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Sud, persone, conquiste civili
«Siate come siete»

Basilicata

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Gentile direttore,

mi ha colpito la vicenda del mio coming out, così come è stato definito da Repubblica, lo scorso 9 luglio, nella pagina dedicata alla presentazione del mio quadriennio di conduzione del Teatro di Roma, il secondo per importanza dopo il Piccolo Teatro di Milano (teatro quest’ultimo che abbiamo ospitato, col celebre Arlecchino di Soleri e Strehler, nella stagione al Teatro Duni di Matera, costruita con Francesca Lisbona e dedicata a Milano, nel dicembre 2011, e che attende ancora di essere pagato per colpa dei pasticci di una classe politica e amministrativa maldestra, alle cui promesse e parole sovente non seguono i fatti).

Ha scritto Anna Bandettini: “Nessuno ha capito come rilanciare lo stato culturale della Capitale che continua a languire [...] ma qualcosa intanto si muove. A partire dal primo teatro pubblico, il Teatro di Roma, col nuovo direttore Antonio Calbi il quale non si è limitato a una stagione di onesta inutilità ma ha annunciato ieri un "cantiere" di alte ambizioni davanti a una platea gremitissima dove ha anche fatto coming out ringraziando il compagno Anthony Majanlahti".
Ringrazio Antonella Ciervo per le belle parole e per l’efficacia della sua scrittura, misurata e intelligente, e ringrazio lei per l’onore della prima pagina del 10 luglio, ma voglio aggiungere qualche pensiero e spiegare meglio ciò che è accaduto.

 

Ho voluto tenere la conferenza stampa del mio insediamento alla direzione di questa importante istituzione, dal Quotidiano della Basilicata già commentata, sul palcocenico del Teatro Argentina, un teatro all’italiana costruito in pochi anni, non coi tempi clamorosi di oggi, che coi suoi ordini di palchi e la sua eleganza di fatto è una Piccola Scala, ma solo per capienza. Ho scelto il palcoscenico e non la platea per ribadire che il teatro è un luogo di lavoro e di creazione. É arrivata una folla, circa 600 persone, segno di un’attenzione forte verso quello che dovrebbe essere a mio parere uno dei motori della Rinascita culturale della Capitale, che oggi vive una fase critica.
E’ stata un’esperienza bella e emozionante tenere il mio discorso davanti a così tante persone, attente, con un silenzio nell’ascolto davvero inedito. Forse perché non mi sono limitato a presentare una stagione, come ha annotato la cronista di Repubblica, ma ho illustrato le linee guida di un progetto articolato, che è una scommessa per la Capitale e per la Nazione.
A un certo punto del mio discorso di insediamento ho precisato che “Un teatro vuoto è come una fontana da cui non fluisce più acqua”, ringraziando il mio compagno Anthony Majanlahti per avermi donato una frase tanto bella ed efficace.
Era del tutto dovuto comunicare l’autore della citazione e ringraziare la persona con cui condivido la mia vita da oltre 8 anni. Un ringraziamento legato a una frase è stato trasformato da Repubblica in un coming out, che è qualcosa di diverso: un gesto anche politico, ovvero quando un omosessuale, magari famoso, si dichiara. Io vivo la mia relazione con Anthony da sempre alla luce del sole, perché rispetto i sentimenti e li accolgo qualndo arrivano. Al cuor non si comanda, recita il detto. Ed è stato così anche per me.
Anthony ha scoperto la Basilicata nell’estate del 2006, quando per la prima volta l’ho portato nella mia regione di nascita, dove ho vissuto i mie primi tredici anni di vita (belli e dolorosi come per tanti di noi), e se n’è innamorato tanto da costruire insieme un progetto per San Mauro Forte con l’acquisto di una parte di Palazzo Lauria per farne un centro di cultura e delle arti, uno dei tanti progetti che abbiamo avviato ma che abbiamo dovuto congelare per via di una regione retriva e di una classe politica priva di visione e capacità del fare (non tutti per fortuna sono marchiati da clamorose e colpevoli inadeguatezze).

A San Mauro, ma dovunque andiamo, a partire da Matera, Anthony è amato, per la sua dolcezza, la sua intelligenza, la sua elegante semplicità, la sua simpatia e siamo stati accolti con naturalezza, non siamo stati oggetto di gesti omofobi, perlomeno visibili, e il fatto più bello e che voglio qui riportare è che l’accoglimento della nostra relazione è avvenuto tanto più naturale da parte degli anziani del paese. Quando mi è capita di arrivare a San Mauro senza Anthony, Gesuela o Rosa, per fare solo due esempi, due donne ultraottantenni di gran tempra e che hanno vissuto vite dure, la prima domanda che mi fanno è “dov’è il vostro fidanzato, non è venuto con voi?”. Ecco, questo voglio raccontare ai tanti giovani che in Italia, a Roma come in Basilicata, hanno timore di accettare e vivere la propria sessualità e i propri sentimenti in libertà, un dirittto sacrosanto e imprescindibile. E invece viviamo in un Paese reazionario e provinciale che porta tanti adolscenti a reprimere le proprie identità e persino a fare gesti estremi come togliersi la vita, com’è accaduto troppe volte a Roma, la Capitale della Nazione, in questi ultimi anni.
Il ringraziamento al mio compagno davanti al sindaco di Roma Ignazio Marino e a tante altre autorità mi è venuto spontaneo anche alla luce di quello che è accaduto nelle prime settimane dopo la mia nomina. Al mio arrivo a Roma, infatti, lo scorso maggio, mi ha molto colpito la vicenda del Liceo Giulio Cesare e il grave caso di censura di cui è stato oggetto il romanzo di Melania Mazzucco Sei come sei, edito da Einaudi, che racconta fra il resto un amore fra due adolescenti dello stesso sesso. Ne è derivato una sequenza di vergognose azioni non degne di una Capitale né di una Nazione d’arte e cultura come l’Italia: preside e professori sono stati denunciati da alcune frange di genitori per quel romanzo scritto oggi, consigliato agli allievi insieme alle letture più canoniche, uno per tutti I Promessi sposi di Manzoni, e subiranno un processo. Un fatto che non può non lasciarci attoniti.
A colpirmi, inoltre, sono stati gli striscioni che alcuni giovani omofobi (neofascisti?) hanno srotolato davanti al liceo: recitavano “Siamo maschi selvatici, non checche isteriche” e “Emergenza omofollia”. Ho cinquant’anni e non ho mai visto in vita mia nulla di simile, forse perché ho vissuto la gran parte della mia esistenza nella più civile Milano.
Ho conosciuto Anthony a Roma, quando dirigevo il Teatro Eliseo; Anthony è nato a Montrèal da papà finlandese e mamma inglese, ed è cresciuto a Toronto, ed è discendente del danese Hans Christian Andersen, è storico e studioso proprio di questa straordinaria città a cui sta dedicando studi, libri, pubblicazioni, insegnamento. Per lui, cresciuto e figlio di un paese come il Canada, assai diverso dall’Italia e all’avanguardia in tema di diritti e di civiltà, il caso del Liceo Giulio Cesare è stato uno choc.
Ho subito chiamato la scrittrice e con l’assessore alla cultura di allora, Flavia Barca, e la consigliera Imma Battaglia, impegnata nella difesa dei dirittti delle donne e degli uomini di orientamento diverso, abbiamo messo in cantiere una maratona di lettura del romanzo incriminato da tenersi sul palcoscenico del Teatro Argentina, nella quale si sarebbero avvicendate persone diverse, mescolate agli adolescenti della città, per ribadire con forza la libertà di espressione e la libertà a una formazione plurale e dialettica.
Ma eravamo alla fine dell’anno scolastico e così abbiamo deciso di costruire un progetto più ambizioso e ancora più necessario da tenersi la prossima stagione: Teatro dei Diritti sarà un ciclo di incontri al mattino, al Teatro Argentina, dedicato in particolare agli adolescenti, ai futuri cittadini, di una Città Capitale che a volte sembra aver smarrito il senso civico, aver rinunciato a quei valori di rispetto, tolleranza, solidarietà, riconoscimento della ricchezza della pluralità dei modi di amare e di essere. Saranno appuntamenti lungo tutto l’anno nel corso dei quali saranno affrontati temi diversi legati alle nuove forme di cittadinanza e ai diritti, da cui la comunità degli uomini non può prescindere.
Non sono un uomo digitale, non sono presente su internet in nessun modo, ho solo una mail. Anthony invece no, vive anche in rete oltre che sui libri antichi e sulla sua pagina Facebook ha scritto: “Sono contentissimo di fare il "coming out" sulle pagine nazionali della cultura di Repubblica: Antonio mi ha citato chiaramente come il suo compagno, davanti al Sindaco di Roma e alle altre autorità presenti. Anche se l'ha fatto con garbo e senza enfasi, non poteva essere che una presa di posizione politica in questo Paese omofobo e del "zitto-zitto". Un atto di coraggio tra i tanti che Antonio ha fatto lungo la sua carriera: l’ha fatto così, naturalmente, sul palcoscenico del Teatro Argentina. Mi ha guardato e mi ha sorriso, e per un attimo, in quella folla, era come non ci fossero altri, ma solo io e lui. Del mio fidanzato sono orgogliosissimo, soprattutto per la sua passione e il suo alto senso di responsibilità pubblica. Ma anche perché mi ha riconosciuto pubblicamente come suo partner, come fosse una cosa normale. E dovrebbe essere normale, anche in Italia”.

La vita è troppo bella e breve per essere violata dall’incapacità degli uomini e delle donne di saperla attraversare con saggezza, rispetto di sé e dell’altro, con visioni e senso del fare. Confido che anche nella nostra regione ci sia uno scatto di orgoglio e di dignità che la porti a essere una terra più ricca di valori forti e contemporanei al nostro tempo per poter costruire davvero un futuro diverso. E mi rivolgo soprattuto ai giovani: abbiate coraggio e determinazione, sognate e date forma ai vostri desideri. Ho creduto con forza nella Candidatura di Matera 2019 anche per queste ragioni, una Candidatura che avrebbe dovuto e potuto innescare subito, a ritmi serrati, un progetto virtuoso di crescita, anche civile, e che invece si è impantanata nelle solite dinamiche, inadeguatezze, lentezze. Ma questa Terra ha ancora tutti gli elementi per sbocciare a nuova vita. Coraggio, dunque. Un nuovo mondo è da costruire.

 

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