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Andreina Romano: giovani e donne?
«È importante, purché lontani dall’apparato»

Basilicata

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ANDREINA Serena Romano è un’economista esperta in strategia aziendale, crescita territoriale e innovazione per le pmi. Ma quello che racconta sempre con il sorriso è il suo ritorno. Perché adesso in queste materie lavora da ricercatrice a Potenza, tornata in Basilicata dopo dieci anni trascorsi fuori. «E ne sono orgogliosa». Europeista convinta e una passione per lo stile che l’ha trasformata in una fashion blogger piuttosto brava nello scoprire curiosità, giovani talenti locali, creativi del territorio. È candidata con la lista Socialisti e Democratici a sostegno di Luigi Petrone.

Come nasce la candidatura?

«Da un percorso fatto di varie tappe. Come spesso dico, nella vita si fanno tante scelte. Ho sempre cercato di dare il massimo, ho percorso strade senza aver paura e ho scelto di agire anche quando significava perdere qualcosa».

Crede servirà a qualcosa il voto di genere?

«Sono convinta che il voto di genere servirà moltissimo. Non solo per portare, finalmente, un numero maggiore di donne in consiglio comunale, ma per dare un contributo vero al bene comune e al destino di questa nostra città. Non basta dipingere di rosa una poltrona per sostenere le questioni di genere, bisogna invece mettersi al servizio dell’intera comunità cittadina e lavorare. Moltissimo. E non serve essere semplicemente donne per dare delle risposte di genere: bisogna essere scollegate dall’apparato, qualsiasi esso sia».

Tre cose della città da cambiare, tre da salvare.

«Da salvare assolutamente la grande voglia di vivere la comunità, la capacità dei potentini di fare gruppo e la creatività innata che abbiamo a causa forse delle scarse possibilità che la città ci offre. Una città deve essere in continuo mutamento. Dovendo scegliere tre cose che vorrei fossero diverse già domani, direi il senso civico che forse poco ci appartiene, l’eccesso di burocrazia e quel modo di pensare ancora troppo vicino al secolo scorso».

Che rapporto ha con la città?

«Qui vivo e qui lavoro. Qui sono tornata dopo l’Università ed in questa città che voglio costruire il mio futuro e quello dei miei affetti. Voglio molto bene a Potenza, per questo ho deciso di candidarmi, solo ed esclusivamente per dare il mio apporto alla scrittura del futuro della nostra comunità».

Lavora nella ricerca economica: si può fare in una città piccola e di provincia come Potenza?

«Alcune azioni sono molto semplici e concrete. Penso ad un fondo comune di crescita e innovazione per le pmi che possa dare maggiore stabilità e supporto alle aziende locali e che possa anche agevolare il contrasto ad attività abusive e tutelare il lavoro. Altro tema è la realizzazione di zone economiche speciali, le ZES, a burocrazia zero e con fiscalità di vantaggio per le startup. Il tutto passa dal miglioramento della spesa dei fondi comunitari: basta sostenere e  iniziative ludiche o sagre, mettiamo la benzina nel motore dell’innovazione».

C’è qualcosa che ha scoperto  in questa campagna elettorale?

«L’amore che i potentini hanno per la loro città, anche se spesso resta silenzioso e nell’ombra. Ci sono molte associazioni che ne rappresentano il vero cuore pulsante. Partire da loro è la priorità della prossima consiliatura».

Un desiderio per sé e uno per la città.

«Vorrei vivere in una città in cui la fiducia sia un valore collettivo. Noi dobbiamo cambiare partendo proprio dalla pubblica amministrazione. Una PA trasparente è una PA di cui ci si può fidare».

Si parla tanto di giovani e opportunità. Come stanno le cose?

«Le classificazioni non mi sono mai piaciute. Credo che le persone debbano essere viste per quello che sono. Troppo spesso ci sono giovani riflesso di poteri grandi o donne che rappresentano un uomo al di sopra. Per quanto possano essere donne o giovani non saranno mai il cambiamento, finché non si allontaneranno dalla proiezione che altri ormai integrati hanno dato di loro. Questo vale in tutti i campi: dalla cultura all’arte, dalla politica alla finanza. Penso che vada dato spazio ai giovani ma non in quanto tali: vanno formati, inseriti nei contesti lavorativi, ma soprattutto vanno lasciati liberi».

Come trasformare Potenza in una città più moderna?

«Facendosi trovare preparati. È necessario aprirsi al mondo, dare spazio a chi arriva da Paesi diversi dal nostro. Farli partecipare attivamente alla vita amministrativa e sociale. Vanno garantiti gli accessi ai servizi comunali e uno sportello di integrazione».

In caso di elezione, una proposta concreta da realizzare nei primi cento giorni?

«Dare a Potenza un profilo ed un’ambizione nettamente europea. Spendere meglio i fondi comunitari, creare quadri di opportunità per tutti e rendere moderna ed efficente la macchina amministrativa. Siamo nel cuore del Mediterraneo, siamo la generazione erasmus, quella compiutamente europea. Se non ora, quando?».

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