Salta al contenuto principale

Incarichi in consiglio, di nuovo in aula
Bubbico rinuncia alla prescrizione

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 40 secondi

POTENZA - Si è presentato di persona in Tribunale, proprio come annunciato al Quotidiano, il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico. Quindi ha dichiarato ai giudici di rinunciare alla prescrizione, assieme all’ex assessore regionale Rosa Mastrosimone, attraverso il suo legale, e prima ancora l’ex senatore Egidio Digilio e l’ex consigliere Giacomo Nardiello.

Bubbico è accusato di abuso d’ufficio in concorso con gli altri membri dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale in carica nel 2005 per una consulenza esterna da 23mila euro sulla riorganizzazione degli uffici.

L’UDIENZA

Ieri mattina erano fissate le discussioni degli avvocati del senatore Pd, di Rosa Mastrosimone (ex Idv) e dell’ex consigliere Udc Antonio Flovilla, dopo lo stralcio effettuato alla scorsa udienza perché a domanda del presidente del collegio non avevano formalizzato la loro volontà di rinunciare alla prescrizione.

Ma a distanza di due settimane è rimasto il solo Flovilla ad avvalersi del tempo trascorso. Così per lui è arrivata la sentenza di non luogo a procedere per il decorso dei termini di prescrizione, mentre i legali di Bubbico e Mastrosimone dovranno tornare in aula il prossimo 21 maggio.

NUOVE AUDIZIONI

Per quella data è stata disposta d’ufficio l’audizione di altri testimoni considerati fondamentali per la decisione sul caso. Si tratta di due dirigenti in servizio in Consiglio regionale all’epoca dei fatti, quando venne affidato l’incarico di ripensare gli apparati del parlamentino lucano a un libero professionista, Paolo Albano, attuale dirigente dell’ufficio Valutazione, merito e semplificazione della Regione Basilicata, nonché responsabile per la trasparenza.

L’INCHIESTA

Stando all’accusa la delibera in questione sarebbe stata carente del «presupposto dell’assenza di risorse umane all’interno dell’amministrazione in grado sotto il profilo quali-quantitativo di svolgere l’attività affidata al consulente esterno».

All’interno degli uffici del Consiglio, infatti, in quel periodo prestavano servizio 87 dipendenti, tra i quali 9 dirigenti e 46 funzionari con qualifica direttiva, che «in considerazione del titolo di studio posseduto e della figura professionale rivestita», secondo la Procura «ben avrebbero potuto attendere all’incarico affidato all’avvocato Albano», in considerazione del «carattere ordinario» delle attività affidate all’esterno dell’amministrazione, che non avrebbero implicato «problematiche di particolare complessità» per cui si sarebbe reso necessario un curriculum di livello certamente superiore come il suo.

Quindi, ad avviso della procura, Albano avrebbe elaborato un’ipotesi di riassetto degli uffici del Consiglio regionale «che non è stata di alcuna utilità per la Regione». Una circostanza dedotta da una delibera del 2007, per cui gli uffici del Consiglio sono stati riorganizzati secondo le proposte avanzate in un documento del nuovo direttore generale, «che diverge profondamente rispetto alla proposta del consulente esterno». Di qui l’idea che il compenso percepito dall’avvocato, nominato di recente all’ufficio Valutazione, merito e semplificazione e responsabile per la trasparenza della Regione Basilicata, configurerebbe «un danno ingiusto» inflitto alle casse di via Verrastro.

IL DIBATTIMENTO

In realtà durante la scorsa udienza, proprio il direttore generale del Consiglio che nel 2007 ha realizzato la riorganizzazione degli uffici, Agostino Giordano, aveva “scagionato” i membri dell’ex ufficio di presidenza, spiegando di aver utilizzato il progetto elaborato da Albano come base di partenza. Stessa tesi che un attimo prima aveva sostenuto la senatrice Pd Maria Antezza, che nel 2006 era succeduta a Bubbico alla presidenza, dopo la sua elezione in Parlamento.

In più a domanda dell’avvocato del viceministro, Tuccino Pace, Giordano aveva accennato a questioni aperte tra alcuni dirigenti del parlamentino lucano che secondo la difesa avrebbero giustificato l’affidamento all’esterno di un incarico di quel tipo. Un discorso che spiega l’esigenza di sentire altre voci dall’interno del palazzo.

IL PRIMO VERDETTO

Il legale di Flovilla, l’avvocato Giorgio Cassotta, ieri mattina aveva chiesto l’assoluzione nel merito del suo assistito con la formula dell’«evidente infondatezza» dell’accusa. Ma il collegio presieduto da Aldo Gubitosi non ne ha ravvisato i presupposti pronunciando una sentenza di rito che ha riconosciuto soltanto l’avvenuto decorso dei termini di prescrizione.

l.amato@luedi.it

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?