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Pd, lo scatto di Lacorazza

Basilicata

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«CHI GLIELO spiega a Matteo Renzi che in basilicata si fa un congresso a luglio con candidature bloccate a febbraio». Già, chi glielo spiega? Piero Lacorazza che ieri su twitter ha chiaramente annunciato di volersi candidare alla segreteria lucana del partito democratico? Lo stesso Lacorazza che ha imbastito un sonoro botta e risposta con Salvatore Margiotta proprio sulla possibilità di candidatura? «La credibilità passa anche per dichiarare la eventualità di essere candidato. Si vuol impedire la mia candidatura?» dice il presidente del consiglio regionale. Risponde Margiotta: «La tua candidatura sempre bene accetta. Da quando ti conosco sei sempre candidato a qualcosa. Politico di lungo corso». La cosa Lacorazza non l’ha presa affatto bene: «Ho messo la faccia e il coraggio. Devo dire che le volte che mi hai sostenuto non mi è andata bene». E di nuovo Margiotta: «hai cattiva memoria. Ti ho sostenuto già nel lontano 2007 e ti è andata di lusso. 2007! Un'era fa. Eh, sì, c’è bisogno di rinnovamento. Mi cerco un interlocutore che sia nuovo». E poi il gran finale, quel «noi, come sempre, ci confronteremo in direzione» di Margiotta che chiude il siparietto sull’ennesima schermaglia.
Ma Lacorazza questa segreteria regionale del Pd la vuole sul serio, tant’è che quando gli fanno notare l’incompatibilità con la carica di Presidente del consiglio regionale non ci pensa due volte a dire di essere disposto a lasciare l’incarico super partes in via Verrastro. Lo dice chiaramente in un tweet: «intanto apriamo il congresso. Poi se dovesse esserci candidatura non esiterei a rimuovere imbarazzi e dubbi». Ma ieri pomeriggio Lacorazza aveva davvero voglia di litigare: se l’è presa con Margiotta, ma anche con Renzi e il suo braccio destro Luca Lotti sulla questione congresso in Basilicata: «Facciamo un congresso a luglio con candidature a segretario di febbraio - dice e continua - Caro Matteo Renzi puoi aiutarmi? Vorrei capire da Lotti le ragioni per le quali si oppone ad aprire porte e finestra al Pd di Basilicata». E ancora: «Quando Matteo Renzi chiese di fare primarie Bersani disse ok. In Basilicata facciamo un congresso blindato».
La posizione è chiara: «aprire il partito e il congresso» di candidature blindate ormai ce ne sono abbastanza. Insomma, Lacorazza è in piena rotta di collisione e lascia le sue riflessioni su quanto detto da Renzi all’assemblea nazionale del Pd che vanno in aperta rottura con il metodo Renzi, a partire dall’epurazione di Mineo. Insomma, il presidente del consiglio è più vicino ai senatori autosospesi che al premier in carica.
«Ho partecipato all'assemblea del Pd a Roma - scrive - Ho trovato molto interessante l'intervento di Walter Tocci, senatore che insieme ad altri 13 si é autosospeso dopo la decisione di sostituire Corradino Mineo dalla commissione Affari Costituzionali.
Cosa non mi convince di Renzi e del suo intervento: il 40,8% che ci ha sostenuto vuole il cambiamento. Giusto. Aggiungo: la gran parte del merito di questo risultato è di Matteo Renzi. Questo consenso ci ha detto che la politica e le sue istituzioni devono cambiare; questo 40,8% ha votato Pd perché si è letto il testo della riforma del V proposto dal governo? Assolutamente no. Allora. Tradiamo il 40,8% se ci sarà una legge elettorale senza le liste bloccate? Tradiamo il 40,8% se dimezziamo il numero dei parlamentari a 500? Tradiamo il 40,8%, se pur superando il bicameralismo paritario, i senatori sono eletti direttamente dai cittadini e non nominati dalla segreterie di partito?
Insomma il 40,8% degli italiani ha votato Pd per cambiare. Ma il cambiamento, se lo si vuol realizzare davvero, è frutto di partecipazione e non di strumentali tesi che dividono il partito tra innovatori e conservatori. Poi prevalga la decisione a maggioranza. Anche se consiglierei un po’ di prudenza quando di mezzo c'è la Costituzione.
A meno che il reiterato appello e utilizzo del principio di maggioranza non rappresenti un bastone per spaventare molti parlamentari che non vedrebbero di buon occhio la strategia renziana: o cambia l'equilibrio dei gruppi parlamentari o voto politico per il prossimo anno. Caro Matteo di mezzo c'è l'Italia e se vogliamo cambiarla davvero facciamolo».

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