglio. Ma sono questioni che saranno più chiare solo nelle prossime ore o addirittura nei prossimi giorni.

Diversissima la situazione del senatore lucano Salvatore Margiotta. Lui sta con Franceschini che a sua volta è diventato renziano la scorsa estate alla vigilia del congresso nazionale poi vinto dal sindaco di Firenze. Inutile girarci intorno. E’ in una posizione di forza. Tanto più che Dario Franceschini prima della Direzione di ieri è stato tra i big quello più duro nei confronti di Letta. In questa logica con Franceschini punta avanzata nel prossimo governo Renzi non si può escludere anche una interna flotta franceschiniana nel nuovo governo. E in questa logica c’è chi profetizza anche un incarico da viceministro (alle Infrastrutture) per Salvatore Margiotta. Intanto ieri è stata una giornata di grande esposizione mediatica per il senatore potentino: in mattina a Radio Rai alla trasmissione “Anchio io” e nel tardo pomeriggio alla “Vita in diretta” ha spiegato le ragioni dell’accelerazione di Renzi. Insomma potrebbe essere il momento buono per Margiotta.

Ma potrebbe esserci addirittura il poker lucano. Con addirittura una postazione da ministro. Per Gianni Pittella. Il vicepresidente del Parlamento europeo però ha una relazione diretta con Matteo Renzi. Insomma se tratta, lo fa per sè. In forza del sostegno diretto che diede alle scorse primarie nazionali come quarto candidato alla segreteria nazionale. Cosa accadrà è difficile da dire a caldo. Ma mai un lucano dai tempi di Colombo è stato così vicino a poter guidare un ministero. Ad ogni modo saranno ore e giorni  di attesa e di concitazione per molti democratici lucani che si giocano la “partita della vita”.

Per il resto c’è il commento a tutta la vicenda del governatore lucano Marcello Pittella che su Fb ha scritto: «Un atto di grande responsabilità e di lucida follia. Renzi sa che si gioca tutto, che ha tutto da perdere, ma ha anteposto la necessità di un cambio di passo e l’urgenza di una fase nuova ad ogni tipo di cautela. Renzi a Palazzo Chigi mi sembra davvero l’ultima possibilità per avviare davvero quella stagione di riforme fino ad ora rincorsa e non attuata come ci si aspettava e uscire dalla palude. Farlo in tempi brevissimi, o il Paese morirà. Sgambetti e tranelli saranno dietro l’angolo ma non è mai stato tanto necessario come oggi dare seguito a quei cambiamenti strutturali che, si sa, non vanno e non andranno mai di pari passo al consenso. Eppure vanno attuati, per il Paese e per gli italiani. Una riflessione che vale allo stesso modo per la Basilicata. A costo di rischiare sul piano personale, bisognerà cambiare, trasformare e innovare molte cose. Contro ogni tipo di resistenza e frizione».

s.santoro@luedi.it

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