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Il segretario dei Giovani Democratici
«Al Pd ora serve una normalizzazione»

Basilicata

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POTENZA - «Chi fa politica deve scegliere». E spiegarle, poi, quelle scelte. Soprattutto da dirigente, soprattutto in fase congressuale. Certo, «so che sembra non sia immediato spiegare perché un giovane sta con Lungo, almeno all’apparenza. Io invece credo che sia la scelta più giusta, quella che può restituire credibilità al partito». In fondo, al Pd, dice Felice Tauro, segretario dei Giovani democratici, serve normalità.
E perché la normalizzazione si fa con l’ex deputato?
«Innanzittutto per la figura: ha sempre lavorato per il partito, per la comunità, senza umiliare gli avversari, mai per se stesso. Poi perché credo che in questa fase sia l’unico in grado di rimettere in ordine le cose, e ce n’è bisogn.o».
Il gran caos del Pd...
«Lo so, è quello che appare all’esterno, ed è quello che è. Il governo regionale da un lato, il consiglio dall’altro, il partito da un’altra ancora. Abbiamo fatto le primarie per il candidato governatore, ma non per il sindaco di Potenza; ci sono consiglieri Pd che sostengono liste non Pd, mancano temi nell’agenda del partito. E la società? Il punto è che se poi parlo con i ragazzi, mica mi chiedono “che cosa fa il Pd”. Chiedono “che cosa fa la Regione”. È bisogno di concretezza».
Che nel Pd manca.
«Potrei indicare parecchi temi, ne richiamo solo uno: la garanzia giovani. È un’opportunità, e dopo il voto delle europee tanti, davvero tanti ragazzi hanno chiesto come accedere, a che punto è, come partecipare».
La soluzione è nelle primarie?
«Antonio Luongo porta autorevolezza, può portare soluzioni per andare avanti e far riprendere il cammino alla Basilicata. Luongo è la soluzione migliore per riallineare le cose, quella più spendibile anche nel confronto con la società».
Il minore dei mali?
«No, anzi, è una scelta che faccio con convinzione. Ma non dico nulla di nuovo, come ha fatto tra l’altro lo stesso Luongo, nell’affermare che avremmo tutti dovuto spingere di più».
Perché non è stato fatto?
«Dopo le regionali si è creato nel partito un clima rocambolesco. Non siamo riusciti a interpretare la fase. Non abbiamo costruito. E la responsabilità è sia della vecchia classe dirigente, sia di noi giovani. In troppi casi ha prevalso l’ansia di dimostrare a livello personale rispetto al progetto di crescita».
Come interpretare il tema del cambiamento in questa corsa congressuale?
«Capisco che Dino Paradiso sia il candidato che apparentemente propone un’idea di innovazione, ma non ha la forza per rivestire la funzione sintesi che invece può portare a termine Luongo».
I renziani, invece, stanno con Braia...
«È un accostamento che proprio non capisco. Quando mi hanno detto che Domenico Pittella (figlio dell’europarlamentare Gianni, ndr) avrebbe avuto il posto numero 51 nella lista di Braia ho pensato fosse chiacchiericcio. Poi è successo davvero. Ecco, il punto è questo. Renzi ha detto al Paese: “anche se non siete figli di qualcuno di importante, con la bravura, potete farcela”. Braia ci dice che se non sei figlio di qualcuno di importante non farai mai grandi cose».
Non trova che i giovani siano un po’ scomparsi dal dibattito?
«In realtà tutti i candidati hanno cercato un naturale confronto. Ho però sperimentato la delicatezza con cui Luongo si è affacciato, senza mai strumentalizzare tema e gruppo».
Passando ai temi, anche quelli non sono poi così presenti...
«È vero, è un congresso vuoto».
Ha più volte richiamato la distanza tra Pd e cittadinanza. Riesce a pesarla?
«La verità è che ci assegniamo troppa importanza, spesso più di quanta ne abbiamo davvero tra le persone. Ma nel frattempo, a quelle persone, risultiamo incomprensibili. Se a questo partito togliessimo il gossip non resterebbe un gran che».

@saralorusso10

 

 

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