Salta al contenuto principale

Il Partito democratico
si spacca anche nei territori

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 21 secondi

LAGONEGRO - Il congresso locale del Partito Democratico si è concluso senza quell’unità e quella condivisione che, almeno a parole, volevano tutti. Anzi, le consultazioni si sono chiuse con una «frattura evidente tra due anime del partito, che crea enorme disagio e spero presto sarà ricomposta».

Lo ha raccontato così il segretario uscente Biagio Falabella.

Inizialmente si era profilata la possibilità di tre o più candidature alla segreteria, poi dopo una settimana convulsa di incontri trasversali è stata presentata una sola lista, poiché anche l’ex segretario aveva presentato le sue dimissioni facendo un passo indietro e ritirandosi dalla competizione.

Così ha prevalso l’unica rimasta in gara, Assunta Mitidieri, giovane e preparata professionista, che ha portato con sé nel consiglio direttivo una rosa di nomi completamente nuovi, quasi del tutto priva di esponenti dell’amministrazione di centro-sinistra e dei big del partito.

La sua però è stata una vittoria condizionata dalla mancanza di circa metà degli iscritti al momento del voto: si sono espressi in suo favore 85 elettori su 86 partecipanti rispetto ai 150 aventi diritto. Quota ulteriormente ridimensionata dal ritiro in corsa di Francesco Ferraioli e di una parte del partito schierata con lui, che ha preferito abbandonare la seduta non esprimendo alcuna preferenza.

Un segnale forte, come a volersi sottrarre dal confronto e dalla ratifica della vittoria della concorrente, che peserà come un macigno sul futuro del partito in termini di compattezza e governabilità.

Evidente l’assenza di alcuni nomi importanti come l’assessore Mimmo D’Agrosa o la presidente del consiglio comunale Giuseppina Ammirati. Vistosissima l’assenza del sindaco Domenico Mitidieri che pare abbia avuto un confronto politico e personale molto acceso con la nuova segretaria, alla quale aveva chiesto un gesto di umiltà e di maturità nelle ore immediatamente precedenti all’elezione, al fine di arrivare ad una candidatura condivisa e a una mozione unica.

Un minimo comune denominatore si poteva trovare, pur a fronte di una diversa provenienza culturale e di una differente collocazione politica di area, nella fiducia diffusa tributata a Renzi ed al suo progetto di rinnovamento, nella vicinanza generalizzata al presidente della regione Marcello Pittella ed alla sua «rivoluzione democratica» e nella necessità di rilanciare l’azione programmatica del centro-sinistra a livello locale. In ultima analisi hanno prevalso invece i veti incrociati e le divergenze personali, nonostante fino all’ultimo si sia tentato di fare una deroga ai regolamenti e candidare tutti in una sola lista allargata.

Ma stavolta pare che le larghe intese non abbiano funzionato, e nemmeno il manuale Cencelli. Così per la Mitidieri e il suo direttivo di donne e giovani la strada per il cambiamento comincia in salita.

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?