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Gianni Pittella riparte da Lauria
per la sua sfida verso Bruxelles

Basilicata

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LAURIA - Ha scelto l'atmosfera colloquiale di una cena con circa trecento persone Gianni Pittella, vicepresidente vicario e capo della delegazione di europarlamentari italiani a Bruxelles, per incontrare elettori e sostenitori durante la prima presentazione ufficiale della sua candidatura alle prossime elezioni europee. Alla serata era presente anche suo fratello Marcello, il governatore della Regione, oltre a delegazioni politiche provenienti da ogni angolo della Basilicata.

Presidente, di nuovo a Lauria, tra i suoi amici più stretti a lanciare l'ennesima sfida...

«Non potevo che ripartire da qui, questa è la mia terra, la mia gente, portatrice dei valori e della cultura che quotidianamente mi sforzo di proporre e valorizzare in seno alle istituzioni europee e con la quale c’è un rapporto di stima pluridecennale fondato sulla lealtà, sulla passione e sulla totale dedizione che hanno caratterizzato il mio percorso politico. Oggi penso che la mia candidatura possa rappresentare un valore aggiunto per l'offerta politica del Partito democratico, per l'esperienza che ho maturato, la fiducia di cui godo e per le relazioni che ho intessuto: perché a Bruxelles non è come a Montecitorio e prima di poter incidere, bisogna fare pratica. Non mi nascondo e dico che, in quanto paese fondatore, bisogna puntare alla Presidenza del Parlamento europeo, perché l'ultima volta che è toccato all'Italia è stata con Emilio Colombo: io penso di avere le carte in regola per ricoprire questo ruolo, o quantomeno per rivestire quello di presidente del gruppo parlamentare. Non ho fatto problemi di posizione in lista rispetto ad Emiliano perché sinceramente non penso di avere problemi di rielezione, ma spero in un largo consenso per aumentare il nostro peso negoziale all'interno di quei 220 - 240 parlamentari che andremo ad eleggere tra le fila del Pse, di cui finalmente il Pd è entrato a far parte».

Ci dica quali sono le altre ragioni della sua nuova candidatura, per la quale dovrà chiedere una deroga al regolamento interno che prevede un limite di due mandati, ed i temi sui quali intende impegnarsi, una volta riconfermato?

«Dobbiamo innanzitutto sforzarci, se vogliamo salvare le istituzioni comunitarie, di cambiare questo modello di Europa, che ha la faccia triste del commissario Olli Rehn, che dà vincoli e pagelle, impartisce lezioni e che viene percepita come la causa delle politiche di austerità che generano malessere diffuso e disaffezione tra i cittadini, anche nei confronti della moneta unica. Penso che su questo dovrebbero interrogarsi anche i nostri governanti, a cominciare dalla signora Merkel, e fa bene Renzi a dire che abbiamo fatto i compiti e che con vogliamo essere più sotto esame; sono convinto che se ci ostineremo acriticamente nella difesa dello status quo perderemo su tutti i fronti, lasciando campo libero ai rigurgiti populisti e anti-europei. Si è sbagliato in questi anni a ritenere che il problema fosse il debito: è necessaria una sterilizzazione del patto di stabilità per aprire una stagione di azioni che favoriscano la crescita e l'occupazione, che sono le due principali questioni da affrontare a livello continentale, altrimenti rischiamo di creare un dramma sociale di dimensioni spaventose. Per fare questo bisogna costruire una Europa politica, quella che io chiamo l'Europa Federale, che sia capace di garantire un modello unico ed equilibrato di governance».

Pensa che le consultazioni europee possano avere dei riscontri e degli effetti sul governo nazionale? Quali sono le sue previsioni e i suoi auspici sugli esiti possibili del voto e come intende prepararsi alla competizione?

«Sicuramente ci saranno delle ricadute sul piano nazionale: dobbiamo sostenere con tutte le nostre forze il governo Renzi, che sta facendo delle cose buone e che ha impresso la svolta improrogabile per salvarci dalla sfiducia e dal qualunquismo. Non è vero che l'Italia è un paese irriformabile: si può cambiare, a cominciare dal taglio degli stipendi ai boiardi di Stato, e che Moretti vada pure dove vuole perché non è accettabile che ci sia chi guadagna milioni di euro: io sono contro la demagogia a basso costo, ma qui si tratta di avere un minimo di decoro e di decenza, perché c'è gente che muore di fame. Sono fiducioso che il presidente del Consiglio porterà dei vantaggi per il paese: riforma elettorale e fiscale, riduzione delle imposte e soprattutto un nuovo rapporto con l'Europa, ma non dobbiamo sottovalutare l'esito del voto compiendo lo stesso errore che fece Bersani, altrimenti il governo ne pagherebbe le conseguenze. Io credo di essere la carta giusta da giocare, per il Partito democratico e per l'Italia: sarà una battaglia difficile, e molto dipenderà dal consenso che riuscirò ad ottenere; stiamo lavorando bene, voglio raggiungere un grande risultato per quello che sarebbe il mio quarto mandato». 

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