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Parla il medico del S. Carlo
con tre candidati in famiglia

Basilicata

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POTENZA - Romano ma «innamorato di Potenza», medico del San Carlo con l’ambizione di portare «il mio contributo professionale al servizio dell’amministrazione comunale», marito di una potentina e padre di una bimba di tre anni, per la quale vorrebbe lavorare a una città migliore. Si presenta così Antonio Giardina, candidato nella lista “Socialisti e democratici” a sostegno di Petrone sindaco. Approdato a Potenza «per amore», ha deciso di mettere su famiglia «in una città che reputo il luogo ideale per questo tipo di scelta».

Conosciuto da molti in qualità di anestesista e rianimatore dell’ospedale potentino, parla delle motivazioni che lo hanno portato alla scelta di scendere in campo per queste amministrative, ma chiarisce anche la sua posizione sulla notizia pubblicata qualche giorno fa dal Quotidiano della Basilicata, sulla tripla candidatura in famiglia: oltre alla sua, quella della moglie e del suocero, Gabriella ed Eros Greco, entrambi nella lista capeggiata da Di Bello, “Liberiamo la Basilicata”.

Una circostanza che francamente crea un pò di imbarazzo e che fa dubitare della bontà delle sue intenzioni.

E invece le cose non stanno così. La invito a guardare la situazione da un’altra prospettiva. Per mia moglie ho cambiato la mia vita. Ma per noi la differenza di vedute rimane un valore fondamentale. E se le devo essere sincero apprezzo molto la mia compagna per aver fatto una scelta autonoma e indipendente, nonostante la candidatura del marito. Insomma, io non ci trovo proprio niente di male. Per quanto riguarda me, quando stavo a Roma ero un simpatizzante del Pd, ma non ho mai avuto la tessera di partito. Mi ha convinto l’idea di poter portare il mio contributo da professionista alla vita amministrativa locale. Mi dispiace solo che questa vicenda sia stata strumentalizzata per screditare il mio nome.

Perché ha deciso di candidarsi nella lista “Democratici e socialisti”?

Come le dicevo, il centrosinistra è l’area in cui ideologicamente mi ritrovo. Ma è stato il progetto che mi è stato proposto da Mario Polese a convincermi. Ho creduto fin da subito in una lista che raccoglie molti giovani professionisti che non hanno nulla a che fare con la politica, ma che possono mettere a disposizione le proprie competenze per migliorare la proposta politica della coalizione.

Al di là di una sua eventuale elezione, la politica torna sempre utile per consolidare la carriera da medico. Non trova?

So che non è facile crederci, ma non ne ho affatto bisogno. Tutto quello che ho costruito in questi anni, è stato esclusivamente frutto della mia dedizione. E le assicuro che fino a ora è andata abbastanza bene. Penso, anzi, che la cosa potrebbe finire per nuocermi, più che avvantaggiarmi. Ne ho avuto già prova in questa campagna elettorale.

Si spieghi meglio, se n’è già pentito?

Diciamo che l’esperienza è ancora in corso, ma non è stato proprio come me l’aspettavo. Devo dire che fino a ora è stata quasi una tragedia. Da quando ho ufficializzato la mia scelta, ho ricevuto attacchi su quelle che sono le mie due priorità: famiglia e lavoro. “Attenzioni”, che in qualità di aspirante consigliere, mi sono sembrate eccessive.

Mi pare di capire che lei faccia riferimento al clima elettorale interno al San Carlo. E’ così?

Guardi, voglio fare una premessa. Sulla scelta di rimane qui ha inciso anche la realtà lavorativa. Lavoravo a Roma e le assicuro che guadagnavo molto di più. Il San Carlo è un fiore all’occhiello della sanità del Sud. Tutti i lucani dovrebbero esserne più consapevoli. Credo che all’interno dell’azienda, così come sta accadendo altrove, sia in atto un grande cambiamento che io cerco di interpretare. E questo  provoca molte resistenze.

Ha parlato molto del contributo che intende offrire in qualità di professionista. Quali sono le proposte?

Non voglio occuparmi di cose che non rientrano nell’ambito delle mie competenze. Ho molte idee sul come migliorare, a esempio, il rapporto del San Carlo con il territorio e con i cittadini. Ne faccio anche una questione di accessibilità: ha idea, in termini di viabilità, di quanto sia difficile raggiungere il nostro ospedale più importante? Oppure: qualcuno pensa mai, parlando di rilancio, che il centro storico è popolato soprattutto sa settantenni? Sarebbe un bene prevedere l’apertura di un ambulatorio. Le assicuro che le idee sono ancora tante.

Finiamo da dove abbiamo cominciato. Se sua figlia avesse 18 anni, voterebbe per lei o per sua moglie?

Beh.. proprio non so. Sicuramente la lasceremmo libera di scegliere. Non è escluso che sceglierebbe il nonno, a cui è molto legata.

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