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Santarsiero prende le distanze
dai voti pilotati dall'avvocato

Basilicata

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POTENZA - «Non ho mai chiesto voti a Lapenna. Da lui ricordo solo comunicati cattivi e pieni di falsità. Per me è impossibile soltanto immaginare che fosse disposto a pagare 150mila euro per qualche preferenza».

E’ quanto ha dichiarato l’ex sindaco di Potenza Vito Santarsiero,  consigliere regionale neo eletto del Pd, sul presunto «patto» stretto con l’avvocato indagato per millantato credito e voto di scambio prima del ballottaggio delle amministrative del 2009.

A parlarne col pm Francesco Basentini è stato Tonino Guglielmi, grande accusatore di Sergio Lapenna, indagato a sua volta per i consensi “pilotati” alle scorse regionali sull’ex amico candidato nella lista di Realtà Italia.

Guglielmi ha riferito che si era mobilitato per portargli voti già nel 2005, mentre avrebbe “scioperato” nel 2010 perché la ricompensa prevista non era mai arrivata.

In cifre: 100mila per il 2005, quando Lapenna è stato eletto a via Verrastro con Forza Italia, più altri 150mila euro per il ballottaggio Santarsiero-Molinari, in cui avrebbero “spostato” anche i loro voti «di destra» sul sindaco uscente.

Sulle ragioni dell’appoggio al candidato di centrosinistra Guglielmi ha riferito quanto gli avrebbe detto Lapenna a proposito di un «patto» siglato in un incontro «dietro al Motel Park». Ma non ne ha saputo dettagliare i termini. Anzi è arrivato a esprimere anche delle forti perplessità a riguardo insinuando che il vero motivo di quella “svolta” sarebbe stato da cercare nel contrasto tra l’avvocato e due  maggiorenti del centrodestra come Vincenzo Taddei e Guido Viceconte.

«Non conosco né ho mai frequentato Guglielmi». Ha voluto chiarire Santarsiero con un pizzico di malcelata amarezza. «Leggo di queste vicende torbide e piene di falsità che inquinano la nostra comunità e mi chiedo quali siano le vere ragioni alla base di tutto ciò. Quali siano gli obiettivi e chi se ne avvantaggi».

Il caso Lapenna era venuto alla luce a gennaio dopo l’audizione in Procura del vescovo del capoluogo Agostino Superbo. Era stato l’avvocato in persona a fare il suo nome un mese e mezzo prima, tra quelli che gli avevano prestato i soldi per pagare l’«estorsore» Guglielmi.

Molto diversa la lettura dei fatti accreditata dal pm Basentini che dopo aver sentito il 46enne potentino, impiegato dell’appalto pulizie dell’ospedale San Carlo, ha disposto una serie di accertamenti a suo discarico. Così è arrivata la richiesta di archiviazione dall’accusa di estorsione, per quanto soltanto con la formula dubitativa.  

l.amato@luedi.it

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