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Luongo segretario e Braia presidente
Manca solo l'ufficialità

Basilicata

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POTENZA - Su di lui si è sentito di tutto. Il repertorio si è arricchito lunedì sera quando è stato definito “un medico di esperienza”. Unico in grado di “guarire” il malato Pd.

E in quanto ad esperienza è indubbio che Luongo sia mille miglia avanti sia a Braia e sia a Paradiso. Ma non sarà facile comunque. Non sarà facile per lui, quando con tutta probabilità martedì prossimo si troverà segretario regionale del Partito democratico di Basilicata (21 anni dopo la sua prima esperienza da segretario regionale del Pds).

Perchè al netto delle considerazioni e della tifoseria il Pd lucano è un partito in crisi. Ovviamente c’è qualcosa da salvare. Innanzitutto il fatto che alla fine di una partita in cui era più semplice rompere che stare insieme il partito sostanzialmente sta ancora insieme.

E in questo il merito è senz’altro di Antonio Luongo ma anche di Marcello Pittella che hanno resistito alle “provocazioni” e alla voglia di mostrare i muscoli.

Ma c’è da svolgere un’altra riunione dell’assemblea che è stata fissata per martedì prossimo. I ribaltoni sono all’ordine del giorno nel Pd ma sembra realisticamente difficile che lo schema con cui ci si è salutati lunedì sera al Vittoria possano essere messi in discussione. La scenaggiatura pare già scritta: Luongo, martedì prossimo, eletto segretario regionale con una votazione se non unitaria molto più larga di quella che avrebbe ottenuto lunedì. Perchè l’ex parlamentare diessino sarebbe diventato segretario regionale già lunedì se avesse spinto fino in fondo. Ma avrebbe ottenuto 56 - 57 voti su 100. A occhio e croce. Cioè lo avrebbero votato i suoi 41 delegati più quelli di Dino Paradiso (16 ma senza Albano che durante la riunione ha subito un infarto).

Ma in un contesto “surreale” con quasi metà partito che lasciava la sala e con le polemiche che avrebbero avuto attenzione anche dai media nazionali.

Un risultato su cui Renzi e Lotti avrebbero potuto scaricare molta bile perchè in fondo Braia 1200 voti in più alle primarie di sabato 12 luglio comunque li aveva presa. Sarebbe stato facile da Roma tuonare contro “la vecchia guardia” che faceva prigioniera il nuovo corso. Ma ha prevalso il buon senso.

Utile per lo stesso Luongo ma soprattutto per Marcello Pittella che così non si trova uomo solo al comando attorniato solo dai suoi. Era già noto del resto che Polese, Robortella e Giuzio (senza contare qualche sorpresa più o meno annunciata) avrebbero lasciato il gruppo del Pd alla Regione se si fosse consumato lo strappo.

Insomma, allo stato dell’arte, si può provare ad aprire una nuova fase. Ma non sarà una passeggiata. Lo sanno tutti. Ad ogni modo ieri si è svolto il Consiglio regionale e nei corridoi del Palazzo il “giochino” era capire chi aveva realmente perso e chi realmente vinto.

Lacorazza? Si è ricucito un ruolo importante in un congresso che non lo vedeva direttamente candidato. Martedì però se tutti votassero Luongo perderebbe un pò del peso specifico: 16 su 57 sono una cosa, 16 su 100 un’altra. Tanto più che sponda Braia qualcuno lo indica come lo stratega del ribaltone del risultato delle primarie mentre gli ex diessini che ha lasciato per strada lo guardano con sospetto.

Pittella? Se Luongo farà il Luongo avrà probabilmente vita più facile di quella avuta finora. Dovrà però tranquillizzare la voglia di rivincita di Braia e Antezza.

Folino? Forse ha perso. Forse. Quella sua litigata con Pittella lo ha esposto fin troppo. Lui con il presidente della Regione ci ha litigato mentre Luongo ci vuole  governare.

Speranza? Ha dimostrato di essere il capo dell’area Luongo. Ha vinto con un approccio moderato a partire dai toni di pace utilizzati al Cecilia.

De Filippo? Come Folino. Era per la guerra e contro il rinvio. Alla fine ha subito più che guidato.

Paradiso? Bravo è bravo. Una piacevole sorpresa e un fine stratega. Magari anche un pò inconsapevole.

s.santoro@luedi.it

 

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