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Lotti blinda Braia con il sì di Margiotta
Ma salta l'asse con Dino Paradiso

Basilicata

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POTENZA - Lavori in corso nel Pd ma il rinvio della decisione sul nuovo segretario lucano prende sempre più corpo. Nulla di ufficiale, sia chiaro, ma con il passare dei giorni l’ipotesi che la patata bollente venga messa in ghiacciaia fino a dopo l’estate diventa una possibilità non più così remota.
Perchè al netto di tutte le posizioni in campo a livello locale è ormai più che chiaro che non è solo un congresso regionale. Non è in gioco solo la leadership della guida regionale del Partito democratico di Basilicata. In ballo come è chiaro già da mesi (ma ora è diventato evidente) c’è molto di più. E si scopre man mano che si va avanti che la partita addirittura ha dei risvolti nazionali molto più alti.
Roma sponda Renzi non vogliono nemmeno prendere in esame la possibilità che il prossimo segretario regionale non abbia il nome di Luca e il cognome di Braia. Luca Lotti ha tuonato su questo punto. Chiamando a raccolta tutti i renziani, della prima, della seconda e pure della terza se ce ne fossero. Ma non per quello che possa rappresentare in definitiva la Basilicata. Con tutto il rispetto.
Non è che Renzi non dorma la notte temendo che il prossimo segretario del Pd Basilicata possa anche non essere uno dei suoi. Ma c’è qualcosa che finora non era trapelato.
Renzi inizia a “soffrire” i tentennamenti sulle riforme (a partire da quella dell’abolizione del Senato) del capogruppo del Partito democratico alla Camera dei deputati . Pare che ci sia gelo tra il lucano Roberto Speranza e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi che pure all’inizio del suo governo lo aveva confermato nel ruolo.
Ma le riforme istituzionali nazionali, su cui tanto si gioca in prospettiva futura il premier, stanno subendo qualche frenata di troppo in Parlamento. E il braccio destro dell’ex sindaco di Firenze, Luca Lotti, pare sia passato al contrattacco individuando in Speranza un avversario vero e proprio . E il fatto che in Basilicata, Speranza sia uno degli sponsor d’eccezione dell’aspirante degretario regionale Antonio Luongo ovviamente non è visto di buon occhio.
Non ora.
Insomma a Roma, la possibile vittoria congressuale dell’area Speranza, viene letta quasi come un’onta da evitare assolutamente. Ma come?
Braia non ha la garanzia dei numeri. I suoi 43 delegati nella riunione dell’assemblea elettiva del Pd lucano - in calendario lunedì prossimo alle 16 all’Hotel Vittoria - non offrono alcuna garanzia. Servono 51 voti a favore di Braia. Al momento non ci sono. Poi può accadere di tutto. Si è parlato, nei giorni scorsi, anche di un possibile sostegno dei delegati eletti da Dino Paradiso (vicini al presidente del consiglio regionale Piero Lacorazza) in nome del rinnovamento generazione a Braia. Ma rimane un possibilità sullo sfondo. Nulla di concreto insomma. Nulla che possa già dare la certezza.
Con “l’incognita” rappresentata - per restare nell’area renziana - da Salvatore Margiotta che nell’assemblea può contare su una decina abbondante di delegati che un asse Braia - Lacorazza proprio non lo vede di buon occhio (per usare un eufemismo). Su questo si è mosso Lotti che avrebbe chiesto allo stesso Margiotta scelte chiare e di sostegno a Luca Braia senza nessun tatticismo. Ma se l’intervento di Lotti con Margiotta pare aver blindato il suo pupillo nel campo renziano rischia di far saltare le prove di asse con Lacorazza.
Perchè è evidente che Paradiso potrebbe convergere su Braia solo se nascesse un asse a livello locale tra il presidente della giunta regionale, Marcello Pittella, e quello del consiglio, Lacorazza. Non per dinamiche nazionali. Tanto più che Lacorazza ieri annusando evidente l’aria su Twitter ha scritto: «Ma Lotti è quello a cui mi sono rivolto per #openpdbas? Ci saremmo trovati a questo punto con PDBas?». Tradotto in linguaggio non da 140 caratteri, Lacorazza attribuisce la responsabilità di non aver riaperto il congresso regionale proprio a Luca Lotti.
Detto in soldoni: se quella degli endorsement a Braia diventa una sfida “renziani contro tutti” è più probabile che Lacorazza si sposti su Antonio Luongo che il contrario. Tanto più che al netto dei nuovi scenari non è immaginabile che Lacorazza si faccia alleato di chi in maniera diretta o indiretta punta dritto contro Speranza.
Questo il quadro. Ed è evidente che tutto è diventato più complicato. Una soluzione in meno di una settimana a questo punto è complicata. Il fronte dei “responsabili” inizia ad ingrossarsi. Al momento la soluzione per evitare guai maggiori sarebbe una sola: assemblea di lunedì solo interlocutoria e spostamento a dopo l’estate. Magari non piace a tutti ma forse è l’unica soluzione.
Con buona pace di Luca Lotti che ieri su Twitter ha smentito di aver mai asserito “O Braia o morte”. Ma detto o non detto è evidente che sul tavolo il braccio destro di Renzi abbia uno schema ben preciso che vede non solo la Basilicata diventare renziana in termini di segreteria ma addirittura fassiniana. Ma non è poi così automatico. Insomma dire caos è poco. In questo quadro tutto è possibile. Compreso colpi di coda dell’ultimo secondo. Ma il tempo stringe. E settembre non è poi così lontano.

 

 

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