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L'ex ministro Barca a Matera
«Alt al leaderismo.
Il Pd riparta dei territori»

Basilicata

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MATERA - “La traversata: una nuova idea di partito e di governo”: il titolo di sapore biblico del libro - dossier presentato da Fabrizio Barca a Matera, in una sala gremitissima e sotto lo sguardo compiaciuto dell’ex presidente del Consiglio regionale Vincenzo Santochirico (promotore dell’incontro), rende evidente la portata della scommessa lanciata dall’ex ministro del governo Monti. E che si tratti, se non proprio di una traversata nel deserto, di un percorso divenuto via via più accidentato a causa degli sconvolgimenti interni subiti in questi mesi dal Pd, e non soltanto a livello nazionale, lo dimostra anche l’appuntamento materano. Nel corso del quale Barca formula un duro atto d’accusa al suo partito, «un partito che ormai non esiste perché ha completamente rinunciato al suo compito, che è quello di farsi interprete e guida del processo democratico» e «per il quale, al momento non vedo alcuna possibilità di cambiamento». All’ appuntamento nel quale l’ex ministro tira le conclusioni della sua “lunga marcia” (oltre 21 mila chilometri percorsi, più di 10 mila persone incontrate in 162 circoli del Partito democratico) c’è, tra gi altri, il sindaco, Salvatore Adduce: il quale, nel suo discorso di saluto, tiene a sottolineare d’aver fatto tesoro, nell’elaborazione del dossier di candidatura a capitale europea della cultura, delle indicazioni giunte proprio dal ministero all’epoca presieduto da Barca. Soprattutto in materia di utilizzo dei fondi legati al nuovo ciclo di programmazione europea. «Il Sud – afferma il primo cittadino – viene da una lunga stagione di vittimismo. Ma l’epoca dell’assistenzialismo è finita. Con Matera 2019 stiamo provando a rovesciare questo paradigma in nome di un nuovo protagonismo del territorio». Il concetto viene ripreso da Santochirico che ne approfitta per lanciarsi in un accorato j’accuse contro il personalismo in politica. L’ex presidente del Consiglio regionale osserva che da Barca arriva una proposta seria e articolata, all’altezza del difficile passaggio storico: una proposta che coniuga solidarietà ed efficienza, restituendo la parola ai cittadini in nome di un rinnovato senso della responsabilità. E tuttavia, continua Santochirico, questo progetto incontra sulla sua strada impetuosi venti contrari. A cominciare, evidentemente, dal ciclone Renzi e dei suoi epigoni sul territorio. Venti ai quali, per primo, l’ex ministro della Coesione territoriale avrebbe tentato di opporsi con la sua idea di un partito che non si rassegna al liderismo. «Ma siamo proprio sicuri – sbotta Santochirico– che un leader volitivo sia la soluzione di tutti i problemi? La verità è che le soluzioni prêt - à - porter vagheggiate dai nuovi campioni del decisionismo nascondono uno spaventoso deficit di conoscenza, e presto o tardi i nodi arriveranno al pettine». Santochirico tocca così uno degli argomenti centrali del discorso di Barca, quello della cosiddetta mobilitazione cognitiva. E l’ex ministro declina il tema in tutte le sue forme, richiamando e illustrando per la platea i concetti chiave di democrazia partecipata, presidi di governo, sperimentalismo democratico, e mettendo a fuoco, soprattutto, la sua idea di Pd: «Soltanto una nuova forma partito – lontana dall’attuale perversa fratellanza con lo Stato ed emendata dal mito della democrazia diretta esercitata dalla società civile o dalla Rete – può dare corpo alla costruzione di pubbliche decisioni che assicurino un buon governo, sfidando lo Stato in un processo costituzionalmente garantito in cui si confrontino saperi e si producano innovazioni». Quanto al Pd lucano, Barca auspica che al prossimo congresso regionale la battaglia «non venga più condotta sui nomi, ma sulle cose». E ricorda che, ai tempi del Governo Monti, l’amministrazione regionale della Basilicata promosse l’elaborazione di un documento di programmazione strategica. «Fu, da parte dell’allora Governatore – dice Barca – un atto di coraggio. Si interpellò una agenzia internazionale di alto livello, la quale si servì di venti giovani lucani per mettere a punto un rapporto che fornisse elementi utili alla realizzazione del piano strategico. Quel documento tracciava le possibili linee di sviluppo e individuava gli elementi di debolezza del territorio. Indicava delle prospettive importanti. Ma la classe dirigente della regione reagì chiudendosi a riccio. Tutti alleati, Confindustria, parti sociali, amministratori. Con un solo obiettivo: vanificare il lavoro fatto. Ciò che interessava loro era opporsi al cambiamento, all’innovazione, evitare di essere messi in discussione. Il Pd riprenda quel documento e ne faccia oggetto di discussione. Ci si scontri su quello, piuttosto che sui nomi. Riparta da lì. Inauguri un nuovo modo di stare nel partito. Altrimenti nessuno verrà a salvarci».  

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