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Congresso il 20 settembre e il Pd si interroga
su come appoggiare De Luca senza governare

Basilicata

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POTENZA - Non sono dimissioni quelle chieste al segretario cittadino del Pd, Giampiero Iudicello, così come qualcuno pure aveva immaginato, ma di fatto una sorta di “commissariamento”, con l’impegno a istituire un organismo quanto più ampio possibile, delegato a “trattare” con il nuovo sindaco De Luca e stabile regole e modalità del congresso cittadino, fissato per il prossimo 20 settembre. A traghettare verso questa nuova fase sarà per ora l’ufficio politico già esistente.

La direzione cittadina di ieri sera si è chiusa così.  Un momento di analisi collettiva partita dalle ceneri della cocente sconfitta del voto di Potenza e dalla  richiesta unanime di eleggere al più preso il nuovo segretario del Pd di Potenza.  Ma nel partito già alle prese con i tormenti del congresso regionale, ci ha pensato il consigliere Mario Polese a mettere ulteriore carne sul fuoco: per il congresso cittadino - chiede il giovane delfino dei Pittella - ci vogliono primarie aperte o riapertura dei tesseramenti. Per adesso, questione rinviata ad altra sede. Il che, però, dà il senso di come, mai come in questo momento, la nuova classe dirigente del Pd potentino sia diventata questione cruciale, dato il delicatissimo ruolo che giocare nel determinare gli equilibri di governo all’interno di un Consiglio dove il Partito maggioranza è di fatto opposizione. Il primo passaggio è stato consumato già ieri. Con la dichiarata disponibilità del Pd a creare un gruppo unico in aula, con gli eletti della liste Petrone e  Socialisti e democratici. Ma nel frattempo sul tipo di appoggio da dare al primo cittadino,  restano le solite differenze di vedute interne tra i democratici. Con la proposta arrivata dal consigliere Polese per un “patto con De Luca” e alla stessa apertura che sembra di cogliere nelle parole del segretario regionale De Filippo che “in questo momento responsabilmente il Pd dovrà aiutarlo a governare”. Alla minore disponibilità del senatore Margiotta che invece ribatte: «Noi siamo gli sconfitti. De Luca articoli le sue proposte. Noi valuteremo se e per quanto tempo starci. Non facciamo ciambotte. A cinque anni con Fratelli d’Italia non ci sto. Piuttosto prepariamo la riscossa». Non vuol sentire parlare di accordi nemmeno il rieletto ex capogruppo in Consiglio comunale, Giampaolo Carretta.

Per tutto il resto, la direzione cittadina, è stata una lunga seduta di psicanalisi collettiva sulle tante responsabilità che hanno portato alla dolorosa sconfitta nell città più importante della Basilicata. Dalla crisi, e non solo quella del partito, alla mancata gestione politica dei candidati non eletti, passando per i veleni interni del Pd e l’inadeguatezza della classe dirigente: le cause sono nessuna e centomila. «Ma attenti a non buttarci la croce addosso, a non farne il rogo in cui bruciare tutto il passato», dice il segretario regionale nel suo inedito intervento sulla debacle del voto cittadino. «Se vogliamo dirlo, diciamocelo: abbiamo fatto schifo. Che fine hanno fatto i voti del primo turno? E come spiegare quell’anomalo voto disgiunto senza il quale potevamo vincere il primo turno?». Ma per l’ex governatore, che, nella «Basilicata invicta», invita tener presente europee e amministrative negli altri comuni «dove il pd ha vinto ovunque e comunque», i fattori di cui tener conto sono tanti. «La responsabilità a è di chi voleva le primarie, ma anche di chi non le voleva. Di quell’incertezza che i cittadini non hanno potuto non avvertire». E dentro ci mette pure la «crisi profonda  di questi anni» che si mal si concilia con «l’immediatezza delle risposte che la comunità vorrebbe». Insomma, quella di Potenza - sembra voler dire il segretario - una sconfitta che brucia ma che «deve diventare la base per costruire il futuro da fare». Ma più di qualcuno ne ha anche per lui. Lo fa velatamente il senatore Margiotta che parla «di un partito che da un anno e mezzo non esiste». Molto più apertamente Erminio Restaino che ne chiede le dimissioni. L’altro passo indietro, invece, l’ex consigliere lo chiede a Luca Braia, candidato alla segreteria del partito regionale. Per tutto il resto, la direzione cittadina ha continuato a riproporre lo scema delle analisi che fino a ora si sono ascoltate sul post voto: tra chi continua a dire che le primarie avrebbero consentito un esito diverso. E chi, invece, come hanno abbandantemente fatto il segretario Iudicello e l’ex sindaco di Santarsiero hanno difeso la bontà di una scelta, condivisa non solo dalla direzione politica del partito, ma che ha messo insieme tutta la coalizione del centrosinistra. «Colpa invece - hanno tuonato i più - di chi nel partito non ha votato per il candidato Petrone, consentendo e assecondando travasi e rimescolamenti».

m.labanca@luedi.it

 

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