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"Inchiesta piena di falsità su di me"
Intervista a Erminio Restaino dopo il proscioglimento

Basilicata

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POTENZA - Si è preso 48 ore, Erminio Restaino prima di commentare la fine di una vicenda giudiziaria che lo ha visto prima indagato e poi assolto. Ma in mezzo sono accadute tante cose. All’epoca dell’apertura delle indagini, Erminio Restaino era assessore regionale alle Attività produttive della giunta De Filippo. Per quella vicenda fu messo fuori dall’esecutivo. Poi nonostante non fosse coinvolto in rimborsopoli non è stato ricandidato in Consiglio regionale. E’ passato in seconda linea insomma. Questi sono i giorni della “rivincita”. Lui Restaino non si nasconde e interviene a suo modo.

Qual è il suo primo pensiero?

«Dopo questa assoluzione con formula piena riprendo fiducia nella magistratura. Non mi posso esimere pero, dalla valutazione: gli investigatori e il pm che mi hanno indagato dovrebbero vergognarsi per aver cucito sulla mia persona una inchiesta fatta di falsità, di approssimazione, di esagerazioni che addirittura prevedevano il mio arresto. Ed io mi auguro che si tratti solo di incompetenza. Forse è un caso ma è singolare che dopo di me sia diventato assessore un consigliere regionale notoriamente amico del pm».

Si riferisce a Marcello Pittella?

«No. Prendo atto che alcune carriere dopo quella vicenda hanno cambiato verso».

Ma sento molto rammarico...

«Mi dispiace molto non aver proseguito un lavoro. Negli stessi giorni in cui il mio partito mi chiedeva di dimettermi, per inciso si continua a dire che io mi sono dimesso ma non lo feci perchè ero certo dell’epilogo della vicenda. La verità è che mi hanno cacciato. In quegli stessi giorni, dicevo, l’intero parteneriato economico e sociale della Basilicata, parliamo di Confindustria, delle associazioni degli artigiani, dell’associazione delle cooperative, di Api e dei sindacati, esprimevano un giudizio estremamente positivo sul mio primo anno anno da assessore alle Attività produttive. Non voglio pensare che tale giudizio positivo desse fastidio. Onestamente devo dire che mi è dispiaciuto molto lasciare a metà quel lavoro».

C’è chi parla in realtà di una resa dei conti con il Pd lucano che smise per la prima volta di essere garantista...

«Mi dispiace tornare sulle vecchie vicende ma è vero. Il Pd smise di avere un atteggiamento garantista...».

Perchè?

«Mi fu detto che c’erano dinamiche politiche che andavano assicurate».

Ma ora che accade al politico Erminio Restaino?

«La politica è cinica. Non offre risarcimenti. La mia passione politica è assolutamente intatta e mi piacerebbe continuare a dare il mio contributo per il partito che ho contribuito a costruire e per la comunità di Basilicata».

Si parla negli ambienti e nei corridoi che lei potrebbe essere candidato per la poltrona di sindaco della città di Potenza. E’ vero o sono solo suggestioni?

«Registro questa voce ricorrente. Ho già dichiarato a tal proposito che ci sono tanti giovani che potrebbero con maggiore freschezza e maggiore forza ambire a tale gravosissimo impegno. Mi sento di offrire un consiglio al Pd cittadino e regionale: di non avventurarsi alla scelta del sindaco sia attraverso le primarie o altro con una divisione fortissima come è quella che mi pare ci sia in questo momento. La città di Potenza ha bisogno di una amministrazione autorevole perchè ha difficoltà straordinarie da affrontare. Credo che in tal senso il Pd non possa esimersi dalla guida della città ma credo che lo debba fare approcciando le prossime elezioni di maggio con il massimo dell’unità possibile».

Ma se il Pd le chiedesse unitariamente di scendere in campo come candidato sindaco?

«Non siamo in questa condizione».

Ma il Partito democratico lucano in che fase si trova?

«Il Pd non sta vivendo una fase di grande positività. La stessa vicenda congressuale così confusa e trascinata nel tempo è tutta figlia di una confusione e di una mancanza di comuni obiettivi. Paradossalmente lo strappo causato alle regionali da Marcello Pittella ha creato una situazione di contrapposizione che in definitiva ha evitato la sconfitta del centrosinistra.

Come giudica i primi mesi di Pittella presidente?

«A lui ora tocca un compito non semplice. Marcello ha fatto delle scelte difficili, non sempre condivisibili ma oggi c’è bisogno che tutto il Pd e tutto il centrosinistra stia unito per sostenere, indirizzare ed eventualmente coreggere lo sforzo titatico che il governo regionale deve assolutamente mettere in campo».

E sulla scelta della giunta degli esterni?

«Questi nuovi assessori hanno bisogno di tempo. Ancora di molto tempo».

Ma il nuovo consiglio regionale,  che si è determinato anche per la frattura di rimborsopoli e non solo, come lo giudica?

«Un’assemblea composta solo da 20 legislatori ha un carico di lavoro difficilmente assolvibile. Mi rendo conto che all’esterno non si abbia contezza dell’enormità dei compiti affidati al Consiglio. Detto questo non sfugge a nessuno che ci siano molti neofiti alla prima esperienza».

Un passaggio sul congresso regionale. Di lei si parla come possibile sindaco di Potenza. Ma è già stato segretario di partito: Popolari, Margherita e quindi Pd. E’ un’idea così peregrina immaginare Erminio Restaino di nuovo segretario del Pd magari come sintesi dell’unità?

«Io non nascondo che l’esperienza anche lunga che ho fatto come segretario di partito sia stata quella più gratificante. E so che è anche stato fatto il mio nome insieme a quelli di Antonio Luongo e Carlo Chiurazzi per la guida del Pd. Bisogna però decidere qual è il profilo del nuovo segretario che si va cercando. Se si vuole un segretario di garanzia, di esperienza, di transizione che un pò contribuisca a tranquillizzare il mondo del Pd e pacificarlo e che non abbia proiezioni future, in particolare in chiave parlamentari, credo sia positivo scegliere un profilo del genere. Se invece, si pensa che bisogna rinviare le questioni nascondendo i problemi sotto il tappeto allora è inevitabile avviarsi a un altro tipo di congresso che sarà di scontro».

Un passo indietro. Ha detto che anche grazie allo strappo di Pittella alle regionali, il Pd è riuscito a vincere una sfida che altrimenti avrebbe richiato di perdere. Pensa quindi che senza una scossa anche alle amministrative il Pd e il centrosinistra possano perdere il Comune di Potenza?

«Ovviamente le elezioni di qualsiasi tipo sono sempre un rischio. Io valuto che negli anni scorsi Vito Santarsiero si sia dovuto far carico di problemi immani. Molti problemi, soprattutto quelli finanziari, sono ancora aperti. Oggi ci sono pochissimi riferimenti certi tra le forze politiche. Escluso il Pd abbiamo tantissimi partiti di nuova, nuovissima costituzione. In molti casi non so nemmeno se si possano definire partiti piuttosto che liste elettorali che hanno già esordito alle regionali. Tutto questo va a scapito di certezze e coesione politica. In questo quadro si rischia. Ovviamente dall’altro c’è la crisi prolungata del centrodestra ma vedo qualche risveglio in particolare con l’entusiasmo che si è creato intorno al nuovo partito di Giorgia Meloni.

In tutto questo ha ancora fiducia nella Basilicata?

«Sì. La Basilicata ce la farà nonostante le grandissime difficoltà. Ha una storia di buona amministrazione e di tenuta dei conti in ordine. Abbiamo delle straordinarie partite da giocare e vincere. La politica faccia ancora dei passi indietro e liberi le risorse della società. La Basilicata deve fare massa critica e superare i suoi piccoli numeri. La riforma del Titolo V della Costituzione e l’idea delle macroregioni sono vicende sulle quali Marcello Pittella, in primis, e poi  tutti quanti noi bobbiamo provare a costruire un rinnovato protagonismo lucano».

Ma da un punto di vista sociologico e culturale, anche alla luce della vicenda che ha vissuto in prima persona, non crede che la Basilicata sia “diventata” troppo chiusa in un provincialismo che spesso sfocia in rancore e maldicenza?

«Io non sono frequentatore dei social network,  ma se dovessi valutare il livello di provincialismo dalla voglia di vendetta e dall’eccessiva autoreferenzialità mi pare che non sia una fase molto edificante per la Basilicata. E’ evidente che la classe dirigente deve assumersi la responsabilità per i tanti errori commessi ma dico anche che tanti dovrebbero davvero provare a mettersi in campo e sporcarsi le mani piuttosto che stare dietro un monitor e criticare tutto e  tutti».

Ha qualcosa da aggiungere alla fine di tutta questa vicenda che l’ha vista protagonista?

«Credo che ci sia stato un eccessivo accanimento. Non cerco vendette. Voglio però esplicitare un pensiero. Io già in una famosa Direzione del Pd polemizzai con la stampa locale e in partioclare con l’allora direttore del Quotidiano Paride Leporace. Ricordo pure il suo commento secondo cui avevo fatto una polemica dura ma garbata però adducendo argomenti, a suo parere, non veritieri. Successivamente mi capitò ancora di polemizzare sempre educatamente con Leporace. Certo mi aspetterei, dopo che questo giornale con l’allora direzione si intestò come fosse quasi una vittoria politica la mia defenestrazione dal governo regionale, per l’onestà intellettuale che comunque ho sempre riconosciuto a Leporace una sua risposta alla chiusura di questa vicenda. E mi aspetto, e qui voglio anche recuperare uno spirito scherzoso, una sua risposta che non si limiti alla frase “E’ la stampa bellezza e tu non ci puoi fare niente”.

s.santoro@luedi.it

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