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Luongo "assolto" per prescrizione
Non luogo a procedere per l'ex deputato Pd

Basilicata

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POTENZA - «Non doversi procedere per intervenuta prescrizione». E’ la formula con cui ieri mattina il presidente del collegio del Tribunale di Potenza ha prosciolto Antonio Luongo dall’accusa di corruzione nel maxi processo Iena 2.

Assieme all’ex deputato del Pd, sono stati prosciolti anche il sindaco di Anzi Giovanni Petruzzi e Giuseppe Sonnessa, all’epoca dei fatti (nel 2001,ndr) suoi stretti collaboratori, più i membri della commissione di gara incaricata di vagliare le offerte per un appalto da 290 milioni delle vecchie lire all’anno per le pulizie «degli edifici, dei locali e degli arredi» della Asl 4 di Matera assieme all’ex direttore generale Vincenzo Dragone.

Erano tutti imputati per aver «garantito e assicurato l’aggiudicazione dell’appalto in oggetto alla società “2Enne”» dei fratelli potentini Carmine e Antonino Garramone.

La commessa sarebbe stata la “ricompensa” dopo l’esclusione della 2Enne dalla gara da due miliardi e 300 milioni l’anno per le pulizie nell’«ospedale nuovo» di Matera.

Inoltre, appena una settimana dopo l’assegnazione, la ditta avrebbe offerto delle «prestazioni aggiuntive» rispetto a quelle richieste, incassando l’ok dell’azienda sanitaria qualche mese più tardi.

Contropartita: «un contributo elettorale pari a 15 milioni di lire versato all’onorevole Luongo»; e l’assunzione di 4 persone, «tutti soggetti segnalati dallo stesso Vincenzo Dragone», e sponsorizzati da Petruzzi.

Questo il capo d’imputazione a firma dei pm Henry John Woodcock e Vincenzo Montemurro, titolari dell’inchiesta sulle infiltrazioni del clan Martorano nell’economia e gli appalti di mezza regione. “Teste di ponte”: alcune ditte “amiche” proprio come quella dei fratelli Garramone, entrambi ancora imputati per l’accusa di associazione a deliquere di stampo mafioso.

Sempre ieri sono stati prosciolti per prescrizione anche l’ex direttore generale del Crob di Rionero Teodosio Vertone e l’ex direttore amministrativo Giuseppe Stillitano. Erano accusati a loro volta per corruzione, in relazione a una delibera del 2002 sull’«allargamento dei servizi di pulizia e prestazioni aggiuntive ed integrative»; e ai ritardi della gara per lo smaltimento dei rifiuti speciali e il servizio di necroscopia. Altre due commesse della ditta dei Garramone, che in cambio avrebbe assunto di 5 persone «segnalate dallo stesso Vertone», e gli avrebbe messo a disposizione una «una squadra per pulire e mettere in ordine la sua casa in campagna», oltre ad offrirgli un imprecisato «pacco regalo».

Ha invece rinunciato alla prescrizione, insistendo per una pronuncia nel merito, Gianvito Amendola, dirigente amministrativo tuttora in servizio al Crob, accusato di aver fatto da intermediario dell’accordo tra 2Enne e vertici della struttura, incassando come ricompensa l’assunzione di 3 persone che aveva «segnalato» lui stesso. Come pure il presidente della Camera di commercio di Potenza e il suo collaboratore Mario Cutro, che rispondono di corruzione per aver accelerato l’iter d’iscrizione della 2Enne all’albo delle imprese che effettuano la gestione dei rifiuti, nel 2001, per una mazzetta da 10 milioni di lire «da distribuire tra i membri della commissione», la promessa dell’assunzione di un imprecisato lavoratore e regalie varie.

Per Amendola, Lamorte e Cutro il processo riprenderà il 14 luglio quando sfileranno sul banco dei testimoni i testi indicati dalle parti civili: Carmine e Quirino Guarino, imprenditori da sempre vicini al boss Renato Martorano (il primo è  imputato a sua volta per una serie di reati).

A gennaio dell’anno scorso proprio a causa di questa pendenza giudiziaria Luongo aveva fatto un passo indietro alle ultime “parlamentarie” del Pd, rinunciando a una possibile rielezione senza attendere la decisione in proposito della Commissione nazionale di garanzia del partito. Infatti in precedenza, in due casi simili, si era optato per l’esclusione della candidatura per chi era stato rinviato a giudizio.   

l.amato@luedi.it

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