Salta al contenuto principale

Rottura tra i sindaci
per il riparto delle royalties

Basilicata

Tempo di lettura: 
4 minuti 48 secondi

VAL D’AGRI –  Monta la protesta sul riparto delle royalties, l’inapplicabilità della legge 40 del 1995 e l’illegittimità della Regione a deliberare su tale legge. 

«Si vorrebbero  estendere le royalties al resto della Basilicata, quando in questi anni non siamo riusciti neanche a rispettare gli impegni presi con i comuni inclusi  nella legge».

I sindaci dell’Alta Val d’Agri, Cesare Marte (Sarconi), Ugo Salera (Tramutola) e Michele Grieco (Paterno), vanno giù pesante alla notizia dell’emendamento collegato al bilancio 2014-2016 presentato dal capogruppo di Centro Democratico Nicola Benedetto e sottoscritto da altri consiglieri, approvato in Seconda Commissione a maggioranza (contrario solo il gruppo Movimento 5 Stelle)  le royalties del petrolio andranno a tutti i Comuni lucani.

 Il punto è che da “anni non si percepiscono le royalties petrolifere  previste dall’apposita legge”, nonostante “la questione fosse stata sollevata più volte dagli amministratori locali e portata all’attenzione del palazzo regionale”, in completa “sordità”.

  Oggi, invece, si è pensato bene che una notizia del genere, in piena campagna elettorale, ai danni di  un territorio del cratere petrolifero, quale l’Alta Val d’Agri, «martoriato, inascoltato, tra disagi e malessere della popolazione».

Oltre all’illegittimità di una cosa del genere. Insomma dopo il danno anche la beffa per i comuni del comprensorio valligiano che da anni non percepiscono quelle royalties previste dalla legge 40, pur essendo contigui al Centro Olio e che oggi la Regione Basilicata vuole spalmare sull’intero territorio regionale.

«A gennaio del 2013, alcuni sindaci dell'alta Valle dell'Agri – spiegano gli amministratori -  decisero in maniera provocatoria  di dimettersi dall'incarico amministrativo, tra questi anche quei territori che  ospitano direttamente l'estrazione petrolifera con i relativi benefici economici. I motivi che portarono a quella scelta erano legati a dubbi - che tutt’ora persistono - sulle problematiche ambientali e di salute pubblica, ad una mancanza di  programmazione  sullo sviluppo socio-economico ed occupazionale intorno alla risorsa petrolio, ad una palese discriminazione sociale che in un territorio circoscritto  come  la Valle dell’Agri, determinava  gli introiti delle  royalties dirette. Un gesto – proseguono i sindaci -  che si è prestato a tante interpretazioni, anche di comodo, che fondamentalmente ha avuto se non altro il merito di sollevare un problema, infossato dalla politica  più attenta agli equilibri determinati dai  numeri che agli evidenti disagi patiti dalla popolazione del comprensorio valdagrino  e che ha evidenziato  la  difficoltà della stessa politica ad ascoltare il territorio, che più volte attraverso gli amministratori locali aveva provato ad iniziare un  ragionamento di merito. A più di un anno di distanza, nonostante le tante rassicurazioni e i cambi  di  gestione, prendiamo atto che nulla è mutato, anzi, siamo riusciti a  rallentare  anche quelle  iniziative legittime intraprese dai comuni , come insegna  la vicenda  dell'accordo  sul  gas metano fatto tra i 10 comuni della Alta Valle dell'Agri, una iniziativa in un primo momento assecondata dalla regione e poi , senza alcuna spiegazione, caduta nel dimenticatoio».

Per i sindaci «che le istanze dei territori siano l'ultimo problema degli organi decisionali e di programmazione  della politica regionale,  lo ha confermato  la notizia appresa dal Tg regionale,   secondo la quale  una proposta legislativa che modifica la legge 40 sarebbe già stata approvata in II Commissione regionale».

«Ma questa – sollevano -  non rappresenta certo nessuna novità. Che la legge 40 abbia dei punti deboli era già stato evidenziato dai Sindaci nella loro protesta. Di fatto  già illustrarono  all'epoca la difficoltà di usufruire di quei finanziamenti e  a tutt’oggi, a distanza di tempo,  lamentano il mancato rifinanziamento della stessa, quindi, si vorrebbe  estendere le royalties al resto della Basilicata, quando in questi anni non siamo riusciti neanche a rispettare gli impegni presi con i comuni inclusi  nella legge.  Più una trovata elettorale per le prossime elezioni europee che un programma realmente perseguibile. Abbiamo sempre sostenuto che l'estrazione petrolifera fosse una risorsa di  tutta la Regione  e il mantenimento di servizi come Sanità ed Università della Basilicata su tutti, lo dimostrano, ma non si può pensare che il territorio che paga il prezzo più alto, se non altro in termini di immagine, venga considerato al pari di chi la Val d'Agri non sa neanche dove si trova e pensiamo che lo stesso  discorso  valga per quei territori ( vedi Val Basento) ugualmente interessati da industrie inquinanti. Nessuna novità, purtroppo, anche sul modo di agire. Non si può pensare di  assumere decisioni tanto delicate, senza un confronto preventivo con gli amministratori locali  e senza ascoltare l'esperienza di chi vive quotidianamente il contatto con la gente. Apprendere attraverso i media, decisioni così importanti aumenta quella distanza   tra cittadino e amministratori,  locali e politica, che ben è emersa  con percentuali  di astensionismo significative, alle ultime elezioni regionali. La Basilicata delle stanze chiuse deve cedere il passo alla regione del bene comune e dei territori,  questo è il vero cambiamento».

«Chiediamo – concludono i sindaci -  quindi nel rispetto del nostro ruolo  e  in difesa della dignità di territorio, sempre meno coinvolto nelle decisioni che lo riguardano , una convocazione urgente da parte dei propositori della legge e del presidente della Regione”.  

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?