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L’editoriale
La luce di Matera, il buio di Potenza

Basilicata

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Splende come la luce delle sue pietre bianche, Matera. Forte di un protagonismo inaspettato, baldanzosa e predatrice di cure, vezzeggiata dal governatore della Basilicata che a lei molto ha donato dalle previsioni di bilancio. 

Non è che le cose amministrative del comune di Matera siano molto più felici di quelle di Potenza. Rimpasti, ostracismi, decadenze, rimescolamenti. 

Ma traspare poco, rimbalza poco. Gira invece l'immagine della collina delle pietre tra le più antiche della storia dell'umanità. Ed è la prova di come una scommessa positiva che diventa contagiosa possa nascondere l'eredità delle miserie domestiche. Che restano, ovviamente. 

Tutto sta a capire da dove pende la forza d'attrazione.
Molto più grigia del solito è Potenza in questi giorni, grigia come il cemento dei suoi palazzi spilungoni che coprono il sole sulle strade che salgono verso via Pretoria. Fateci caso: non c'è mai una luce piena in città. 

Specchio delle ambiguità del capoluogo, un paesone con scarso coraggio, protetta dai suoi imbarazzanti silenzi, per nulla giovane nonostante un'università nel cuore della città, slacciata dal pensare creativo e innovativo che proprio un ateneo in genere dà ai suoi luoghi, bizzosa, ora che si avvia al cambio di guardia amministrativa. 

Primarie sì, primarie no: puntando su un uomo al di sopra di ogni sospetto, un avvocato di grande stile e poche parole, il maggior partito della città cerca un adesivo che copra tutti i nodi irrisolti. C'è un problema di debito storico, certo. 

Su questo poche le responsabilità del sindaco uscente, Santarsiero. 

Eppure ci sono cose che si sarebbero potute fare e che non avevano bisogno di soldi. Qualche giorno fa ho scoperto che una bella realtà artigiana, quasi industriale, lavora a piano terra di un palazzo di otto piani in una strada dove non c'è neppure parcheggio. 

E poi ho trovato altri imprenditori che sono nella stessa situazione, da vent'anni inseguono un'area di collocazione che non c'è, per le giravolte dell'urbanistica cittadina che di peggio, in una città di montagna, non poteva fare. Cosa può diventare Potenza?

 Intanto bisogna capire che cos'è. Ci vivo da sette anni e ancora non l'ho capito. Se scenderanno in campo Petrone, Falotico e Cannizzaro sarà una bella sfida. L’esito della quale è davvero incerto.

Turba le certezze del Pd il governatore indocile. Vuole le primarie a Potenza, l'ha detto una sola volta, in verità, non proprio con quella baldanza con la quale distribuisce compiti ai dipendenti regionali, come un maestro a scuola. Pittella fa timide prove di compromesso, in realtà continua ad andare avanti per i fatti suoi, lasciando aperto il dialogo con vecchi nemici ed ultimi traditori. 

Il blocco sociale corre nel vortice del potere, l'applauso della Cgil che a De Filippo aveva dato filo da torcere lo incoraggia, manda avanti due partiti, il Pd e Prima persona, innervosisce chi lo vorrebbe indebolire, ha l'obiettivo puntato sulla stanza di Lacorazza, che rimane il suo vero avversario. Ma altri, e più pericolosi, avevano l'obiettivo puntato sulle sue attività. 

Le sue e quelle della giunta. Chissà chi voleva spiarlo e perché. La politica di Potenza è tutta una storia di talpe e corvi. Dov'è c'è potere si muove il contropotere. A volte molto infame. Potenza avvelena la sua aria pulita così', da sempre. E chissà, forse davvero una macroregione, potrebbe depurarla e sanarla dalle sue turbe nascoste.

 

 

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