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Gli assessori tecnici?
Sono un modello di governance

Basilicata

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Assessore Berlinguer, i primi 100 giorni della Giunta Pittella sono ormai alle spalle, quale bilancio consegnate alla Basilicata?

Guardi, per quanto concerne i settori di mia competenza, le iniziative intraprese sono davvero tante, sia sul versante infrastrutture che su quello dell’ambiente. A cominciare dalla firma dell’APQ rafforzato, che comporta opere per oltre 400 milioni di euro, all’Intesa generale quadro sulle infrastrutture, ai nuovi treni delle FAL, appena arrivati, ai nuovi 3 treni che Trenitalia si è impegnata a consegnarci entro febbraio 2015, agli inestimenti sul comparto viario, ai problemi di connessione sulle reti elettriche che abbiamo risolto con la collaborazione di TERNA. E poi, i tantissimi provvedimenti sul versante ambientale e del governo del territorio. Dalla Diffida ad ENI, all’AIA e alla Bonifica del sito Fenice, ad Ila Valdadige, con l’inibizione a bruciare petcoke, alle bonifiche a Tito e in Valbasento, con 46 ml di euro mantenuti sul territorio, ai controlli su Siderpotenza.. e via discorrendo.

Ma di riforme vere, strutturali? Se ci sono, non riusciamo a percepirle

Certo, ed anche tante; vanno da quella relativa all’ARPAB, che ha ripreso il suo cammino dopo aver atteso che andasse in porto la riforma nazionale, alla rivisitazione dell’Osservatorio in Val d’Agri, alla riforma dei trasporti, con la relativa Agenzia regionale, a quella sul rischio sismico e la certificazione dei fabbricati, a quella del settore idrico; tutte riforme complesse che abbiamo elaborato in questi mesi e che a breve porteremo nei competenti Organi esecutivi e consiliari.

La rivoluzione di Pittella? Per molti è slogan su cui ironizzare. La macchina regionale risponde ai comandi?

Credo proprio di si, anche se le difficoltà sono tante, sul versante finanziario, dei vincoli del patto di stabilità e della macchina amministrativa che, in certi casi, sconta problemi di organico. Nel mio Dipartimento, ad esempio, il problema è particolarmente sentito. In altri casi ci sono problemi di efficienza e di organizzazione.

Problemi di organico alla Regione? Assessore, non mi dica che non si è accorto che in questa Regione la politica ha pensato più alla lottizzazione, premiando amici e parenti, piuttosto che alla qualità dei funzionari regionali. Un refugium peccatorum, lei non crede?

Non spetta a me giudicare la Politica locale. Certo è che nel momento in cui si chiedono sacrifici a tutti, e molti non riescono a trovare un lavoro, è lecito essere particolarmente esigenti con chi il lavoro ce l’ha. Un po’ di rigore in più non guasterebbe. E verrebbe, credo, apprezzato anche da coloro che lavorano con sacrificio , mentre qualcun altro prende il caffè al bar.

E cosa pensa della scelta Pittella di un Governo tecnico con esponenti addirittura di fuori Regione? Anche il neo sindaco De Luca ha intrapreso un percorso simile con molti tecnici, questa volta lucani. Che ne pensa?

Non voglio intromettermi in valutazioni altrui. Non mi compete e non conosco sufficientemente bene il contesto cittadino. Resto però dell’idea che la scelta del Presidente Pittella sia stata coraggiosa e meritoria.

Ma lei come può dirlo? Non è in conflitto di interessi?

Vede, il tema è proprio questo. Quella di Marcello Pittella è stata una scelta estremamente innovativa, che avrebbe forse meritato una più larga eco a livello nazionale, anche perché sposa in pieno la linea di fondo promossa da Matteo Renzi. Si tratta infatti di un nuovo modello di governance istituzionale che sa coniugare democrazia rappresentativa con professionalità, autonomia e capacità decisionale. Un modello che dovrebbe essere guardato con attenzione, specie dalle tante realtà locali, a basso contenuto demografico, caratterizzate dalla cd “filiera corta”, cioè da stretti legami relazionali, parentali, amicali tra persone, che spesso inibiscono scelte decise e concrete a tutela dell’interesse generale. Il “Modello Pittella” non è di Aldo Berlinguer, o degli altri Assessori tecnici. Non mi affezionerei ai singoli. Ma è, a mio avviso, un modello di governo che andrebbe emulato in tante realtà italiane che, prigioniere di piccole dinamiche locali, non riescono a recuperare efficienza e dinamismo.

Un attimo, scusi: sono parole significative. Lei propone quindi una “sospensione della democrazia” come modello generalizzato per l’Italia?

Ma quale sospensione della democrazia?! Gli assessori tecnici sono dei civil servants al servizio della politica regionale. Rispondiamo al nostro Presidente, che mi consta sia stato eletto due volte, con le primarie e con le elezioni amministrative, e rispondiamo delle nostre scelte al Consiglio regionale, organo elettivo e assolutamente sovrano. Ci mancherebbe altro. Ciò che dico è che è però anche necessario iniettare nel Governo regionale quella dose di professionalità, intesa come competenza tecnica, e di libertà da condizionamenti di “filiera corta”, che altrimenti rischiano di paralizzare il sistema.

Cioè, in altre parole, quei veti e contro-veti che hanno reso impossibile a Pittella formare un esecutivo politico? O quelle frizioni interne al PD che hanno contribuito alla vittoria di De Luca, col paradosso di una Giunta senza maggioranza consiliare?

Res ipsa loquitur, non aggiungo altro.

E lei pensa quindi che il “modello Pittella” possa essere un buon antidoto verso simili fenomeni? E magari, come per magia, contribuire a rivitalizzare gli enti locali del Mezzogiorno?

Il tema è serio, non scherziamo. Vi sono tanti Comuni, in Italia, ove un consigliere comunale viene eletto con meno di dieci voti, un nucleo familiare. Come fa chi governa a perseguire poi l’interesse generale? Guardi, la Riforma del Titolo V è emblematica. Se non riusciremo, da una parte, ad ottimizzare i livelli di governo territoriale e dall’altra a restituire agli enti locali la capacità di perseguire efficacemente il bene comune dovremo arrenderci ad un nuovo, opprimente centralismo dirigista. Allora si che la rappresentanza di interessi, le identità e le specificità saranno penalizzate. Il “modello Pittella” è rivoluzionario proprio per questo e sarebbe sbagliato relegarlo ad “incidente di percorso”.

Ma secondo il suo ragionamento allora, un Assessore tecnico vale l’altro. Potrebbero cambiarvi domani, come qualcuno, lo saprà, non vede l’ora di fare. Non le dispiacerebbe lasciare così presto?

Vede, io non credo che si tratti di una questione di nomi, di singoli. Si tratta piuttosto di voler sposare un nuovo modello di governance istituzionale oppure no. E credo che, specie in una situazione, generalizzata e diffusa di difficoltà finanziaria, questo modello di giunta tecnica vada affermato con forza, non solo in Basilicata. In altre parole, non è Aldo Berlinguer che va difeso e mantenuto in carica ma il modello si, con i criteri di scelta che implica.

Quindi domani il presidente Pittella potrebbe paradossalmente cambiare anche tutti gli assessori tecnici con altri indicati dai Partiti, a patto che abbiano le stesse caratteristiche?

Ripeto, non spetta a me esprimermi su una valutazione che non mi compete. A me sembra che i criteri della competenza e dell’ autonomia/capacità decisionale debbano essere mantenuti. Spetterà poi ai Lucani valutare se l’operato di ciascun Assessore sia stato all’altezza delle aspettative oppure no. E nel caso chiedere la sua sostituzione. Ad ogni buon conto, per avere risultati, specie in certi settori, ci vuole tempo e pazienza. Non basta schioccare le dita, specie dopo lunghi periodi di stallo. E per cambiare conducente occorre fermarsi e ripartire. La Basilicata non mi sembra che abbia bisogno di fermarsi nuovamente, semmai di accelerare per uscire dalla crisi.

 

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