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Pd, diviso e dissolto ovunque
I veleni di Acerenza: lista ricusata

Basilicata

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FRANTUMATO o, nei peggiori dei casi, dissolto. Per tirare un quadro complessivo sui comuni al voto nella Provincia di Potenza, un Partito democratico semplicemente non pervenuto. Con il simbolo presente in solo sette paesi, in qualche caso assorbito nella più vasta coalizione di centro sinistra, ma molto più spesso diviso, spaccato in liste direttamente concorrenti. O addirittura del tutto assente, “saltato” all’ultimo minuto, come nel caso più eclatante di Viggiano. Se a Potenza i democratici hanno pensato bene di “mettersi in salvo” evitando le primarie, per non andare incontro all’ennesimo, inevitabile, bagno di sangue, le cose, nel resto della provincia, sono andate molto peggio. A conferma, lì dove ce ne fosse ancora bisogno, di un partito che non riesce a fare più sintesi, vittima delle “guerre per bande” che  da troppo tempo ne minacciano stabilità e tenuta. Viggiano, dicevamo, ne è il caso più emblematico. Per l’importanza del comune considerato la “capitale” del petrolio, ma soprattutto per le dinamiche poco dignitose che hanno preceduto tutta la fase elettorale, tanto da far saltare le primarie già in programma, a un solo giorno dal voto. Il caso per eccellenza, ma non l’unico. Le ultime novità arrivano da Acerenza. La lista “Il paese che vorrei”, in cui era candidato il segretario del partito, è stata ricusata. Doveva sfidare  quella del sindaco  uscente, Rossella Quinto, sostenuta da Pittella. Per errori commessi nelle procedure di presentazione che sarebbero  così banali ed evidenti da ingenerare il dubbio di una mossa diabolica. Una manovra ad hoc di un pezzo del partito per mettere i bastoni tra le ruote alla stessa Quinto, che a questa punto dovrà riuscire a portare alle urne almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto, pena il commissariamento. Ovvero, la stessa manovra  tentata a Viggiano. Dove solo l’iniziativa in extremis di alcuni cittadini che si sono ritrovati nella lista “Aria nuova” ha evitato l’arrivo del commissario nel paese più ricco d’Italia.    

In quasi tutti i paesi al voto a maggio proliferano le liste dei democratici. L’uno contro l’altro. Stesso partito, ma “figli” di diversi “padri”. Come a Banzi, dove a tentare di “scippare” la poltrona da sindaco all’uscente Nicola Vertone, vicino al senatore Margiotta, è Vito Simini, sostenuto insieme dagli ex Ds e da Vito De Filippo. O ancora a Brienza, dove Pasquale Scelzo, appoggiato dai Vita, e quindi da Pittella, dovrà fare i conti con il candidato dell’area Folino-Lacorazza, Donato Di Stefano. A Gallicchio è un altro pittelliano, Antonio Salerno, a misurarsi contro l’uscente Pd, Pasquale Sinisgalli. A Grumento Nova, i democratici si disperdono addirittura in tre liste: la “Rivoluzione democratica” di Saverio Caprarella tenta di fermare “Grumento democratica” di Antonio Imperatrice, che deve fare i conti anche con pezzi di partito confluiti su un’altra lista. Pittelliani contro ex diessini anche a Laurenzana. A Maratea il sindaco uscente Pd si ripresenta in una  civica che dovrà fare i conti con la squadra dei renziani notevolmente in ascesa, che potrebbero guadagnare anche le simpatie dei grillini esclusi dalla competizione a causa dell’esclusione della lista. E che però non hanno l’appoggio dei Pittella, convintamnete su Di Trani. A Rapone, Felicetta Lorenzo, sostenuta da Margiotta è sfidata apertamente dall’asse Santarsiero-De Filippo che si ritrova su Angelo Cappiello. Ovvero il candidato del direttore del Crob, Pasquale Amendola. A Pietragalla, Nicola Sabina, appoggiato dal sindaco di Potenza e del consigliere Polese,  sfida l’uomo di Lacorazza, Antonio Nitti. Non c’è alcun dubbio: sarà il regolamento di conti interno a caratterizzare anche questa campagna elettorale.

m.labanca@luedi.it

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