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«Antonio è l’unica garanzia di equilibrio
Braia sarebbe un commissario ad acta»

Basilicata

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POTENZA - Sul congresso del Pd lucano, ci sono le considerazioni dell’ex assessore regionale Erminio Restaino che non le manda a dire.
Lei è il numero cento della lista per Luongo. Non lo fa per essere eletto ovviamente. Perchè si è messo in lista lo stesso?
«Moltissimi nei giorni scorsi mi hanno chiesto come mai fossi candidato al numero 100 della lista che accompagna la candidatura di Antonio Luongo, ho risposto che ero il “capolista” e che quando bisogna correre è meglio spingere piuttosto che tirare. A parte gli scherzi io non ho bisogno di “posti” per parlare, ho scelto di impegnarmi molto perchè sono preoccupato moltissimo per le sorti del Partito democratico di Basilicata. Bisogna spazzare via le nebbie create da populismi e parole vuote: nuovo, cambiamento, rivoluzione. Guardi, non si tratta di riportare indietro l’orologio della storia o di organizzare la “restaurazione”, ma piuttosto di riprendere il cammino interrotto del lavoro per gli interessi della Basilicata. E comunque me lo lasci dire molti dei nuovi protagonisti sono davvero inadeguati».
Ma perchè i lucani dovrebbero votare Luongo?
«Ecco questa è l’altra domanda che gli amici mi hanno posto. Ma proprio tu voti Luongo ? Ebbene sì, al netto di opinioni diametralmente opposte su vicende da me vissute dolorosamente e che ancora oggi mi segnano, io credo che Antonio sia l’unico che oggi possa ricostruire uno spazio di comune responsabilità per l’unico grande partito della Basilicata».
Cosa ha di più e cosa di meno degli altri due candidati?
«Luongo non ha interessi da difendere, come ha più volte dichiarato non ambisce a candidature, è in grado di ricostruire il centrosinistra e, cosa più importante, garantirebbe l’equilibrio, i pesi e i contrappesi necessari in un partito complesso com’è il Partito democratico di Basilicata. Anche qui non si fraintenda, non si tratta di garantire le “filiere” ma l’agibilità democratica all’interno del partito ed evitare il rischio implosione. Luca Braia è un bravissimo ragazzo appassionato e voglioso di fare ma, (adesso lo faccio arrabbiare ancora una volta) più che un segretario sarebbe inevitabilmente un commissario ad acta. Non me ne voglia, ma il contesto dal quale proviene determina esattamente questo. Paradiso non lo conosco per niente. Condivido alcune delle cose che dice, la passione che ha messo in campo. Credo, però non si renda conto compiutamente del ruolo al quale si candida».
Intanto avete perso per strada Lacorazza. Crede sia un bene o un male?
«Non nascondo che moltissimi, me compreso, hanno tirato un sospiro di sollievo per una scelta dettata unicamente dalla smisurata ego che accompagna le decisioni del “ragazzo” che deve imparare a “stare insieme”, a “perdere” e tante altre cose».
Ha messo in conto la sconfitta congressuale? Cosa accade se vince Braia?
«Solo qualche settimana fa Luca Braia mi confidava che “dai suoi numerosissimi contatti sul territorio si sentiva investito della missione di raccogliere la rivoluzione mancata di Pittella e di rilanciarla: adesso tocca a me” diceva. Ecco quello che ci aspetta se Luongo non vince il congresso. Solo parole in assoluta libertà. Povero Pd. E povera Basilicata. Ma non accadrà».
sal.san.

 

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