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In viaggio tra i candidati di Potenza
«Senza accordi, né clientele»

Basilicata

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SEMPRE in prima fila quando c’è da battagliare per l’ambiente, su partecipazione, cittadinanza e alcuni temi caldi della salute cittadina ha poggiato il dibattito di questa campagna elettorale. Luciana Coletta, candidata come indipendente nella lista Sinistra per Potenza. 

Che rapporto ha con Potenza?

«È una città in cui vivo ormai da moltissimi anni, in cui mi sono formata e con la quale ho un rapporto molto intenso, da sempre caratterizzato dalle battaglie ambientali, dalla Ferriera alla sottostazione elettrica di Gallitello. Ma ho partecipato anche a battaglie civili, tutte dirette ad abbattere il muro del pregiudizio, da noi molto radicato».

Che città è e che città dovrebbe diventare?

«È, appunto, una città molto arroccata nei suoi pregiudizi, nelle sue tendenze del momento. E la politica ha mostrato di essere spesso un tutt’uno con interessi e lobby poco chiare. Le opposizioni, dal canto loro, non sempre hanno mantenuto un profilo netto. Anzi, in alcuni casi c’è stato un consociativismo che ha annacquato il dibattito. È da questi limiti che bisogna partire per cambiare rotta».

Che cosa si aspetta da questa esperienza?

«Voglio dare il mio apporto per far risollevare la città. Non è vero che non ci sono soldi, o che il patto di stabilità frena tutto. Attraverso i fondi strutturali europei, per esempio, si potrebbero candidare progetti specifici nel settore dell’ambiente, del lavoro e del sociale».

Perché la candidatura nella coalizione che ti ha vista all’opposizione su molti temi?

«Provenendo da un’appartenenza alla sinistra popolare non potevo certo accettare altre collocazioni. Ma è anche vero che se diventassi consigliere, non farei compromessi che vadano a scapito dei cittadini, della dignità del lavoro e a vantaggio di poteri e affari di pochi. Sarò una spina nel fianco».

Su settori come quello ambientale che cosa si aspetta dalla prossima amministrazione?

«Un atto di coraggio e di dignità in riferimento alla ristrutturazione dell’intera area industriale di Potenza. Ci sono 100 milioni di euro di fondi strutturali europei a cui poter attingere solo per l’ambiente. Quei soldi si possono utilizzare per bonificare da un lato, e per creare nuovi posti di lavoro dall’altro. Sarebbe un modo di restituire nuova dignità proprio ai lavoratori oggi addetti prevalentemente nel settore siderurgico. Il diritto al lavoro è fondamentale. Ma non può essere lesivo del diritto alla salute, bene supremo e non contrattabile».

Di cosa ha bisogno questa città?

«La città ha bisogno di interventi di “ricucitura” tra il centro storico e le periferie. Basterebbe un ponticello che colleghi Bucaletto al centro. La famosa “barca” del Serpentone, poi, potrebbe essere un contenitore culturale da mettere a disposizione di giovani artisti. È necessario, inoltre, riportare nel centro storico alcuni uffici amministrativi del Comune e un presidio universitario. Rivedere, poi, il piano trasporti mettendo a disposizione dei cittadini dei taxi collettivi al costo del ticket urbano, soprattutto per le fasce deboli: anziani e disabili. È ciò che accade da quasi 20 anni a Napoli».

Il voto alla sua lista sarebbe un voto di protesta o di consapevolezza?

«Nè protesta né consapevolezza. Le categorie della vecchia politica mi risultano obsolete. Votare per me significa individuare un punto di riferimento su battaglie concrete e senza dietrofront».

Se eletta in consiglio, il punto su cui battaglieresti di più?

«Il punto centrale è trovare la quadra per salvaguardare il lavoro e la qualità ambientale di zona industriale e quartieri vicini. Senza tralasciare ovviamente gli annosi temi sociali».

Che cosa significa cittadinanza?

«Cittadinanza significa rivendicare diritti e non favori. Incontrando molte persone, in questi giorni, ho notato che alcuni mi chiedevano il posto per un figlio in cambio del voto. Non è questa compravendita ciò che deve garantire un politico. Ma il rispetto dei diritti di tutti, del merito. Il mio sarà un no secco agli accordi e alle clientele: vero dramma potentino».

Una delle richieste più forti è sulla partecipazione: come si può fare?

«Un’amministrazione degna di essere chiamata tale deve mantenere un rapporto con i cittadini anche dopo le elezioni. Deve promuovere, in spazi pubblici, incontri mensili tematici sulle questioni più sentite. Momenti che precedano le scelte politiche decisive per la comunità. Non si deve fingere di ascoltare e poi ignorare i bisogni reali e concreti delle persone. La città è di chi la vive. Non di chi la amministra».

 

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