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«La Basilicata ce la farà»
Intervista al presidente Marcello Pittella

Basilicata

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POTENZA - L’accoglienza è come sempre affettuosa. Fa parte della persona. L’uomo e il ruolo. Marcello Pittella non è uno che ha un doppio stile. Su un palco o dietro alla sua scrivania l’habitus è lo stesso: camicia bianca, cravatta scura, pantaloni azzurri, scarpe nere. Stile rigoroso, per certi aspetti rassicurante. Una leggera differenza nella pancetta “istituzionale” che ora c’è e durante la corsa elettorale dello scorso autunno era sparita. Non è cambiata la grinta invece. Nemmeno la gestualità. Muove le mani. Stringe spesso i pugni. Non sta mai fermo con le gambe.

Ci incontriamo e parliamo un’oretta. Nell’ufficio presidenziale. Sommerso di carte e delibere. Le due scrivanie in pratica hanno poco della rappresentanza e molto del lavoro amministrativo.

Che giorni sono, presidente?

«Giorni in cui sono carico di responsabilità ma anche forte di una passione che si è rinvigorita proprio dal desiderio che ho di vedere una Basilicata migliore, più forte e cambiata. Una Basilicata con una qualità della vita migliore e una prospettiva che guardi un orizzonte che va ben al di là del 2020. Ovviamente è un Marcello Pittella che si sente stanco del grande lavoro che con tanti sto cercando di fare. E’ un Marcello Pittella a volte preoccupato per le responsabilità che un momento di crisi come questo ci consegna. Ma sono molto motivato. Ho 52 anni ma me ne sento 22. Ovviamente con un bagaglio di esperienza maggiore».

Ha fatto un salto istituzionale e, immagino, anche di mutata fatica.

«Io penso che le criticità  in questo campo, come in altri, le puoi verificare e misurare - in questo caso enormi -  solo se le vivi direttamente. Vivere quotidianamente, 20 ore al giorno, per cercare di dare risposte alle emergenze e allo stesso tempo programmare e cercare di scollinare guardando lontano è faticoso. E’ evidente che è un lavoro improbo in cui la crisi economica, ma anche valoriale, la spinta al micro egoismo, all’individualità peggiora e rende ancora più difficile questo lavoro».

E come si fa?

«Abbiamo bisogno di rafforzare, anche nel rapporto con i cittadini, la giusta informazione, la conoscenza, la persuasione, la partecipazione. Solo così potremmo avere una società lucana desiderosa e in grado di poter partecipare direttamente».

C’è ancora il gladiatore?

«Mi sento un lottatore. Un guerriero che quotidianamente fronteggia i tanti problemi che ci sono. Ma io dico: da una grande crisi può nascere una grande opportunità. Il palazzo è crollato, ora abbiamo bisogno di ricostruirlo con tutta la voglia e la passione ma anche con la razionalità per farlo».

E’ un vantaggio o uno svantaggio chiamarsi Pittella ed essere il presidente della Regione?

«Per molti aspetti è un vantaggio rispetto alle relazioni nazionali e internazionali, per ovvi motivi. Per il resto non vedo nè vantaggi e nè svantaggi. Io sono Marcello non dico per molti ma per quasi tutti. Mi sento una persona semplice che ha una gran voglia di dare un contributo importante a questa regione».

Era più difficile per Gianni Pittella raggiungere i 230 mila voti alle ultime europee oppure per Marcello Pittella vincere le regionali con il 60 per cento dei consensi?

«Oggettivamente devo dire che il risultato di Gianni supera qualsiasi buona aspettativa. Che Gianni avesse lavorato, come normalmente fa, tantissimo e che avesse una sorta di autostrada a 4 corsie su cui correre con una Ferrari a tutta velocità mi era chiaro. Ma 230 mila voti sono una cifra incredibilmente grande. Ricevuti, oltretutto, nel momento in cui c’è un sentimento diffuso di anti - europeismo e in cui la società fa i conti con una crisi economico che crea sfiducia. Io credo quindi sia stato un miracolo».

Ma ci sono stati momenti di difficoltà tra lei e suo fratello nell’ultimo anno?

«Tra me e Gianni mai. Nell’ultimo anno nemmeno. Diciamo che io sono guerriero e lottatore mentre Gianni è un fine tessitore. Sono aspetti caratteriali diversi che spesso animano le nostre discussioni. Non ho mai pensato però, così come mai lo ha pensato lui, di separare le nostre comuni condivisioni di percorso politico. Poi le nostre strade, a volte, si sono dovute fermare perchè andasse avanti quella dell’altro. A volte si è riuscito a tenerle parallele perchè non confliggenti ma conflittualità tra noi mai ce ne sono state e mai ce ne saranno».

Come tra due buoni fratelli...

«Non solo. Come è noto io adoro mio fratello da un punto di vista umano. Allo stesso tempo ho una grandissima stima di Gianni sul piano politico. So che è una cosa reciproca e abbiamo due caratteri che si completano».

Chiusa la pagina personale. La politica e il Pd. E’ una fase difficilissima per il Partito democratico...

«Il Pd esce dalle elezioni rafforzato e con un Renzi che ha accelerato fino all’inverosimile. Ora si tratta di aiutare Matteo non solo a mantenere il consenso con la comunicazione e con l’ascolto ma anche e soprattutto con le cose da fare. Il Pd si deve qualificare oggi per le cose che fa e per le cose che fa bene soprattutto. Per la buona politica».

Il Pd lucano però vive mesi di conflitti. Non si riesce a fare il congresso regionale. Come se ne esce?

«Dell’aspetto più interno al partito io credo non si possa più rinviare la scelta del nuovo segretario e dei nuovi assetti che dovranno guidare il Partito democratico di Basilicata a tutti i livelli. Abbiamo bisogno come il pane di una guida autorevole il più possibilmente condivisa. Che raccolga quindi, a mio giudizio, sulla condivisione il massimo dell’unità. Ci sono temi e programmi che un segretario regionale deve sposare sul versante delle grandi scelte politiche e strategiche per la Basilicata e anche per il Paese coniugandole con il programma che un’amministrazione regionale ha messo in campo. Ci attendono settimane molto intense».

Intanto però ci sono già in campo tre candidature...

«Ci sono tre candidati infatti».

E si riesce a fare sintesi su uno dei tre già in campo?

«Noi dobbiamo lavorare per trovare una convergenza su questi candidati. Cioè sulle tre candidature già espresse. E’ noto in tal senso la posizione renziana su Luca Braia. Non ci siamo sottratti e non ci sottriamo adesso ad azioni che possano vedere Braia come elemento di unificazione ma anche con la disponibità di Braia su eventuali scelte che uniscano il partito e lo rimettano in piedi nella sua azione unitaria. Si tratta di capire già da lunedì prossimo in Direzione regionale come evolverà la discussione».

Sforzo unitario che porti Braia a essere segretario o c’è un’altra strada?

«Luca Braia allo stato attuale è candidato alla segretaria regionale. Braia responsabilmente si offre al partito come segretario regionale unitario. Si tratta di capire e si sta lavorando e si continuerà a farlo già nelle prossime ore se possiamo riuscire a raggiungere questo obiettivo. Come si riesce cioè a tenere un Pd unito intorno alla figura di Braia. Se non si dovesse tenere dovremo capire, tutti responsabilmente, come lavorare a tenere il partito unito su altre posizioni. Braia da parte sua mi sembra sia stato molto responsabile nelle sue posizioni e ha sostanzialmente ha voluto indossare l’abito di chi sostanzialmente vuole unire con la sua persona, ma anche eventualmente condividendo un percorso diverso. Ma si parte da Braia».

E’ immaginabile, rispetto a un equilibrio nel Pd in chiave segreteria regionale, operare un eventuale rimpasto di giunta?

«Non stiamo ai nomi. Ma  in un accordo, in un’intesa politica, che riguardi gli assetti di partito ma anche gli assetti istituzionali una rivisitazione parziale della giunta dico che è possibile. Ci può stare nell’agenda politica. Del resto una giunta tecnica nasce non solo per il profilo alto di chi la compone e per il valore aggiunto nelle relazioni nazionali e internazionali che ognuno di loro porta in Basilicata. Nasce anche perchè la politica allora non è riuscita a fare sintesi. Ma nel momento in cui la politica riproponesse una sintesi virtuosa allora il governatore non potrebbe sottrarsi. Io ritengo però, qualora il quadro politico lo consentisse, che ci sarebbe un’esigenza solo parziale di un rimpasto di giunta».

In tutto questo ci sono state le amministrative. E si è arrivati al ballottaggio a Potenza tra De Luca e Petrone. Ora per lei la scelta è molto semplice su Petrone. Prima però c’era Falotico. Come sono andate le cose e come andranno?

«Come sono andate è già storia. nelle premesse pensavo che al ballottaggi osarebbero andati Petrone e Falotico. E’ inutile adesso dilungarci su quello che poteva essere e sulle dinamiche che hanno determinato il risultato. Io oggi sostengo Petrone al ballottaggio che conosco e che è una gran persona. Petrone è il Pd e il centrosinistra. Quel centrosinistra che lo ha sostenuto al primo turno compreso oggi il presidente della Regione deve mettere in campo iniziative politiche, istituzionali,  amministrative e di programma inclusive che recuperino anche quel centrosinistra che si era diviso sostenendo le posizioni di Falotico. Dopo le elezioni ho chiamato complimentandomi Petrone. Ovviamente faccio votare Petrone e auspico che l’intero centrosinistra oggi faccio lo stesso e venga considerato come valore aggiunto che potrà portare alla vita politica della città di Potenza».

Ma ora Roberto Falotico con questa sconfitta rischia l’isolamento?

«Assolutamente non è isolato. Lo ritengo un pezzo importante del centrosinistra».

Al netto degli auspici. Il Pd lucano davvero ce la farà a superare in tempi brevi quella crisi in cui è caduto dalle primarie vinta da lei a settembre scorso?

«Deve farcela per forza altrimenti esploderebbe in mille pezzi e farebbe l’errore più grande della propria esistenza».

Alcuni dicono “superiamo l’incidente” della vittoria di Marcello Pittella. Per lei si può mettere la parola fine a questa pagina?

«Io penso che quella pagina si sia già chiusa. Lo abbiamo anche dimostrato nelle relazioni istituzionali. E’ anche altrettanto vero che nessuno deve poter parlare di incidente. Io dico che c’è stato un riconoscimento politico di un risultato delle primarie. Del significato politico che quelle primarie hanno avuto. Io parto da quello. A chi ha vinto le primarie spetta il dovere di saper governare la diversità. E quindi di essere inclusivo e non preclusivo. Credo di averlo dimostrato e penso di poterlo dimostrare ancora. Ovviamente senza ignorare che quel percorso c’è stato. Guai a pensare di riportare le lancette a dieci mesi fa. Da parte mia serve la responsabilità di saper governare quel risultato e da parte di altri di capire che c’è un nuovo tempo».

Insomma il tempo per digerire tutto quello che è successo c’è stato.

«Senz’altro. Anche per chi ha la digestione lenta (ride ndr)».

Come è il rapporto in Consiglio regionale tra lei e i consiglieri del Pd e della maggioranza. Non sono mancate frizioni...

«La dialettica è normale e non mi meraviglia. Io ne sono stato portatore nel passato e non mi meraviglia che accada anche ora. Ma il rapporto è molto positivo, responsabile e di grande collaborazione. Da parte loro, sono onesto, c’è un grande sostegno all’azione amministrativa che mette in campo il presidente».

Petrolio. C’è stato l’incontro con il ministro Guidi. A chi teme ci possano essere nuove perforazioni cosa risponde?

«Non ci saranno altre perforazioni. Abbiamo discusso con il ministro Guidi degli accordi già siglati. Tra le altre cose, che forse molti non sanno, aumentare la quantità di barili da estrarre non significa fare nuovi pozzi perchè la nuova tecnologia consente di estrarre di più in termini di quantità senza dover perforare i nostri luoghi. Allora bisogna sottolineare che c’è un aumento della nostra capacità di far tutela della salute e dell’ambiente e lo dimostriamo con la fondazione di ricerca sulla geo-medicina. Lo dimostriamo con la scelta di fare a Villa d’Agri e per il rivello regionale e interregionale medicina ambientale. Lo dimostriamo mettendo in campo la riforma di Arpab e lo facciamo mettendo in campo una nuova visione dell’Osservatorio ambientale. Quindi riusciamo a non fare nessun altro pozzo e diciamo al governo nazionale che la Basilicata deve essere strategica nelle opzioni del Paese in materia di energia.

Per?

«Perchè vogliamo sfruttare questa nostra strategicità dando il nostro contributo, come già facciamo, ma ottenendo in cambio, oltre a tutte le garanzie sulla salute e sull’ambiente, anche ricadute imprenditoriali e occupazionali. Noi abbiamo bisogno di costruire con il governo nazionale, esattamente come stiamo facendo, una accelerazione su azioni, peraltro già intraprese nel passato che hanno subito un rallentamento a partire dal Memorandum che è un Piano di sviluppo regionale e proseguendo in una evoluzione anche del bonus carburante e ancora di più sull’esclusione delle royalties dal patto di stabilità».

Allo stato dell’arte cosa è ottenibile in termini di vantaggi immediati o nel breve periodo?

«Abbiamo un primo tavolo mercoledì al Ministero e tratteremo tutti e tre gli argomenti. Non c’è una cronologia. Ovviamente l’agenda la determineremo in base agli atti di legge che il governo dovrà fare».

Bonus carburante. Ai lucani verrà ricaricata la card?

«Allo stato attuale il governo dispone di quel tesoretto e potrebbe anche ricaricare la card. Noi assumiamo insieme ai sindacati e alle parti datoriali un’altra posizione. Chiediamo al governo di fare un’altra operazione: che una parte significativa della card benzina possa andare all’inclusione sociale, alle povertà e al dissesto idrogeologico. Come era già stato detto nel mio programma. Lo chiediamo con forza perchè riteniamo che l’idea dello sconto e della ricarica della card benzina, per quanto utile all’epoca, non colga i cambiamenti straordinari che l’emergenza sociale ci ha consegnato. Ma ripeto non è il solo tema...».

Si riferisce al Memorandum?

«A me piace chiamarlo Piano di sviluppo per la Basilicata. Credo che una campagna di investimenti infrastrutturali,  seguendo l’intesa generale quadro sottoscritta con il Ministero delle Infrastrutture sulle grandi infrastrutture in Basilicata, significherebbe mettere in moto un meccanismo di economia, di occupazione e anche di interconnessione che  catapulterebbe la Basilicata, nel giro di qualche anno, verso orizzonti di futuro».

Ad ogni modo si tratta solo con il governo. Perchè le compagnie non c’erano all’incontro con il ministro Guidi?

«Ho sempre sostenuto che la Regione istituzionalmente deve ragionare con il governo. Poi insieme si ragiona con le compagnie petrolifere. Non voglio tavoli privilegiati e non voglio tavoli bilaterali. Voglio una triangolazione e al tavolo con me ci sta il governo. Questo è il riconoscimento per la Basilicata. In tal senso è importante che la Guidi venga in Basilicata a dire: “La Basilicata non è sola. E’ strategica sulla materia energetica».

Ma la Basilicata ce la fa?

«La Basilicata deve farcela. Se non ce la fa questa volta rischia di chiudere. La Basilicata però, sono convinto davvero che ce la può fare e ce la farà. Se tutti insieme, ovviamente, lavoreremo nella stessa direzione».

s.santoro@luedi.it

 

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