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Maria Cristina Pisani, da Lauria a Roma
è la portavoce nazionale socialista

Basilicata

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POTENZA - Maria Cristina Pisani ha 24 anni ancora da compiere. Socialista. Di Lauria. Non è una dirigente giovanile. Non ci sarebbe notizia. Lei, invece, giovanissima e donna è entrata da qualche settimana nel Direttivo nazionale del Psi guidato da Nencini. E’ la portavoce del partito a livello nazionale. In un panorama in cui le donne e i giovani sono spesso assenti nei consessi politici più importati è quasi un “caso”.

Si sente un’eccezione?

«In Austria c’è un ministro che ha 25 anni. In altri Paesi quello che per noi è eccezionale è la normalità. Ovviamente capisco che possa suscitare stupore il fatto che un giovane possa svolgere un ruolo così importante in un partito. Tanto più che a esercitare questo ruolo sia una donna. Lo capisco perchè spesso una donna in più significa un uomo in meno. A queste reticenze dobbiamo rispondere con azioni concrete. Credo che l’attribuzione a un giovane o a una donna di un ruolo importante credo possa essere un segnale importante per tutta la società».

Perchè?

«Oggi tocca a noi più che a qualsiasi altro comprendere lo stato delle cose e individuare una strategia per la crescita. A noi tocca, ma in un quadro di rinnovamento estemporaneo, la responsabilità di dover costruire una nuova classe politica non con il make up come spesso avvienene ma con l’esperienza nel partito, nelle istituzioni e nelle ammnistrazioni. Insomma con l’esperienza quotidiana a partire dai volantinaggi e dalle cose comuni. Credo che l’opportunità che viene data a un giovane o a una donna di entrare  in politica è un valore aggiunto che molti partiti dovrebbero sfruttare di più.

Tutto bello, ma troppo spesso questo non accade...

«Lo so. E infatti ad esempio il dibattito sulla legge elettorale per me è stato molto importante. Ci ha consentito di porre   al centro del dibattito politico la questione donne. Partiamo dalla situazione attuale che può definirsi discreta dato che per la prima volta nel nostro Paese il 30 per cento dei parlamentari sono donne. Discreta perchè se il Parlamento fosse davvero lo specchio del Paese dovrebbero esserci il 51 per cento di donne deputate e senatrici. Ma non è una questione di quote piuttosto una questione di qualità della democrazia. Nel disegno attuale sulla legge elettorale, la bozza sancisce l’obbligo di garantire uguale presenza nelle liste...».

Ma non chiarisce l’alternanza uno a uno nelle liste...

«Infatti. Se non modifichiamo la proposta di legge in questa parte c’è il rischio che il numero di elette donne scenda, ben che vada, al 25 per cento. Altro che parità. Si rischia di fare un passo indietro».

E’ comunque un dato altissimo rispetto alle realtà locali. In Basilicata per esempio su 20 consiglieri regionali non c’è nessuna donna. E’ un elemento che connota anche una certa arretratezza culturale?

«Parto da un punto. All’ordine del giorno alla Regione Basilicata c’è la riforma dello Statuto. Credo che a tal proposito l’impianto dello Statuto regionale vada rivisto. Non solo serve che sia garantita la rappresentanza territoriale ma serve anche la parità di genere. Adottando magari il modello già utilizato in altre regioni dove è prevista la doppia preferenza di genere e la presenza di almeno un terzo di donne in Consiglio. Lo ripeto: non è una questione di quote ma di qualità della democrazia. Non c’è dubbio poi che tutto debba essere inserito in una serie di riforme inquadrate anche per favorire un innalzamento culturale».

Come mai i socialisti - con lei nel Direttivo nazionale e il trentenne Pietrantuono eletto alla Regione - riescono meglio a interpretare questa domanda di rinnovamento?

«E’ una domanda che dovrebbe fare alle altre forze politiche. Io posso rispondere che la ventata di cambiamento è percepibile ovunque anche nell’ambito di altri partiti. La percezione che ai giovani non debba essere consegnato il testimone ma data la possibilità di fare politica credo sia evidente. A questa esigenza credo stiano corrispondendo anche delle azioni concrete. Penso anche alla nostra Regione dove l’età media dei consiglieri si è notevolmente abbassata. E questo vale anche per molte segreterie di partito. Rimango convinta però che sono necessarie anche le esperienze di chi negli anni ha vissuto i momenti bui da cui stiamo cercando di uscire».

Fuori dai denti. Ma il cognome Pisani l’ha aiutata in questa “scalata”?

«Molto spesso questo è un luogo comune. Io credo che il background familiare non deve mai avere nulla a che fare con il percorso che ciascuno di noi decide di intraprendere. Questa è stata la mia scelta. Ho deciso di fare politica fin da quando avevo 15 anni. E’ stata una passione coltivata nel tempo».

Ma non si può negare che sia stata fortunata potendo contare su una formazione politica coltivata tra le mura domestiche...

«Più che familiare parlerei di contesto sociale. Ho sempre frequentato ambienti politici, il partito, il mondo dell’associazione».

Maria Cristina Pisani, si pone come obiettivo la politica nazionale o quella regionale?

«Credo non ci sia una distinzione così netta. La politica si fa per passione e mai per interessi personali. E’ servizio nei confronti degli altri. Non si fa politica per un obiettivo particolare. Secondo me si fa politica per scuotere la realtà che ci circonda. Per cercare nel piccolo di dare un contributo».

Una provocazione. Marcello Pittella la chiama per fare l’assessore esterno, il Psi lucano la indica come possibile sindaco di Lauria mentre dal nazionale le propongono un incarico nazionale. Cosa sceglie?

«(Ride prendendo tempo poi risponde con piglio deciso ndr) Forse le questioni della mia regione le vivo maggiormente pur vivendo molto spesso a Roma. Sono dimensioni così diverse che posso solo dire che il ruolo di un amministratore locale è più complicato di quello che può avere un deputato o un senatore. Per il resto non saprei...».

E’ chiusa definitivamente la diaspora socialista?

«Rispondo con una battuta: è socialista chi è iscritto al Psi e legge “L’Avanti”. Non è una mia frase ma la disse molti anni orsono qualcuno più autorevole di me (Nenni ndr)».

Intanto in Basilicata alcuni hanno lasciato il Psi e formato una associazione socialista e riformista...

«Uso la stessa risposta. Posso aggiungere  a livello più generale che non bisognerebbe abusare della parola socialista. Si usa spesso per definire la propria posizione quando ci si è collocati altrove. Un modo per ricordare le proprie radici dopo averle tagliate. Noi non abbiamo certo l’esclusiva del nome ma qualche consiglio lo possiamo dare a chi usa il termine socialista con troppa facilità».

Sull’inizio della legislatura regionale guidata da Marcello Pittella e la sua giunta cosa pensa?

«La relazione programmatica del presidente Pittella traccia bene la rotta che si intende percorrere. Io credo che indica una serie di priorità che effettivamente sono le priorità della nostra regione. E’ un buon punto di partenza. Credo che riassuma bene uno spirito di rinnovamento che non è più rimandabile. Valuteremo più avanti se le buone intenzioni avranno anche delle risposte positive in termini concreti. Condivido oltretutto il governatore Pittella quando dice che la sfida o si vince tutti insieme o perde la Basilicata. L’ho detto anche io nel nostro congresso regionale: si vince solo se si ha l’intelligenza di capire che nessuno può vincere le sfide difficili in solitaria. Si tratta cioè di comprendere che siamo tutti chiamati a fare la nostra parte con responsabilità. Solo la forza di un progetto complessivo può aiutare la Basilicata».

E sulla giunta degli esterni?

«La scelta della giunta  interpreta bene questo spirito. Assessori professionisti che in quanto tali dovranno dare delle risposte. Ovviamente anche loro saranno giudicati, come i politici, sui risultati raggiunti. Voglio dire però che come socialisti avremmo preferito una soluzione politica. E avremmo preferito una giunta che fosse espressione dei partiti che componevano la coalizione. E tra questi ovviamente anche il Psi perchè non c’è dubbio che è stato l’unico partito che nonostante la non affluenza è crescito sia in termini percentuali che in termini numerici».

s.santoro@luedi.it

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