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Consiglio straordinario congiunto
Comune-Provincia sullo statuto regionale

Basilicata

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POTENZA - In due sole, Basilicata e Molise, a non avere lo statuto aggiornato. In due ad essersi perse la «stagione di regionalismo» che negli ultimi anni ha cambiato, rimodulato, definito gran parte dei rapporti tra gli enti locali e il governo centrale. «Peccato perché forse avremmo vissuto con anche meno problematiche le relazioni Regione - Comuni». E lo dice con una certa consapevolezza Vito Santarsiero, che da sindaco di Potenza, nell’aula potentina è tornato più volte sul tema dei difficili rapporti tra piazza Matteotti e viale Verrastro, a sbattere pugni, subire, lamentare, rivendicare. Ma ieri il quadro era decisamente più originale.

La seduta di consiglio comunale era di quelle speciali, straordinaria secondo il gergo tecnico. Comune e Provincia riuniti per dibattere della bozza di statuto regionale, al momento in discussione, e che sta in queste settimane cominciando un iter di rielaborazione prima dell’adozione.

Ai banchi della giunta erano seduti il sindaco Santarsiero e il presidente della Provincia di Potenza, Piero Lacorazza. Entrambi nel pieno dell’iter di decadenza da questi incarichi, eletti in consiglio regionale, ed entrambi direttamente interessati dal percorso di ratifica dello statuto regionale: presidente della commissione consiliare dedicata al tema il primo, presidente del consiglio regionale il secondo.

Tra sovrapporsi di ruoli e in un’aula piuttosto istituzionale, l’intero dibattito - sono intervenuti in tanti tra i consiglieri - si è sviluppato soprattutto attorno alla rappresentanza, al rapporto Regione - Enti locali - Stato, alla partecipazione dei cittadini.

«Con Piero - ha detto subito Santarsiero - abbiamo subito convenuto di partire dai nostri Comuni e dalle loro 131 ragioni». Il richiamo a uno slogan che lo ha accompagnato nell’elezione a via Verrastro ha fatto da premessa.

L’occasione persa, in fondo, sta proprio in quella scarsa tutela concessa nel vuoto agli enti locali. «Eppure la Costituzione ne fa un chiaro riferimento».

Ora il nuovo statuto, dovrebbe superare questo limite. «Il testo permette alla Regione di avere maggiore consapevolezza del proprio ruolo.  Forse ci avrebbe aiutato ad avere meno elementi di contrapposizione tra Comuni e Regioni». Sarà un organismo tecnico a svolgere un ruolo di equilibrio. «La bozza di Statuto prevede a viale Verrastro la presenza di un consiglio delle Autonomie Locali». Un organismo che potrà esprimere parere su funzioni, compiti, piano strategico, legge europea. 

La tempistica ipotizzata nella prima commissione regionale prevede di arrivare ad aprile con una bozza definitiva, per attivare un paio di mesi di dibattito prima dell’adozione in estate. E magari riuscire ad approvare il testo (c’è bisogno della maggioranza assoluta) entro fine anno.

La novità è nello sforzo «di riequilibrio tra la forza della giunta e del presidente e quelli del consiglio», riconoscendo un ruolo importante a quest’ultimo.

«Non dobbiamo perdere di vista il cambiamento - ha concluso Santarsiero - Veniamo da una stagione che ha certificato il fallimento dell’attuazione del Titolo V, in cui il federalismo fiscale ha significato solo una diversa spartizione dei fondi nord-sud, in cui si stano sciogliendo le province e che rivede il peso del centralismo. Non possiamo pensare di usare alcuni errori fatti, per quanto gravi, come leva per abbattere il peso di tutti gli enti locali, a partire dalle regioni».

L’idea di partenza è che «il decentramento fa bene al Paese. Negli anni in cui l’Italia ha investito sugli enti locali è cresciuta, e il Sud è cresciuto più del Nord».

Questo l’errore del governo: «Il governo nazionale pensa che riducendo l’autonomia degli enti locali si possa uscire dalla crisi. Ma non  è la strada giusta», ha fatto eco il professor Stelio Mangiameli, direttore dell’Issirfa - Cnr che sta collaborando alla stesura dello statuto regionale.  Anche perché «il decentramento consente agli Stati esteri di occuparsi delle questioni di rilevanza internazionale. Dobbiamo guardare alla valorizzazione dei territori attraverso le Regioni, le Province e i Comuni».

«Si vive in un periodo contraddistinto dalla schizofrenia del legislatore nei confronti degli enti locali - ha aggiunto Lacorazza - Invece di scardinare il lavoro fatto in precedenza ci è sembrato utile partire dalla bozza già predisposta».

Per questo nella bozza di statuto «abbiamo ritenuto di dare centralità ai consigli comunali e ai consiglieri comunali che hanno relazioni immediati con il cittadino, con una commissione che conterà quasi 1.000 consiglieri comunali».

L’approdo: «Abbiamo bisogno che le scelte siano condivise con tutti e non assunte nel chiuso di una stanza. Dobbiamo essere più efficaci, ma siamo comunque un punto di riferimento per i nostri cittadini anche perché svolgiamo una funzione che nessun altro offre: la mediazione tra interessi contrapposti». Per «un collegamento reale con il territorio».

s.lorusso@luedi.it

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