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Vento del sud al terzo atto
il dirigente e l'inchiesta

Basilicata

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POTENZA - L’imprenditore, il colonnello delal Guardia di Finanza e il funzionario della Regione Basilicata. Nell’inchiesta Vento del Sud c’è ancora un tassello da chiarire: la vicenda del mega appalto per la manutenzione degli impianti termici dei palazzi di via Verrastro, aggiudicata a settembre del 2012 alla ditta di Leonardo Mecca. All’imprenditore, attualmente indagato nel filone principale dell’inchiesta per turbativa d’asta, a proposito di un appalto da 23mila euro del Comune di Potenza, gli è bastata un’offerta da un milione e 90mila euro in tre anni, nonostante la base d’asta fosse di 3milioni e 200mila euro in 5 anni, per superare la storica ditta De Vivo, che quegli impianti li aveva anche costruiti. Ed è questo il terzo filone dell’inchiesta sul quale si sta lavorando, anche perché nella vicenda del colonnello Mario Zarrillo, finito ai domiciliari, il nome del funzionario regionale Dionigi “Dino” Pastore, già risultato indagato nel secondo filone dell’inchiesta relativo alla gestione delle gare d’appalto, ritorna prepotentemente. Anzi, il ruolo di Zarrillo si è potuto capire proprio partendo da queste intercettazioni fatte all’imprenditore Leonardo Mecca. In pratica il colonnello della Guardia di Finanza avrebbe “aiutato” Mecca ad ottenere informazioni sulle indagini. D’altronde il rapporto tra i due era piuttosto stretto, così tanto che a volte Mecca si prodigava anche a trovare qualche donna che potesse soddisfare il colonnello.Era stato il figlio di Mecca, Rocco, ad aver notato per la prima volta una Fiat Punto grigia con a bordo personale di Polizia in borghese intenta a pedinare l’imprenditore. Da qui la necessità di ottenere informazioni. Ed ecco che entrano in scena il colonnello Zarrillo e il funzionario regionale Dionigi Pastore. Proprio in una conversazione intercettata tra Pastore e Mecca quest’ultimo avrebbe raccontato della Fiat Punto sospetta e di come avesse interpellato a proposito il «comandante della finanza» per ottenere informazioni utili. LA PREOCCUPAZIONE DI PASTORE - «Questo fatto è pericoloso» dice ad un certo punto Dino Pastore. Così tanto da costringerlo ad indagare di per sé, nonostante Mecca fosse in attesa di una risposta da parte del colonnello Zarrillo. «Vado là...dove si fanno i bolli» dice Pastore, nella speranza di ottenere informazioni su quell’auto sospetta. E poi ribadisce: «Dobbiamo stare attenti, qualche scherzetto...lo faranno...». Stando agli investigatori dietro questa preoccupazione ci sarebbe proprio l’assegnazione di quell’appalto milionario in Regione, poi di fatto vinto dalla ditta Mecca. Ma quella conversazione rileva altri dettagli interessanti. Fino a quel momento i due, per concludere i loro affari, si sono incontrati sempre al di fuori degli uffici regionali, ma il timore di essere intercettati o seguiti spinge Pastore a fare un’altra scelta: incontrarsi direttamente negli uffici della Regione Basilicata, uffici però prontamente scansionati e bonificati con strumenti anti cimice. Da qui in poi è un continuo tentativo di depistaggio. A partire dalle telefonate farlocche che indicavano presunti appuntamenti in un bar fatte con il preciso scopo di tentare di individuare la famosa Punto grigia, e l’ansia stessa di Pastore che più volte ha fatto esplicito riferimento alla necessità di «sistemare un po’ di carte» nei suoi uffici, probabilmente con l’intento di farle sparire e non destare sospetti. In un’altra intercettazione i due, parlando a voce molto bassa, hanno anche valutato la possibilità di comunicare esclusivamente tramite “pizzini” per tentare di eludere i microfoni ambientali. L’AIUTINO DEL COLONNELLO - A correre in aiuto a Mecca e Pastore c’è, quindi, il colonnello della Guardia di Finanza Mario Zarrillo. Stando agli investigatori il colonnello avrebbe, in alcuni casi personalmente, visionato le banche dati in dotazione alle forze dell’ordine e quelle dell’Aci. Questa operazione sarebbe stata svolta quattro giorni dopo il famoso incontro tra Pastore e Mecca. E proprio alle 20:14 Zarrillo aveva chiesto su quella targa. La risposta del sistema è chiara: “nessun dato recuperato”. Si tratta di un’auto intestata al Ministero dell’Interno e in uso alla Squadra Mobile di Potenza. «VOGLIAMO SOLTANTO SAPERE» - Ma non è stata l’unica volta: a più riprese Mecca e Pastore hanno chiesto a Zarrillo delucidazioni: in una intercettazione catturata a fine febbraio del 2013 i due ritornano a parlarne. La coincidenza è strana: pochi giorni prima la Finanza ha messo sotto sequestro il registro iva relativo alle imprese di leonardo Mecca e di altri imprenditori. Qui ritorna in gioco Zarrillo, chiamato in causa dai due estremamente preoccupati per l’andamento delle cose. «Dobbiamo andare alle tre? Già ti ha chiamato?» dice Pastore in auto a Mecca. La conversazione è tra l’imprenditore e il funzionario, stanno cercando di concordare cosa dire al “colonnello”. «No, non mi ha chiamato - risponde Mecca - Che quello poi è pure...alle tre, è abbastanza preciso, va buò, se c’è, c’è, poi si vede...che poi lo chiamiamo...noi dobbiamo dire: vogliamo solo un consiglio, per l’amor di Dio, fino a mo’...noi dobbiamo fare finta di niente, eh...dice...vogliamo sapere soltanto». A questo punto interviene nuovamente Pastore in questa sessione di “brainstorming”: «e, posso capire che cazzo sta succedendo? Si sono venuti a pigliare le carte, avete pigliato le carte, avete chiamato queste ditte, che sta succedendo? Punto. Poi vediamo lui dove vuole arrivare. Poi se loro ti possono dire qualche cosa te la dice e basta, non c’è bisogno che...». Sul perché il funzionario regionale e l’imprenditore fossero in così stretti rapporti è ancora al vaglio degli inquirenti, certo dietro potrebbe nascondersi proprio il mega appalto regionale.

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