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Pepe (Socialisti uniti) e Petrone alla Ferriera
Delocalizzazione, inquinamento e sicurezza

Basilicata

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POTENZA - «Sono anni che funziona così». Sono anni che la Siderpotenza finisce ciclicamente nel dibattito cittadino. «Quasi sempre in modo strumentale», dice Rocco Pepe. In quella fabbrica è stato lavoratore, poi sindacalista, vittima di un infortunio. Ne ha raccontato spesso la vita dentro, lì tra gli altoforni. Ora che è candidato al consiglio comunale con la lista de I Socialisti Uniti a sostegno di Luigi Petrone ha deciso di raccontare all’esterno com’è. Così, parte dai cancelli dello stabilimento per la sua corsa elettorale.

«Dovevo spiegare perché, tutto qui». Lo ha fatto ieri, in pochi minuti, davanti ai binari che da anni non portano più vagoni nello stabilimento siderurgico. Dall’incidente ferroviario del 2008 - quello del treno schiantato contro gli uffici della fabbrica - il materiale da trasformare arriva su grandi camion. Enormi, fanno la fila lungo la strada che porta sul confine di un’area che di industriale non ha più molto.

Anche di questo si discute nei dibattiti pubblici da campagna elettorale. Che fare? La Siderpotenza sta lì. E l’ambiente? E l’aria? E il lavoro? E la città?

«La prima cosa da fare è chiarire come stanno le cose. L’errore più grande fatto dall’amministrazione comunale è stato l’aver favorito la strumentalizzazione politica. Nessuno è stato chiaro tra le istituzioni e si è andati avanti alimentando una sorta di scontro ideale tra chi stava in azienda e i cittadini al di là del fiume, che magari sono gli stessi lavoratori che lì abitano». Invece, dice Pepe, il linguaggio semplice e trasparente serve a indicare le cose senza paura. «Negli ultimi anni ci sono stati controlli su controlli: dell’aria, delle polveri, fuori e dentro l’azienda. Mi sono trovato spesso a discutere con le associazioni ambientaliste che snocciolavano dati, ma spesso erano oggetto di interpretazioni personali. Non si possono per esempio usare solo i dati dei deposimetri diffusi in città: mica lì finiscono solo i fumi della Sider».

Le proposte pensando a una prossima amministrazione: comunicazioni puntuali, dati sempre pubblici, controlli continui, nuova discussione sul perimetro dell’area industriale, oggi quasi tutta a vocazione commerciale. 

Fa eco Petrone: «L’unica cosa da fare è garantire ai cittadini controlli e, in caso di esito negativo, attivare azioni per tutelare la salute della cittadinanza». Di delocalizzazione troppo facile, spiegano, parlare in campagna elettorale. Operazione complessa, che non tocca solo il Comune, per cui servono servizi, condizioni e risorse. Molte.

Ne sentono discutere sempre anche i lavoratori della fabbrica che resiste in tempi di crisi. Ogni tanto arriva la cassa integrazione «ma stiamo bene rispetto al resto del mercato».

Al comizio elettorale c’erano alcuni colleghi. «Sì, lo so, si parla tanto di questa azienda ora». Michele Campochiaro è un tecnico del montaggio, due bimbe e qualche paura sempre presente rispetto al futuro. «Io non dico che tutto è perfetto, ma noi notiamo più attenzione. Temo la politica faccia molta demagogia».

Domenico Lovallo sta alla manutenzione in acciaieria. Dietro quel cancello ha perso un fratello. Era in servizio quella mattina del 2008, quando Peppino rimase ucciso, travolto dal treno senza controllo piombato all’improvviso sul piazzale. «Non sopporto che si faccia una campagna elettorale sulla Ferriera. Tutti pronti ad attaccare. Ma chi ha fatto in modo che la città crescesse attorno allo stabilimento probabilmente è ancora parte della macchina amministrativa. Qui non c’era nulla quando tutto questo è venuto su». Delocalizzare? «Non credo la proprietà abbia opposto un diniego. Purché non si faccia propaganda e di questa opzione si parli con numeri, dati e condizioni alla mano». Anche quelle dei lavoratori. Nel dibattito sulla Siderpotenza vogliono avere voce anche loro.

s.lorusso@luedi.it

@saralorusso10

 

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