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Aurelio Pace resta consigliere per 7 voti Respinti i ricorsi di Cupparo e Giordano

Basilicata

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POTENZA - Chi ha segnato quei 38 voti in più rimane un mistero. Come pure chi ha dimenticato i 9 disgiunti di elettori che hanno scelto come governatore Pittella o il candidato 5 Stelle, assieme al loro compaesano per il parlamentino lucano. Così alla fine il risultato non cambia: Aurelio Pace resta consigliere regionale, ma soltanto per 7 voti di scarto rispetto al primo degli esclusi della lista del Pdl.

Lo ha stabilito il Tar Basilicata che ieri ha respinto il ricorso presentato da Romano Cupparo. Al centro c’erano alcune anomalie emerse dallo scrutinio della sezione Dragonetti di Filiano, in cui aveva votato tra gli altri lo stesso Pace, poi transitato nel gruppo misto.

A dividerli, secondo il verbale dell’ufficio circoscrizionale di Potenza erano solo 36 voti.

Solo che a Dragonetti risultavano attribuiti 107 voti validi alla lista provinciale del Pdl mentre il totale dei voti di preferenza attribuiti ai candidati della medesima lista era risultato pari 145, dei quali 1 al candidato Michele Napoli, 1 a Giuseppe Mariani, 1 a Marino Delia e ben 142 al candidato di casa.

Ma una volta equiparato il dato della lista Pdl alle preferenze raccolte dai candidati, e poi sommato a quello delle altre liste provinciali, più le schede bianche, le nulle e quelle con l’opzione soltanto per il candidato governatore, la situazione non cambiava. Anzi si arrivava all’assurdo di avere 414 voti contro 363 votanti effettivi registrati.

Di qui il ricorso per cui le preferenze complessivamente assegnate a Pace si sarebbero dovute diminuire di almeno 38, «pari alla differenza tra le 142 illegittimamente attribuite (alla lista dopo l’equiparazione, ndr) e le 104 che al massimo potrebbero essergli riconosciute presso la citata terza sezione». Un’operazione matematica che nel complesso avrebbe collocato Cupparo al secondo posto tra i candidati Pdl, l’ultimo utile per entrare in Consiglio regionale, con 2538 voti, mentre Pace sarebbe stato retrocesso al terzo con due voti in meno, fermandosi a 2536 preferenze.

Acquisite delle schede dai giudici del Tar, il loro riconteggio è avvenuto il due settimane fa e ha confermato che le schede col voto per “Pace” nel riquadro Popolo della Libertà - Pdl delle liste provinciali erano solo 104. In più ha evidenziato che in 6 avevano votato in maniera disgiunta: Pace nel riquadro Pdl; e la lista regionale “Movimento 5 stelle”. Come pure altri 3 che hanno scritto Pace sbarrando anche la casella della lista regionale di sostegno al candidato del centrosinistra Marcello Pittella.

In totale 9 voti, provvidenziali per tornare in testa di 7 rispetto a Cupparo, e assicurarsi il seggio lasciato libero nell’assise di via Verrastro dal candidato governatore del centrodestra, Tito Di Maggio, che ha scelto di restare a Palazzo Madama.

«Alla luce delle risultanze dei mezzi di prova assunti fuori udienza il Collegio - scrivono i giudici Michele Perrelli, Pasquale Mastrantuono e Benedetto Nappi) deve rilevare che il totale dei voti da attribuire incontestabilmente al candidato Aurelio Pace è pari a 113 (...) La somma di detti 113 voti ai 2.432 riportati dallo stesso controinteressato nelle altre sezioni elettorali, non oggetto di contestazione, determina una cifra elettorale di totale di 2.545 voti, superiore alla cifra di 2.538 voti conseguiti dal ricorrente».

Sempre ieri il Tar ha respinto anche il ricorso presentato dal primo dei non eletti in consiglio regionale sempre della lista Pdl ma in provincia di Matera, Leonardo Giordano, arrivato secondo dietro Paolo Castelluccio.

Anche lui ambiva al posto di Aurelio Pace, ma in base a una diversa interpretazione della legge di riparto dei seggi per cui dei 3 spettanti al Pdl 2 sarebbero dovuti andare a Matera e uno solo a Potenza. Un’interpretazione smentita dai magistrati di via Rosica. 

l.amato@luedi.it

 

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